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Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Datemi un martello: innovazione digitale e riconcettualizzazione del lavoro

Ad oggi si sono già ridotti i posti di lavoro degli operai nelle fabbriche, delle dattilografe e dei contabili negli uffici, e domani? Si ridurranno anche il numero di lavori di profilo cognitivo come il designer, l’avvocato, il trader di Borsa e il tecnico informatico? E dopodomani? Anche l’infermiere e l'operatore ecologico, il tassista e il camionista si vedranno sostituiti da automi?

Come abbiamo visto nel precedente post - Dobbiamo avere paura degli automi?- le previsioni non sono facili, l’argomento rimane controverso e va trattato con prudenza. Il rischio di un futuro prossimo però è davvero quello di trovarsi una società dove le possibilità di occupazione crescono solo per le macchine. Come suggerito nel post precedente, gli scenari futuri ipotizzati sono diversi. Si va da quelli a tinte fosche suggeriti da E. Brynjolfsson e Andrew McAfee nel loro Race Against the Machine (2011), a quelli più pragmatici delineati da Tyler Cowen, che nel suo The Great Stagnation (2011) afferma che il calo di occupazione sia dovuto non ai progressi tecnologici troppo rapidi ma, al contrario, alla lentezza con la quale procede l’innovazione.

Dobbiamo avere paura degli automi?

Sono decenni, ormai, che robot e sistemi di automazione avanzata sono entrati nell'ambito produttivo. Nell'industria automobilistica, per esempio, robot e macchine saldano e verniciano in piena autonomia componenti della carrozzeria. Ci abbiamo fatto l'abitudine. Più di recente, però, robot industriali più flessibili e a buon mercato dei predecessori sono stati reclutati da piccole aziende di diversi settori per svolgere i lavori più semplici. Compiti che fino ad oggi erano svolti dall’uomo e non immaginavamo poter essere automatizzati.

Lei, il tecnostress del futuro e la necessità di competenze di sensemaking

Lei (titolo originale Her) dello statunitense Spike Jonze, Oscar per la migliore sceneggiatura originale, è un film che stimola riflessioni sul nostro oggi e sul nostro domani.

 Un po' fantascienza e un po' melodramma, descrive un futuro non troppo lontano nel quale le tecnologie digitali hanno un ruolo di primissimo piano nella vita di ognuno. Per mezzo di auricolari, comandi vocali e dispositivi video tascabili, le persone sono perennemente connesse con i loro dispositivi (smart phone, pc, strumenti di domotica, videogiochi con tecnologie ologrammatiche ecc.). Il protagonista della storia è Theodore, uomo sensibile e introverso che non si è ancora ripreso dalla delusione dovuta al fallimento del suo matrimonio. La professione di Theodore consiste nel comporre lettere intense di sentimento e poesia per conto di altri, dettandole al computer. La sua vita sociale e affettiva è piuttosto vuota e anche per questo motivo occasionalmente cerca sollievo dalla solitudine in chat.