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Il “lavoro agile”: incentrato sulla persona o trappola flessibile?

Ha suscitato una certa curiosità la notizia rimbalzata su molti quotidiani italiani secondo la quale il gruppo Virgin, di proprietà di Richard Branson, poliedrico e istrionico imprenditore, stia mettendo in atto alcuni cambiamenti rivoluzionari, come l’abolizione dell’orario di lavoro e la libertà di scelta del periodo, e l’estensione delle ferie per i dipendenti. I quotidiani che hanno ripreso la notizia, da Repubblica, al Fatto quotidiano, al Sole 24 ore, hanno sottolineato che no, non è uno scherzo, e nemmeno un’idea così originale, perché d’altronde qualcuno già lo fa. Lo stesso Branson ha ammesso, infatti, di aver preso ispirazione da Netflix, l’azienda statunitense conosciuta per la sua capacità di innovazione. Nata con i servizi di noleggio di DVD e videogiochi via Internet, Netflix ha evoluto in breve tempo la propria offerta includendo, dal 2008, anche servizi di streaming online on demand, e dal 2011 produce contenuti originali (come la seguitissima e celebratissima serie TV House of Cards!).

Datemi un martello: innovazione digitale e riconcettualizzazione del lavoro

Ad oggi si sono già ridotti i posti di lavoro degli operai nelle fabbriche, delle dattilografe e dei contabili negli uffici, e domani? Si ridurranno anche il numero di lavori di profilo cognitivo come il designer, l’avvocato, il trader di Borsa e il tecnico informatico? E dopodomani? Anche l’infermiere e l'operatore ecologico, il tassista e il camionista si vedranno sostituiti da automi?

Come abbiamo visto nel precedente post - Dobbiamo avere paura degli automi?- le previsioni non sono facili, l’argomento rimane controverso e va trattato con prudenza. Il rischio di un futuro prossimo però è davvero quello di trovarsi una società dove le possibilità di occupazione crescono solo per le macchine. Come suggerito nel post precedente, gli scenari futuri ipotizzati sono diversi. Si va da quelli a tinte fosche suggeriti da E. Brynjolfsson e Andrew McAfee nel loro Race Against the Machine (2011), a quelli più pragmatici delineati da Tyler Cowen, che nel suo The Great Stagnation (2011) afferma che il calo di occupazione sia dovuto non ai progressi tecnologici troppo rapidi ma, al contrario, alla lentezza con la quale procede l’innovazione.

Dobbiamo avere paura degli automi?

Sono decenni, ormai, che robot e sistemi di automazione avanzata sono entrati nell'ambito produttivo. Nell'industria automobilistica, per esempio, robot e macchine saldano e verniciano in piena autonomia componenti della carrozzeria. Ci abbiamo fatto l'abitudine. Più di recente, però, robot industriali più flessibili e a buon mercato dei predecessori sono stati reclutati da piccole aziende di diversi settori per svolgere i lavori più semplici. Compiti che fino ad oggi erano svolti dall’uomo e non immaginavamo poter essere automatizzati.