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The Founder

Regia di J. Lee Hancock - con Michael Keaton, Laura Dern, Nick Offerman, John Carroll Lynch - Origine: USA, 2016 - durata 115'

 

Negli anni Cinquanta Ray Kroc, un venditore di frullatori, incontra nel sud della California i fratelli Mac e Dick MacDonald, che gestiscono un fast-food con metodi innovativi. Colpito dall'idea dei due sul come vendere hamburger grazie a un formidabile sistema organizzativo, Kroc dapprima si impegna a diffondere le loro idee imprenditoriali ma poi finisce per soffiare la compagnia ai due ingenui fratelli e creare un impero da svariati milioni di dollari.

Nella ricca galleria di ritratti che il cinema ha dedicato a figure di imprenditori realmente esistiti, si ritaglia un posto di rilievo questo ennesimo film biografico che però, a differenza dei recenti biopic dedicati ai contemporanei (dai numerosi - e più o meno riusciti - film su Steve Jobs, allo Zuckerberg di The Social Network), si rivolge non all'oggi ma all'America degli anni Cinquanta.

Innanzitutto una premessa: leggere, all'inizio di un film, la fatidica scritta "basato su una storia vera" innesca nello spettatore un meccanismo psicologico che aumenta il grado di partecipazione emotiva. Quando poi come prima immagine vediamo il protagonista rivolgersi direttamente a noi con uno "sguardo in macchina" che spezza la barriera fra film e spettatore, ecco che le nostre difese sono irrimediabilmente azzerate e tutto ciò che accadrà da lì in poi, malefatte comprese, finirà per avere un'aria famigliare e sarà da noi accolto con la stessa indulgenza che riserviamo, appunto, alle cose di famiglia. E, infine, dare allo stesso protagonista il volto ammiccante di Michael Keaton assesta il colpo definitivo ad ogni nostro tentativo di affrontare il film con l'intenzione di sapere qualcosa di come andarono veramente le cose tra i fratelli McDonald e Ray Kroc. Lasciamo quindi da parte ogni pretesa storica e concentriamoci sul racconto.

La riconcettualizzazione del lavoro e delle organizzazioni: il Digital Workplace

La pervasività degli strumenti digitali, insieme alla crescente importanza delle attività collaborative e knowledge-intensive sono alcuni dei fattori alla base della trasformazione degli ambienti di lavoro. Cambiamento che riguarda anche gli spazi e i tempi del lavoro stesso, il quale esce dai perimetri dell’azienda con le pratiche di lavoro flessibile, mobile working e smart working.

L’espressione che viene sempre più frequentemente utilizzata per descrivere la realtà dell'ambiente lavorativo contemporaneo è quella di Digital Workplace, la quale fa riferimento non esclusivamente agli spazi fisici aziendali ma in senso più esteso al concetto di “piattaforma”. Il Digital Workplace, infatti, unisce tutti i canali di comunicazione, gli strumenti di lavoro, le applicazioni e i canali di collaborazione all’interno di un’organizzazione a prescindere da dove le persone si trovino fisicamente nel momento dello svolgimento delle loro mansioni.

La configurazione emergente nelle università britanniche e la cultura della valutazione

La quinta e ultima puntata di un reportage sulle trasformazioni del sistema universitario britannico

Come emerso nelle precedenti puntate, le grandi tendenze che definiscono la configurazione emergente nelle università britanniche possono così riassumersi:

1) Competizione crescente tra università.

Grande enfasi sulla valutazione della ricerca (REF) e della didattica (Valutazione interna, valutazione nazionale e sistema premiante nazionale, TEF). La competizione ha contribuito alla polarizzazione della qualità delle istituzioni accademiche. Esistono almeno tre categorie di università diverse tra loro alle quali accedono classi sociali altrettanto polarizzate.