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Last updateThu, 21 Sep 2017 2pm

This must be the place: strategie di appropriazione dello spazio e pratiche di costruzione dei luoghi durante un percorso formativo residenziale.

Lo spazio è un elemento di primaria importanza in un intervento formativo, lo è innanzitutto nelle sue accezioni materiali (estensione, localizzazione degli oggetti, accessibilità) che consento o meno la creazione di un setting idoneo, ma anche per le condizioni che favoriscono o meno la costruzione e il consolidamento delle reti sociali all’interno del gruppo. Scritta così può apparire un’affermazione quasi ovvia, molto meno ovvio è porre l’accento su un’operazione spaziale specifica: ovvero la creazione di un luogo. I geografi definiscono il luogo come l’ambito nel quale un gruppo mette in atto meccanismi di appropriazione e di significazione dello spazio. In altre parole un’estensione spaziale qualunque diventa un luogo solo quando qualcuno la fa propria, le attribuisce un senso, la simbolizza, la “costruisce” come l’ambito della socialità, dell’azione e degli affetti. Quando un gruppo la riconosce come “propria” e vi si riconosce in quanto parte costitutiva e non solo accessoria o “di passaggio”.

Un ambiente di lavoro bello capace di lasciare spazi all’attore organizzativo

I viandanti organizzativi, coloro che abitano e attraversano le organizzazioni, non come i pellegrini che hanno una sola meta fissa e non sono interessati come tali al processo del viaggio, sono capaci di attenzione e ascolto.

Da Bartleby a "Enjoy!"

I - Come cambia lo spazio oggi, rispetto al Moderno? Quali spazi, se li consideriamo in relazione all’apprendimento? Quale degli spazi tradizionali – lavoro, scuola, consumo, residenza – risulta più rilevante da questo punto di vista? Certo non lo spazio o il luogo delegato, istituzionale (la scuola nelle sue varie configurazioni) ma quelli nei quali possiamo avere forme di apprendimento “indiretto”.