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Generatività identità e mentoring nella seconda età adulta

Invito alla lettura di Mary Catherine Bateson, Composing a further life. The age of active wisdom. Vintage Books, 2010 

Di Enrico Viceconte

“E allora vai a casa e finisci il libro!”

“D’accordo,” dico io.

“Allora… Qual è la battuta finale?”

Smetto di pensare.  a un tratto una battuta mi salta in mente. La pronuncio, scandendo bene le parole:

“io non sono mia madre e ho di fronte a me la seconda metà della mia vita.”

Dialogo tra madre e figlia in conclusione del libro Paura dei cinquanta, di Erica Jong

 

Sintesi

Il libro di Mary Catherine Bateson, basato su un metodo biografico, ci mostra un’evoluzione del modello della vita per fasi discontinue, sviluppato da Erik Erikson negli anni ’50-60. Il modello della Bateson, considerando una speranza di vita prolungata, definisce un periodo susseguente alla crisi della mezza età (crisi collocabile oggi tra i 45 e i 55 anni) che chiama seconda età adulta (Adulthood II). Questa fase, tra la crisi di mezza età e il pensionamento, può essere caratterizzata dal successo nella ricerca di una nuova identità e dalla presenza di generatività, vale a dire di desiderio di un confronto con altri per una crescita comune. Per lo spostamento in avanti dell’età pensionistica, questo periodo si potrà sviluppare per quasi una ventina d’anni nel corso dell’ultima fase della vita lavorativa. Una quota importante del ciclo di vita della persona e del lavoratore che, per l’autrice, potrebbe essere l‘età della “saggezza attiva”. Il libro di Mary Catherine Bateson, pur non interessandosi alla vita in azienda, ci parla di transizioni e continuità e dell’importanza, nella ricerca dell’identità e di una visione più ampia e unitaria della propria vita, del confronto a due. Nel dialogo con sé stessi e con un'altra persona è possibile che emergano nuovi schemi di interpretazione della realtà in grado di ricomporre tasselli che apparivano discontinui. Riteniamo che il libro sia una buona lettura per ripensare la natura e gli obiettivi dei processi di mentoring che possono essere immaginati sul posto di lavoro.

 

Oltre la crisi della mezza età

Il post precedente, a proposito del libro “The 100 Year Life, Living and working in an Age of Longevity” di Lynda Gratton e Andrew Scott, poneva il tema dell’allungamento della vita come un’opportunità - disporre più a lungo della risorsa vita - ma anche come una sfida: rendere sostenibile, da diversi punti di vista, un nuovo punto di equilibrio, con una popolazione invecchiata. Ci siamo posti la domanda se, nell’ipotizzare una vita in cui si susseguono fino ad età avanzata discontinuità, transizioni, adattamenti, periodi di esplorazione e formazione, in un mondo in cambiamento accelerato, si sia preso in considerazione il modo in cui il cervello umano cambia nel corso degli anni. In altre parole, se il mondo molto complesso che ci circonda e il mondo molto complesso che è nel cervello e nel corpo di ciascun individuo possano avere lo stesso passo, nel viaggio dell’umanità verso il futuro e di ciascun individuo verso la propria vecchiaia. Per rispondere a questa domanda vorrei consigliarvi la lettura di “Composing a further life. The age of active wisdom” (2010) di Mary Catherine Bateson, linguista e antropologa culturale. Un saggio che ci aiuta a comprendere cosa mai sia una “vita”, la risorsa di cui parla il libro di Gratton e Scott.

 

4.0: evoluzione più che rivoluzione (Seconda Parte)

Invito alla lettura di “Industria 4-0: interpretare il nuovo paradigma dello sviluppo”, numero monografico di Industria, Rivista di Economia e politica industriale, 3/2016

 

Illustrazione tratta da: http://www.symestic.com/en/industry-4-0.html

 

Fabbriche in evoluzione

Mi sono occupato di automazione industriale integrata molto prima dell’inizio di quelle tracce rosse e azzurre presentate nel post precedente, a partire dal 1982, all’Ilva, in un momento pionieristico di integrazione tra 1) il livello gestionale che era nei grandi mainframe, 2) il livello dell’automazione di processo basata su modelli matematici che giravano su minicomputer (ad esempio i gloriosi Digital PDP11), 3) il livello delle applicazioni su vasta scala di automazione di base distribuita basata su microprocessori e logiche programmabili che soppiantavano le regolazioni analogiche e le logiche elettromeccaniche cablate, 4) il livello dei sensori e degli azionamenti, 5) l’ambito delle squadre di manutenzione dei sistemi di automazione e strumentazione e, infine 6) l’ambito della supervisione che, allora, abbandonava i monumentali quadri sinottici cablati, e cominciava a utilizzare videoterminali e data logger. La figura che apre il post mostra, come prima immagine, la struttura gerarchica di quella generazione di sistemi d’automazione distribuita.

4.0 è una rivoluzione? Prima Parte

Invito alla lettura di “Industria 4-0: interpretare il nuovo paradigma dello sviluppo”, numero monografico di Industria, Rivista di Economia e politica industriale, 3/2016

Illustrazione di Christoph Roser http://www.allaboutlean.com https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47640595

"Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo”  

"E rinasce il grande ordine dei secoli" Virgilio, IV Ecloga

 

Sentire l’arrivo di una rivoluzione

Si racconta che Nixon avesse chiesto a Ciu En-Lai, il braccio destro di Mao, un giudizio sulla rivoluzione francese e che il leader cinese, avesse risposto “è presto per giudicare”.

Mi hanno chiesto talvolta di pronunciarmi sulla “quarta rivoluzione industriale” e sono stato tentato di rispondere con la stessa proverbiale pazienza politica “cinese”, prendendo tempo, oppure cercando di usare la prudenza metodologica di uno storico. Credo infatti che il giudizio sulle rivoluzioni abbia bisogno di tempo. La cronaca, le notizie, ci mettono in fibrillazione e non ci consentono di vedere le onde lunghe dei fenomeni che cambiano il mondo.