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Last updateWed, 13 Dec 2017 10am

Per un ecosistema di competenze digitale: il ruolo delle associazioni di settore

Fra gli attori che partecipano alla costruzione di un ecosistema di competenze digitali ci sono anche le associazioni di settore. Molto attive allo sviluppo e alla diffusione di competenze sono le associazioni direttamente collegate al macro-settore digitale: Agid (agenzia per l’agenda digitale) insieme ad Assinform (Associazione Italiana per l’Information Technology), Assintel (Associazione nazionale imprese ICT) e Assinter (Associazione delle Società per l’Innovazione Tecnologica nelle Regioni), per esempio, hanno collaborato alla realizzazione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, iniziativa che si concentra sulla dimensione della conoscenza e il determinante ruolo della formazione. I dati raccolti dalle indagini annuali dell’osservatorio sono stati presentati in convegni a Milano e a Roma e sono occasione di discussione e dibattito con il coinvolgimento del management di imprese di ogni settore e dimensione così come della Pubblica Amministrazione.

Lo sviluppo di un ecosistema delle competenze digitali: il ruolo delle imprese

Con più di ventitremila imprese che operano nel macro-settore trasversale del digitale(servizi informatici, attività di design, grafica e web, produzione televisiva, cinematografica e musicale, produzione software, pubblicità, ricerche di mercato alla direzione aziendale e consulenza gestionale) Milano vanta un notevole capitale di competenze che sono insieme tecnologiche ma anche di comunicazione, innovazione, imprenditorialità, creatività. Competenze che sono sempre più valorizzate per la loro trasversalità, per essere abilitanti di progettualità integrate. A testimonianza di ciò vi sono le opportunità di apprendimento e formazione che si stanno moltiplicando grazie all’offerta da parte di incubatori, scuole per startup, network di imprese e iniziative istituzionali.

Le design–intensive start up hanno un DNA differente da quelle tecnologiche

Nel mio breve periodo di studi a Stanford nella Silicon Valley, le interviste a diversi neo-imprenditori e direttori di incubatori erano diventate monotone, al limite protocollari…a certe domande seguivano ricorrenti risposte come se fondare una start-up fosse legato ad una genesi precisa e incontrovertibile. Tale genesi diverge completamente da quanto sembra emergere nel nostro paese. Da una ricerca condotta sul registro delle start-up innovative condotta al Politecnico di Milano o anche dando un rapido sguardo alle 100 startup del 2015 si comprende che pochi sono gli elementi che riconducono ad un profilo unico di start-up, fondata su un “vantaggio tecnologico”, caratterizzata da una genesi tipica che guarda alla brevettabilità, alla scalabilità, ai classici meccanismi e canali di finanziamento.