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Last updateThu, 21 Sep 2017 2pm

Efficienza e produttività non sono sinonimi. L’empatia come competenza. [parte 1]

A nessuno importa quanto sai, fino a quando non sanno quanto ci tieni (Theodore Roosevelt).

Empatia. Uno di quelle parole di significato ampio e vago che ognuno, o quasi, conosce ma di cui non si è ben sicuri della definizione. Per chiarire cosa sia l’empatia, forse aiuta prima definire ciò che non è. Empatia non è sinonimo di compassione. E non vuol dire nemmeno trovarsi d’accordo con le opinioni altrui e neppure occuparsi dei sentimenti delle persone che ci stanno intorno. Una definizione funzionale e pragmatica di empatia potrebbe essere dunque la seguente: avere consapevolezza dei sentimenti delle altre persone anche quando non siamo d’accordo con loro e/o non possiamo essere compassionevoli.

Branding e ranking nel campionato delle università britanniche fra mercato e stato

LA SECONDA PUNTATA DI UN REPORTAGE SULLE TRASFORMAZIONI DEL SISTEMA UNIVERSITARIO BRITANNICO

leggi qui la prima puntata

Nel  Regno Unito esistono circa 134 università (higher education institutions) da non confondersi con le further education institutions, a metà strada tra scuola superiore e università come nel modello tedesco. Tra queste solo due, Buckingham e Regent’s, si definiscono private, o indipendenti, cioè non fanno parte del sistema di regolamentazione pubblica del sistema universitario. Anch’esse, tuttavia hanno ricevuto la “royal charter” che le autorizza a definirsi università (Universities UK, 2015).

Branding e ranking

Un tratto distintivo delle università Britanniche è costituito dalla lunga tradizione di elaborazione di classifiche, ranking, e misurazioni della performance nella ricerca, nella didattica, nelle carriere degli ex alunni, nella collaborazione con soggetti privati, eccetera. Le classifiche delle università costituiscono uno strumento di orientamento per gli studenti/clienti. Sono cioè dei meccanismi di mercato che contribuiscono a orientare le domande di iscrizione a seconda della qualità attesa del servizio e del valore atteso del titolo conseguito.

Il mercato può essere un buon motore per lo sviluppo del sistema universitario?

La prima puntata di un reportage sulle trasformazioni del sistema universitario britannico

Da sette anni lavoro per università inglesi, tre anni presso University of Nottingham e quattro presso Manchester Metropolitan University. Quasi quotidianamente mi interrogo sulle differenze tra sistema italiano e sistema britannico. Nonostante i contatti frequenti con i colleghi italiani forse conservo una visione non più attuale del sistema italiano che da tempo è in forte trasformazione, tuttavia, credo esistano ancora alcune marcate differenze che cercherò di raccontare.

Dallo studente al cliente intelligente (intelligent customer)

Il governo britannico, nel 2003, definì gli studenti dei clienti intelligenti e le università delle strutture che debbono avere un modello di business sostenibile ed un’offerta qualificata di servizi. Quali sono state le implicazioni e le conseguenze volute e non volute di questa premessa? Vuol dire che lo studente, come il cliente, deve avere sempre ragione? Oppure, al contrario, significa che lo studente-cliente deve essere sempre più adulto e capace di costruire autonomamente le proprie esperienze di apprendimento? Solo una o entrambe di queste cose.  Un dato di fatto è che le politiche a sostegno di questa impostazione generale che vede il mercato come motore principale dello sviluppo del sistema universitario, furono varate originariamente dal governo Laburista ma vennero condivise anche dal successivo governo di coalizione e dall’attuale governo conservatore. In altre parole i fondamenti alla base della riforma si sono dimostrati capaci di attraversare situazioni politiche e sociali molto differenti.