12162017Sat
Last updateWed, 13 Dec 2017 10am

Il Lean Thinking come esternalizzazione selettiva dei processi di formazione e valore

Il lean thinking presuppone la definizione di che cosa sia valore (cioè di che cosa effettivamente sia volto a soddisfare il cliente e che cosa invece non lo sia) e del cosiddetto flusso di valore o value stream (cioè le attività il cui costo può essere trasferito al cliente e quelle invece “a carico” dell’impresa). In questa prospettiva, il lean thinking ha due impatti diretti sulle scelte di make or buy: i) dato che attraverso il cosiddetto lean accounting i costi delle attività non sono gestiti attraverso costi standard ma quantificati effettivamente e puntualmente attraverso procedure di value stream costing, le decisioni di make/buy sono decisioni pienamente consapevoli e basate sull’effettiva ratio tra consumo di risorse/valore per il cliente; ii) dato che la revisione della value stream non può prescindere dalle attività che l’azienda ha esternalizzato, essa richiede lo sviluppo di relazioni di collaborazione e partnership con i fornitori volte a costituire una catena di fornitura a sua volta lean, cioè concentrata sul valore e senza sprechi.

Lean Thinking e formazione: generare valore ed eliminare gli sprechi è fondamentale, ma è più difficile

Non c’è dubbio che negli ultimi anni a partire dal 2007-2008 siano calati in Italia gli investimenti delle imprese nella formazione continua dei propri dipendenti. Il calo ha avuto dimensioni differenti a seconda dei settori di business e in alcuni anni ha toccato  percentuali più elevate che in altri (il 2008 e il 2009 risultano essere, nel periodo indicato, gli anni peggiori). Le aziende più grandi sono quelle che investono di più e naturalmente,  pur essendo chiaro e documentato il fenomeno, non mancano le eccezioni: aziende che in questi anni hanno continuato ad investire (anche più che nel passato) in coerenza con la loro fase di sviluppo e con il loro andamento o in relazione a specifiche esigenze di supporto a grandi progetti di cambiamento organizzativo e culturale. Per tutti però e senza eccezioni vale l’attenzione ai costi della formazione che si traduce in alcune pratiche ormai comuni alle aziende: selettività dei target, riduzione della durata dei corsi, limitazione della residenzialità,  ricorso diffuso a gare governate dalla funzione acquisti, etc. Questo orientamento spinto e diffuso all’efficienza e alla riduzione dei costi ha qualcosa in comune con un approccio “lean” alla formazione?  E’ la traduzione in pratica o la diffusione spontanea dei principi del “lean thinking”? Io ritengo proprio di no.

Di quale formazione abbiamo bisogno? Lean!! Ma non solo…

Nel suo intervento sul “Lean thinking in formazione”, Enrico Viceconte propone diverse osservazioni che mi paiono molto giuste e indubbiamente assai suggestive.

Di certo, la sua tesi principale, cioè che “la “formazione snella”, senza essere diventata una moda è entrata di fatto e senza proclami nelle pratiche organizzative” trova ampio riscontro nei percorsi formativi che sono stati attivati nelle aziende negli ultimi anni.  A me sembra certo (pur non avendo in mano statistiche o numeri precisi) che negli ultimi anni la formazione aziendale si sia maggiormente focalizzata sul valore per il cliente ed abbia cercato di accorciare i tempi evitando lungaggini per focalizzarsi invece sugli obiettivi di innovazione rapida attesi dal committente. Inoltre nella pratica formativa sono stati abbastanza ridotti i molti sprechi che caratterizzavano i percorsi tradizionali. E sono questi proprio i punti con cui Viceconte definisce la formazione “lean”: velocità di risposta e riduzione degli sprechi.