11252017Sat
Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Il ritmo dell’apprendimento

L’articolo di Francesco Zurlo pone degli interrogativi, che sono l’essenza delle domande che si deve porre chi si approccia ad un obbiettivo così ambizioso come quello di intervenire nei processi di apprendimento attraverso la leva dello spazio. In particolare è interessante lo spunto a cercare un equilibrio tra gli stimoli che la progettazione deve introdurre e il rischio di cadere nel fake (quello che Zurlo definisce un ambiente tipo reality show).

La mia convinzione è che sia una questione non solo di misura ma anche di ritmo.

Farsi spazio dell’apprendimento

Leggo Deleuze, ‘Che cos’è l’atto di creazione’ (1998): “Bisogna stare attenti ai temi che nascono, che si svilupperanno tra quaranta o cinquant’anni e che ci dicono che la cosa formidabile sarà fare al tempo stesso la scuola e la professione. Sarà interessante capire quali saranno l’identità della scuola e della professione con la formazione permanente che è il nostro futuro e che non comporterà più necessariamente il raggruppamento di alunni in uno spazio chiuso. Il controllo non è una disciplina. Le società di controllo non passeranno più per gli spazi di reclusione. Neanche per la scuola.”

Spazio ed esperienza in pedagogia

Ha scritto Michel Foucault dello spazio, che è ciò che oggi va pensato. La tradizione aveva posto attenzione al tempo, essere contemporanei significa invece considerare lo spazio. Cartografare l’esperienza.