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Last updateTue, 20 Feb 2018 4pm

Smart simplicity = autonomia + cooperazione [seconda parte]

Questo articolo è un invito alla lettura del libro “Smart Simplicity. Sei regole per gestire la complessità senza diventare complicati” di Yves Morieux e Peter Tollman. Egea, 2015. Leggi qui la prima parte.

La complessità ci chiede di soddisfare molti requisiti, non di avere sistemi più articolati

La creazione di strutture, unità funzionali specializzate, livelli organizzativi, processi, comitati, metriche e KPI è la risposta tipica delle organizzazioni alla richiesta di soddisfare un maggior numero di obiettivi (anche in conflitto tra loro) che è tipica di un contesto competitivo più “complesso”. Il Boston Consulting Group ha misurato sia la complessità con cui oggi (diversamente da ieri) si confrontano le imprese di diversi settori, sia la loro risposta in termini di “complicatezza” organizzativa. L’esito di questa ricerca è stato che, negli ultimi 55 anni, a fronte di un aumento di complessità media di 6 volte, la complicatezza delle organizzazione è cresciuta mediamente di 35 volte.

Smart simplicity = autonomia + cooperazione [prima parte]

Questo articolo è un invito alla lettura del libro “Smart Simplicity. Sei regole per gestire la complessità senza diventare complicati” di Yves Morieux e Peter Tollman. Egea, 2015.

Nel “Learning talk” dedicato ai sistemi di performance management, gli esperti che sono intervenuti hanno mostrato una diffusa insoddisfazione per il modo in cui un’organizzazione immagina, progetta, realizza e utilizza sistemi per la misura e il controllo della performance. Sistemi che erano ritenuti adeguati fino a pochi anni fa non lo sono più, forse perché, da una parte, la competizione favorisce le imprese che sanno affrontare la complessità meglio delle altre e, dall’altra, perché i sistemi esistenti non sono adatti a questa sfida.

Lezioni di Storytelling [seconda parte]

Questo articolo è un invito alla lettura del libro di Gregory Bateson “Mente e natura”. Nella prima parte delle Lezioni di Storytelling, invece, è stato discusso il libro di Marshall Sahlins “Storie d’altri”.
 

LA MOLTEPLICITÀ DEI PUNTI DI VISTA E LA DIFFERENZA

Sta di fatto che il cervello non contiene altri oggetti materiali che non siano i suoi canali e circuiti e scambi e le sue riserve metaboliche e sta di fatto che tutto questo hardware non ha mai accesso alle storie raccontate dalla mente. Il pensiero può riguardare porci o noci di cocco, ma nel cervello non ci sono né porci né noci di cocco; e nella mente non ci sono neuroni, ma solo idee di porci e di noci di cocco. Esiste quindi sempre una certa complementarità fra la mente e gli oggetti della sua attività. Il processo di codificazione o rappresentazione che sostituisce ai porci e alle noci di cocco le idee corrispondenti è già un passo, anzi un salto notevole, nella gerarchia dei tipi logici. Il nome di una cosa non è mai la cosa e l’idea di porco non è il porco. (Bateson G., Mente e Natura, Milano, Adelphi, 2003, p. 251).