11252017Sat
Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Fu vera mindfulness?

Ho accettato con piacere di intervenire sull'articolo di Enrico Viceconte. Per molti aspetti il presente commento rappresenta una sorta di  completamento di quanto Viceconte ha brillantemente riportato sul fenomeno della mindfulness in azienda e sull'esperienza Google che ne rappresenta per molti aspetti il caso di eccellenza. Non condivido invece la conclusione, "..la mindfulness ci interessa, ma fino a un certo punto", perfettamente legittima come opinione ma frettolosa nel contesto dell'analisi e a rischio, secondo me, di cadere nell'abusata metafora del bimbo gettato con l'acqua del suo bagnetto. 

Mi esprimo da un punto di vista in cui una pratica meditativa di lungo corso si collega a un interesse professionale anch'esso pluridecennale per i fenomeni organizzativi. A partire da questo collegamento, negli ultimi anni  sono entrato in contatto con diversi orientamenti in merito alla "mindfulness organizzativa" diffusi negli Stati Uniti e in Europa, e mi interesso alla ricerca di nuove prospettive operative nell'ambito di ciò che si è cominciato a chiamare mindfulness-based interventions  "di seconda generazione" [1].

L’impresa euforica e la società del rischio [seconda parte]

Questo articolo è un invito alla lettura del libro “Search Inside Yourself” di Chade-Meng Tan, Harper Collins, 2012. (edizione italiana “E’ facile lavorare felici se sai come farlo”. Il Corbaccio, 2013). Leggi qui la prima parte dell'articolo.

La Google, come la Zappos, sono aziende che hanno fatto della felicità un valore aziendale. Una certa autonomia delle persone nella gestione delle risorse assegnate fa parte del modello adottato da questo tipo di imprese. Ma contribuisce alla felicità-fertilità organizzativa anche, nel caso di Google per i suoi ingegneri, una disponibilità di “Slack Resources”, tra cui la risorsa “tempo” il cui impiego è lasciato alla discrezionalità del personale nella misura del 20%. Quanto lo slack time contribuisca all’innovazione è un tema controverso. L’impressione è che questo dipenda molto dal settore in cui si compete e dalla posizione competitiva dell’azienda. E che per la maggioranza delle imprese lo slack time si stia assottigliando, con conseguenze sullo stress organizzativo e sul tempo dedicato all’apprendimento e all’innovazione.

L’impresa euforica e la società del rischio [prima parte]

Questo articolo è un invito alla lettura del libro “Search Inside Yourself” di Chade-Meng Tan, Harper Collins, 2012. (edizione italiana “E’ facile lavorare felici se sai come farlo”, il Corbaccio, 2013). Il libro “Search Inside Yourself” testimonia di un metodo applicato in Google per diffondere in azienda, attraverso un programma di formazione, un sito e un libro, i principi della meditazione, volti a perseguire lo stato mentale della Mindfulness.

La Mindfulness promette un maggiore benessere dell’individuo nell’organizzazione e una migliore efficacia personale. Pertanto la Mindfulness e le tecniche di meditazione che servono a raggiungerla, sono sempre più spesso presenti nei programmi di leadership delle principali business school. Nella recensione ci si domanda se la mindfulness sia solo una moda passeggera (nonostante le radici antichissime dei principi su cui si basa) e se non sia compito del management, piuttosto che cercare di diffondere pratiche che rendono l’individuo più sereno, quello di far funzionare meglio l’azienda. Poiché lo stress dipende spesso dall’insuccesso individuale e collettivo e dalla sensazione (spesso realistica) dell’individuo che si stia facendo, come individuo, come team e come azienda, la cosa sbagliata.