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Verso la quarta rivoluzione industriale e oltre...

Divagazioni dopo la lettura del libro “Il filtro. Quello che internet ci nasconde” di Eli Pariser, il Saggiatore, 2012

Di Enrico Viceconte

Le fedeli creature artificiali (fedeli a chi?)

Nel duecentesimo anniversario della nascita di Frankenstein e della sua creatura artificiale, immaginati da Mary Shelley, un libro ha fornito lo spunto per divagare sul tema della tecnologia che, volendo essere al servizio dell’uomo, sempre di più assume sembianze e comportamenti umani e mostra capacità empatiche artificiali, sintetizzate in algoritmi che accedono a un gran numero di informazioni raccolte e si fanno un’idea, che assomiglia a un’intuizione sintetizzata, di cosa pensiamo e di cosa vogliamo.

In un post precedente, il tema di una mente artificiale intuitiva era spuntato dopo aver letto il saggio “Come creare una mente” di Ray Kurzweil, direttore dell’ingegneria di Google e uno dei profeti della singolarità tecnologica, ossia del momento, stimato un po’prima della metà di questo secolo, in cui la mente artificiale diffusa intorno a noi nel cloud supererà quella umana.

Siamo pronti alla personalizzazione di massa?

Invito alla lettura del libro “Il filtro. Quello che internet ci nasconde” di Eli Pariser, il Saggiatore, 2012

Di Enrico Viceconte

Preludio

Ore 09.00. Accendo il computer per scrivere questo pezzo e appare l’immagine di sfondo dello schermo con un luogo selvaggio all’imbrunire. In alto c’è scritto: “ti piace quello che vedi?”. Normalmente ignoro la domanda. Una volta ho risposto “sì” all’immagine di un rifugio affacciato su una valle subito dopo il tramonto, con una finestra illuminata, e da allora ricevo sul mio desktop solo paesaggi naturali al crepuscolo e rifugi romantici. In realtà, lo giuro, mi piacciono anche le vedute urbane in pieno giorno, le marine e i dipinti famosi ma ormai il mio computer mi ha preso per un romantico che ama il crepuscolo e la montagna.

Ore 09.15. Cerco un file che ho scritto giorni fa e un agente della Microsoft che si chiama Cortana mi chiede cosa può fare per me. Ho scritto “un agente” e non “un’agente” perché un agente software dovrebbe essere di genere neutro. Anche se tutto vuol fare pensare che Cortana sia un’assistente “personale” piuttosto carina. A Cortana rispondo chiedendo: “fammi un caffè”. Compare una scritta “sto pensando” e poi una risposta: “mi dispiace, in questo non posso esserti utile”. Non aggiunge, per educazione: “cretino! come pensi che possa farti il caffè?”. Spero che Cortana, laggiù alla Microsoft, abbia capito che scherzavo, e che non si sia fatta l’idea che sono uno che ordina il caffè a un’assistente personale.

Generatività, identità e mentoring nella seconda età adulta (seconda parte)

Invito alla lettura di Mary Catherine Bateson, Composing a further life. The age of active wisdom. Vintage Books, 2010 e di  Edgar H. Schein, Career Dynamics: matching individual and organizational needs, Addison-Wesley Publishing, 1978Sintesi

Nei giorni successivi alla pubblicazione della nostra recensione del libro The 100 year life, ci siamo mossi alla ricerca di un modello per affrontare il tema della produttività nel corso di una vita lavorativa prolungata nel tempo. Un problema che emerge per il dono di una speranza di vita più lunga che ci dà il progresso. Risorsa che comporta però la necessità di lavorare più a lungo.