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Last updateTue, 10 Jul 2018 11am

Attenzione a Goleman!

Possiamo credere a Daniel Goleman quando ci parla di attenzione. Lo psicologo americano, divulgatore molto efficace, ha dimostrato infatti di saper abilmente utilizzare tecniche di focalizzazione dell’attenzione per fare di un concetto non nuovissimo (l’”intelligenza emotiva”) un’idea diffusa e persistente e un business di successo. Oggi, dopo una lunga serie di bestseller che hanno declinato il concetto di intelligenza emotiva in molteplici ambiti, Goleman ci riprova con “Focus”, un libro che parla di attenzione focalizzata e gestita. Un concetto e un punto di vista utilissimi, alla base sia della formazione sia del management che sono, tra l’altro, attività estremamente minacciate dalla disattenzione e da errori di focalizzazione. 

Ancora notizie da Nowhere

- Me n'ero dimenticato, che lavoro fai?

- Be', mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo...

- E concretamente?

- Non so cosa vuoi dire.

- Come non sai, cioè che lavoro fai?

- Nulla di preciso.

-. Come campi?

- Mah... te l'ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose...

Per i sistemi complessi la leadership deve essere “agile”

Il libro che segnalo, di Fernando Giancotti e Yakov Shaharabani, costituisce un caso a sé nella letteratura manageriale e ci consente di ritornare sul tema  dell’utilità, per creare nuovi framework,  dello studio interdisciplinare che attraversa domini di conoscenza molto diversi. Nell’ultimo “snodo organizzativo”, intitolato “Agilità e antifragilità: le società ipermoderne possono apprendere dalla culture arcaiche?” abbiamo conosciuto i best seller internazionali dell’antropologo Diamond e dello statistico Taleb che ci invitano a prendere coscienza e ad approfittare – anche nel business management - di un’originaria saggezza derivante dall’adattamento del nostro “hardware” alle condizioni difficili della vita primitiva. Su quell’arcaica, preistorica saggezza “cablata” in noi, frutto del lento meccanismo di selezione naturale, si è stratificata una nuova saggezza di tipo culturale: un software continuamente perfezionato, frutto della creazione di mezzi di gestione, conservazione e trasmissione della conoscenza come il linguaggio prima, la scrittura decine di migliaia di anni dopo, la stampa mezzo millennio fa e infine le tecnologie e i media elettronici analogici e digitali. Nel frattempo, mentre avveniva tutto questo (nel corso di quel breve periodo che chiamiamo storia), il mondo diventava quello che conosciamo adesso, che tutti riconoscono essere molto complesso. Una società in cui ci muoviamo tra tentativi ed errori,  ancora fortemente guidati da routines del nostro preistorico e collaudato firmware. Capire ed assecondare tali arcaiche routines può essere per il manager un punto di forza.