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Smart simplicity = autonomia + cooperazione [prima parte]

Questo articolo è un invito alla lettura del libro “Smart Simplicity. Sei regole per gestire la complessità senza diventare complicati” di Yves Morieux e Peter Tollman. Egea, 2015.

Nel “Learning talk” dedicato ai sistemi di performance management, gli esperti che sono intervenuti hanno mostrato una diffusa insoddisfazione per il modo in cui un’organizzazione immagina, progetta, realizza e utilizza sistemi per la misura e il controllo della performance. Sistemi che erano ritenuti adeguati fino a pochi anni fa non lo sono più, forse perché, da una parte, la competizione favorisce le imprese che sanno affrontare la complessità meglio delle altre e, dall’altra, perché i sistemi esistenti non sono adatti a questa sfida.

Lezioni di Storytelling [seconda parte]

Questo articolo è un invito alla lettura del libro di Gregory Bateson “Mente e natura”. Nella prima parte delle Lezioni di Storytelling, invece, è stato discusso il libro di Marshall Sahlins “Storie d’altri”.
 

LA MOLTEPLICITÀ DEI PUNTI DI VISTA E LA DIFFERENZA

Sta di fatto che il cervello non contiene altri oggetti materiali che non siano i suoi canali e circuiti e scambi e le sue riserve metaboliche e sta di fatto che tutto questo hardware non ha mai accesso alle storie raccontate dalla mente. Il pensiero può riguardare porci o noci di cocco, ma nel cervello non ci sono né porci né noci di cocco; e nella mente non ci sono neuroni, ma solo idee di porci e di noci di cocco. Esiste quindi sempre una certa complementarità fra la mente e gli oggetti della sua attività. Il processo di codificazione o rappresentazione che sostituisce ai porci e alle noci di cocco le idee corrispondenti è già un passo, anzi un salto notevole, nella gerarchia dei tipi logici. Il nome di una cosa non è mai la cosa e l’idea di porco non è il porco. (Bateson G., Mente e Natura, Milano, Adelphi, 2003, p. 251).

 

Lezioni di Storytelling [prima parte]

A partire da considerazioni alquanto “teoriche”, vogliamo suggerire al formatore manageriale una certa prudenza epistemologica nell’uso dei materiali narrativi di varia natura che, sbrigativamente, inscriviamo sotto l’etichetta di “storytelling”.  Allo stesso tempo, per le occasioni in cui decidiamo di utilizzare il grande potenziale didattico delle storie, reali o immaginarie, ad esempio casi aziendali, abbiamo fornito una serie di indicazioni metodologiche (pratiche) al formatore.

Sul piano teorico abbiamo cercato di comprendere:

  1. il rapporto che esiste tra un evento che ci accingiamo a narrare (e la volontà che lo anima) e i suoi effetti più o meno prevedibili sul futuro (il destino);
  2. la dualità dei livelli di osservazione (evento e struttura);
  3. la molteplicità delle visioni del mondo che contribuiscono alla comprensione.

A tale scopo abbiamo suggerito due letture principali:

  1. Marshall Sahlins, “Storie d’altri” nella prima parte;
  2. Gregory Bateson, “Mente e natura” nella seconda parte.