11252017Sat
Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Nostalgia ed estetica dei fenomeni complessi

Mi piace che un post scaturito più dalla nostalgia che dal ragionare sull’attualità abbia avuto un’eco, allo stesso tempo, emozionale e ragionata nei commenti, molto graditi, molto puntuali e condivisibili, di Fulvio Carmagnola e Massimo Tomassini. Mi aiuta ad andare oltre la nostalgia dei manifesti del passato e oltre la speranza in manifesti per il futuro e pensare, come invita a fare Tomassini, al presente. Ce n’è bisogno. Ho sempre cercato, nella rubrica Snodi organizzativi, il filo della storia delle idee. E mi sembrava che un’onda lunga oltre sessanta anni mostrasse, nel volumetto recensito, l’ultima bava di schiuma che smuove appena i ciottoli più minuti della spiaggia. Carmagnola invece mi fa notare che Goleman, Senge e il loro scarno manualetto sull’educazione possono far parte invece della fase iniziale di una nuova onda, quella della “semplificazione” e della “normalizzazione”.

A scuola di presente

Trovo nel post di Enrico Viceconte L'educazione al tempo di Trump una serie di evocazioni alle quali sono sensibile. Rispondo per associazione di idee, in cerca di un filo di ragionamento (di cui c'è traccia nelle ultime righe) che mi auguro di poter riprendere nella discussione su questo blog.

Herbert Marcuse: un mito mediatico di tanto tempo fa

Marcuse. Solo lontani ricordi. Eros e civiltà e L'uomo a una dimensione sono stati vittime già da molti lustri dei periodici repulisti delle librerie domestiche. Più recentemente, ma non tanto, ho levato di mezzo tutta la scuola di Francoforte. (Ne sono - un poco - pentito: di Dialettica dell'Illuminismo, invero oscuro, rileggerei forse qualche pagina). Herbert Marcuse mi colpì quando venne a Roma nel Sessantasette: parlava un inglese che mi sembrava di capire. E il suo neo-freudismo mi entusiasmava. Oggi, per quel poco che mi ricordo, lo trovo a dir poco assurdo: un insieme di forzature che non si reggono in piedi. Le sue idee erano il perfetto contrario di quelle di uno che voleva prosciugare lo Zuydersee dell'Es con le ragioni adattive dell'Io. Ma a quei tempi Marcuse, professore tedesco che si godeva la vista sull'oceano da La Jolla, era un mito mediatico, era di moda.  Ma era odiato dal movimento studentesco.

Lo strano caso di Donald Trump: i social media, la normalizzazione e la semplificazione

La riflessione di Enrico Viceconte mette in campo numerose domande di cui è facile intuire il legame. Ne elenco alcune su cui cerco di riflettere: – “quale è stata l’evoluzione culturale che ha portato all’elezione di Trump? – che rapporto c’è tra questo evento e il libro “A scuola di futuro” di Goleman e Senge? – che relazione possiamo stabilire con il “manifesto” libertario degli anni ’60 rappresentato da Marcuse? – quale è il ruolo della figura di Neil Postman e della sua riflessione sulla televisione? Chiaramente il primo punto pare essere stata l’occasione che ha fatto “deflagrare” o emergere con forza tutta la successiva riflessione. Lo si può esprimere, credo, anche in forma di incredulità: ma come è stato possibile che …? Ora la prima questione interessante secondo me è la seguente: il libro di Goleman  e Senge  è coerente con l’esito delle elezioni americane? Ne rappresenta invece un tentativo di resistenza, diciamo pure un (debole) tentativo “illuminista” di opposizione?