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Last updateWed, 13 Dec 2017 10am

La sharing economy [seconda parte]

Questo post è un invito alla lettura del libro di Vincenzo Comito “La sharing economy. Dai rischi incombenti alle opportunità possibili”, EDIESSE, 2016. Trovate qui la prima parte. 

- Io, con gli scarponi sul terreno, ci metto il mio tempo il mio sudore, i miei soldi, i miei rischi, nel mio fottuto territorio che tu non sai neanche dove è.  Tu ci metti la piattaforma che hai su quella fottuta Nuvola, che io non so neanche dove è. Io sono anonimo e sostituibile; tu hai un nome famoso, un brand, e sei insostituibile. Io e te non ci conosciamo e non ci amiamo. Io sono un essere umano e tu un algoritmo. Ecco lo scambio che mi proponi. Non ci vedo nulla di shared. Io pago le tasse qui. Come persona fisica, intendo, proporzionali a quello che guadagno. Qualcuno tassa il tuo reddito, algoritmo? Tu che non sei una persona fisica. - Disse l’umano con rabbia.

- Mi dispiace che la pensi così. Noi siamo amici. Se non ti sta bene, puoi cliccare in basso a destra per recedere. Buona fortuna. – Disse la Piattaforma con voce metallica

(dialogo immaginario tra un Nano-Francisee e un Giga Franchisor)

Nano-franchisee e Giga-francisor

Alcuni autori, come il citato Sundararajan, sottolineano la caratteristica della sharing economy di essere basata su reti piuttosto che su gerarchie (pag.27) e sul fatto che capitale e lavoro sono forniti da una “decentralized crowd”. Se siamo d’accordo sul secondo aspetto (la folla anonima di fornitori di lavoro), stentiamo invece a vedere il modello organizzativo di Uber o di Airbnb come un network invece di una gerarchia. Ci sembra solo una gerarchia molto piatta, perché tra un nodo e l’altro del presunto network non esiste interazione, insomma per due autisti o due affittacamere non è prevista alcuna possibilità di coordinamento, di collaborazione, di controllo o di supporto reciproco. Esiste invece un elevato grado di standardizzazione e centralizzazione dei modi di controllo top-down, abilitato da algoritmi.

La sharing economy [prima parte]

Questo post è un invito alla lettura del libro di Vincenzo Comito “La sharing economy. Dai rischi incombenti alle opportunità possibili”, EDIESSE, 2016.

Lo sciopero dei tassisti e la Commissione europea

Gli scioperi e le manifestazioni di protesta dei tassisti hanno portato alla luce la notizia recente che la Commissione europea ha proposto nuove regole per non ostacolare (ma diciamo anche favorire) la uberizzazione di alcuni business “uberizzabili”, evidentemente ritenuti benefici per le economie dei paesi membri e per i consumatori europei. Non si parla esplicitamente di Uber, Airbnb o altri marchi che si stanno diffondendo in Europa ma in realtà si sta parlando proprio di quelli. In grado di sviluppare già oggi una trentina di miliardi di fatturato, entrando in settori in cui gli “incumbent”, taxi e hotel, sono in odore di corporativismo e oligopolio.

La Commissione europea ha presentato la comunicazione con l'obiettivo di regolamentare questo fiorire di nuove attività economiche a oggi non chiaramente disciplinate. Laratio della comunicazione è che "le piattaforme non dovrebbero essere obbligate a chiedere autorizzazioni o licenze quando si limitano ad essere intermediari fra consumatori e chi offre il servizio".

Mindset

Questo articolo è un invito alla lettura del libro di Carol Dweck “Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo”, Franco Angeli 2013.

“A una cultura è necessario l’adattamento e il cambiamento, e un’organizzazione ha bisogno di avere una cultura dell’apprendimento. É un’intuizione che ho avuto osservando cosa accade nelle scuole. Ho letto un libro chiamato “Mindset”. Nel libro c’è un concetto molto semplice di cui parla Carol Dweck: se prendete due tipi di persone, quelli che sono know-it-all e quelli che sono learn-it-all, i secondi supereranno sempre, sulla lunga distanza, coloro che sanno tutto, anche se partono con meno capacità innate. Questo è vero per i ragazzi delle scuole. È vero anche per i CEO nel loro lavoro. È vero anche per ogni dipendente della Microsoft. Io dovrei essere capace di uscire da qui stasera e giudicare quando sono stato troppo closed-minded o quando non ho mostrato il giusto tipo di attitudine alla crescita. Se riuscissi a farlo, allora potrei dire che siamo sulla giusta via verso la cultura che aspiriamo ad avere” (Satya Nadella, CEO Microsoft, intervistato da Dina Bass di Bloomberg.com il 4 agosto 2016).

L’ invito alla lettura di oggi è per mostrare come, nella comunità del management, un libro con un semplice e potente concetto ben costruito in un’università top-ranking, scoperto dal capo di una grandissima impresa, possa cambiare una cultura aziendale e, almeno per un po’, il corso delle idee manageriali in giro per il mondo.

Grazie anche all’eco sulle più autorevoli riviste di management e alla capacità dei TED Talk di diffondere le idee ispirando le persone che li guardano. La cultura aziendale è quella di Microsoft, il manager ispirato è Satya Nadella, CEO di Microsoft dal 2014 e il libro ispiratore è Mindset di Carol Dweck, docente di psicologia a Stanford, saggista, autrice su Harvard Business Review e seguitissima TED talker.