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The Storytelling Manager. Come le storie ci possono ingannare [Seconda parte]

L’Evidence Based Management diffida delle storie

Nel 2006, è uscito in Italia il libro “La strategia dei fatti” di Jeffrey Pfeffer e Robert Sutton di Stanford: la “bibbia” dell’ ”Evidence Based Management”.

“Non c’è nulla di male, si legge nel risvolto di copertina, nell’imparare dagli altri il management. Anzi, l’esperienza indiretta, insieme a quella diretta è un’importante fonte di informazioni che individui e aziende utilizzano per trovare la loro strada nel mercato. Dopotutto, imparare a partire dagli errori e dagli inconvenienti così come dai successi altrui è molto più facile ed economico che affrontare ogni sfida di management come se fosse nuova. Il problema, semmai, nasce quando questo confronto viene fatto con criteri ‘casuali’ “.

The Storytelling Manager. Come le storie ci possono ingannare [Prima parte]

Si moltiplicano senza sosta le pubblicazioni che parlano “Storytelling” applicato al management. Si tratta di una moda manageriale, un’idea che sta conquistando quote di attenzione crescente. Lo storytelling è una pratica efficace? La lettura di un saggio di Johnatan Gottschall ("L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani", Ed. Bollati Boringhieri, 2014), storico della letteratura, ci presenta una teoria sul perché le storie sono utili e hanno una forte presa su chi le legge o le ascolta. Ma il saggio, letto assieme ad altri libri e messo in relazione agli obiettivi per cui lo storytelling viene promosso nelle aziende, ci induce a credere che conoscere attraverso le storie, e utilizzare narrative nell’organizzazione e nel marketing, può essere distorsivo e controindicato per le finalità aziendali.

 

Chi ha paura dello Storytelling?

Incontro il libro di Gottschall al mare, sotto l’ombrellone, mentre sono alla ricerca di un antidoto per una droga. La droga si chiama “Storytelling” ed è entrata in circolo del discorso manageriale.  Forse esagero, non è una droga ma semplicemente un ingrediente abusato; che però rischia di distorcere la percezione delle cose e prendersi uno share of mind immeritato. So che parlando “male” o mostrandomi preoccupato dello storytelling sorprenderò molti e mi farò dei nemici. Come se parlassi male del pane, del buon vino, dei paesaggi naturali; di una cosa buona o, nella peggiore delle ipotesi, innocua. Come può non piacere una mamma che legge una favola al suo bambino, un vecchio che racconta la propria vita o una leggenda del suo paese, un aedo che narra storie immortali, un drammaturgo che mette in scena un dramma, un imprenditore che celebra la sua impresa?

Rassicuro i tifosi dello storytelling: me la prendo con una moda manageriale, quella che gli anglosassoni chiamano “management fad”; non disconosco invece la potenza cognitiva delle storie. Che però, proprio per quella potenza e una certa capacità seduttiva, possono diventare dannose.

L’alleanza tra razionalità e istinto nei processi decisionali

Se ci chiedessero di dare una definizione essenziale del management, volendo ad esempio usare solo tre parole, probabilmente utilizzeremmo la parola “decidere”, oppure “decisione”, trascurandone altre meno essenziali.

“L’arte del decidere”, ad esempio, è una buona definizione del management. Dove utilizziamo il termine “arte” per rilevare che quella del decidere non è propriamente una scienza o una tecnica. Né potremmo definirla una “pratica”, perché una pratica si acquisisce ricalcando disciplinatamente un modello e anche senza una teoria sottostante (pratica e teoria sono semanticamente opposte).

Il management, invece, uscendo spesso dalle linee di un modello e di una disciplina, richiede talento, esperienza e formulazione di teorie. Un manager prende continuamente decisioni senza potersi basare su modelli, metodi e prassi efficaci. Il manager formula e mette alla prova teorie; in altre parole, affronta problemi e apprende dai successi e dagli errori. Le sue teorie si fondano sull’esperienza e le sue decisioni sono piene d’imperfezioni. Come scrivemmo in un post precedente a proposito di un libro di Mintzberg.