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L’economia dell’identità: un modello utile. Ma quale identità?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il concetto di “identità”, da secoli fecondo di profonde implicazioni filosofiche, psicologiche, antropologiche e sociologiche,  ha fatto capolino nei modelli stilizzati dell’economia solo nel 2010, grazie al premio Nobel George Akerlof, folgorato da un’obiezione di Rachel Kranton, docente di economia alla Duke University.

Economia dell’identità, uscito nel 2012 in Italia nella collana “Anticorpi” della Laterza, scritto assieme alla Kranton, fa notare che la classica “funzione di utilità” non è in grado di spiegare il fatto che l’individuo possa scegliere non solo sulla base di incentivi monetari ma anche in base alla propria identità sociale: quello che si è o si vuole essere, per sé o per gli altri.

Differenziate o vi trasformerete in commodity!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Veder trasformata la propria offerta in una commodity è lo spettro che perseguita il marketing manager innovatore. Una commodity è un prodotto che, non presentando alcun buon motivo per essere preferito a quello che offre la concorrenza, viene acquistato solo in base al prezzo. Commodity si diventa, non si nasce: ogni nuova soluzione ad un problema, reificata in un nuovo prodotto o servizio, nasce con caratteristiche distintive che poi verranno emulate da altri. Oggi tutto questo avviene con una velocità crescente, vanificando in breve tempo gli investimenti fatti dall’innovatore.