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Organizzazioni e stadi evolutivi della consapevolezza umana

Enrico Viceconte invita alla lettura del libro “Reinventare le organizzazioni” di Frederic Laloux, Guerini Next, 2016

 

Non c’è quasi bisogno di invitare alla lettura del libro Reinventare le organizzazioni, di Frederic Laloux. Il libro ha già moltissimi lettori ed entusiasti apostoli nel mondo. Un volume generoso (500 pagine) che, nel sottotitolo, si propone di spiegare “come creare organizzazioni ispirate al prossimo stadio della consapevolezza umana”.

C’è un diffuso bisogno di accompagnare con una nuova, completa e convincente teoria dell’organizzazione il cambiamento accelerato abilitato dalle tecnologie disponibili. Ci provano, provenienti da campi disciplinari diversi, coloro che cercano un’immersione profonda nell’attimo presente per far riemergere un pensiero rigenerato del futuro, come Senge e Scharmer e il movimento dell’U-Lab nato al MIT, post-umanisti come il Direttore dell’Ingegneria di Google Ray Kurzweil, filosofi “dataisti” come Cosimo Accoto. Ci ha provato, da analista organizzativo mainstream, Kotter con il suo Accelerate, Morieux e Tollman del Boston Consulting Group con la proposta di una possibile Smart Simplicity,  Julian Birkinshaw che ha proposto assieme a una “banda” di influenti pensatori manageriali rinnegati, di reinventare il management. Ci provano anche coloro che, di fronte al turbamento del futuro, invitano le persone nelle organizzazioni (come in Google) a perseguire la Mindfulness, agendo ciascuno su sé stesso piuttosto che sull’ambiente organizzativo. E ho citato solo quelli di cui ho parlato in questa rubrica del blog del Bicocca Training & Development Centre.

Laloux, ex associate partner di McKinsey, ci riprova a partire da una “teoria del tutto” che spiega l’organizzazione come uno dei fenomeni emergenti da un processo evolutivo che riguarda la società umana, nel suo complesso, negli ultimi 100 mila anni. Uno sforzo che assomiglia più a quello di un antropologo che a quello di un consulente di management. Uno sforzo però che ci può incoraggiare nel difficile compito di ripensare e reinventare le organizzazioni, in un momento in cui ce n’è bisogno.

Design thinking e ingegneria dei sistemi

Verso una teoria generale della progettazione

Enrico Viceconte invita alla lettura di Cloutier R., Baldwin C., Bone M.A., Systems Engineering Simplified, CRC Press, 2015

Premessa

In un post precedente, all’apprezzamento per la scelta del taglio più pratico che teorico del libro “Overcrowded” di Roberto Verganti, aggiunsi che erano utili due approfondimenti.

  • Il primo sulla storia delle teorie sul significato delle cose artificiali. Spero di aver parzialmente assolto, nel breve spazio del post precedente, questo compito piuttosto ampio.
  • Il secondo approfondimento che ritenevo utile era sul ruolo che dovrebbe avere l’ingegneria nell’ambito del design strategico del sistema d’offerta, e, quindi, non solo nello sviluppo di un singolo e isolato nuovo prodotto.

L’idea che vogliamo qui sviluppare è che, ad esempio, nel progetto di una nuova vettura, come l’Alfa Romeo 4C che Roberto Verganti cita, è necessario il controllo e il miglioramento del processo ingegneristico. Anche se i design thinkers ci dicono, giustamente, che, benché necessario, questo non sia sufficiente. Ossia che la vettura, per aver successo, debba offrire “significato” al cliente.

Un processo, quello dell’ingegneria, che va dalla rilevazione dei customer needs, alla trasformazione di questi in requisiti tecnici, alla soluzione di molteplici problemi per massimizzare il soddisfacimento di tali requisiti al fine di giungere a soluzioni ingegneristiche atte a produrre, servire, utilizzare, manutenere (ed eventualmente dismettere e smaltire) quanto progettato. Tutto questo in una strategia complessiva che fa leva su una selezione di capability tecniche distintive (di processo e di prodotto) che, tra loro combinate in modo sapiente e spinte verso il mercato, siano in grado di fare la differenza e conquistare un vantaggio essenziale, relativamente alla concorrenza.

Alle radici del design thinking

Enrico Viceconte invita alla lettura di Bernhard E. Bürdek, Design. Storia, teoria e pratica del design del prodotto, Gangemi, 2008

Premessa

In un post precedente, all’apprezzamento sincero per il libro “Overcrowded” di Roberto Verganti, aggiunsi allora due osservazioni. La prima era che, per un testo che parla di significato, ci fosse poco spazio dedicato al ripercorre retrospettivamente filoni di ricerca che risalgono agli anni ’60 e ‘70 sulla semiotica applicata agli oggetti. La seconda osservazione riguardava l’assenza dell’ingegneria, in un testo che propone esempi di innovazione dei significati anche in settori, come l’automobile, dove i requisiti da soddisfare a livello tecnologico e prestazionale non sono certo inferiori a quelli da soddisfare a livello simbolico ed emozionale, e dove comunque i due livelli sono molto integrati. Come nel caso della Alfa Romeo 4C e del suo telaio in fibra di carbonio.