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Last updateThu, 21 Sep 2017 2pm

La norma ISO 3100 e l“Intelligenza del rischio” necessaria

Con il progresso tecnologico e sociale sono enormemente cresciute le opportunità di un'esistenza sicura ma allo stesso tempo sono aumentati di pari passo i rischi e i pericoli del "lato oscuro" della modernità. La conoscenza aumenta, ma niente è certo e tutto può essere rivisitato. I legami fragili e mutevoli, la disoccupazione, il lavoro flessibile, la crisi ecologica, la turbolenza dei mercati finanziari, la pervasività della tecnologia digitale sono alcuni degli elementi che tratteggiano un mondo con una fisionomia sempre più mutevole e incerta. Un mondo nel quale le situazioni in cui agiscono gli uomini e le donne si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in azioni abituali, in procedure (sul tema, si veda per esempio di A. Giddens, Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo, e gli ormai considerati classici La società del rischio. Verso una seconda modernità di U. Beck e Vitaliquida di Z. Bauman).

Formazione e impresa cooperativa: luoghi comuni e opportunità (Prima parte)

La storia dell’educazione cooperativa

Nel 1844 a Rochdale, nei pressi di Manchester, i fondatori di quella che è simbolicamente ritenuta la prima impresa cooperativa moderna, codificarono i valori del movimento. Tra questi, vi era lo sviluppo dell’educazione cooperativa. I principi furono ammodernati e riscritti nel 1995, sempre a Manchester, dall’Alleanza Cooperativa Internazionale, la più gande NGO del pianeta in quanto a soci e paesi rappresentati.

Il lato oscuro della tecnologia digitale al lavoro

Negli ultimi anni le tecnologie digitali hanno trasformato il luogo di lavoro, facilitando processi, abilitando innovazione e cambiamento, rendendo accessibili grandi quantità di dati e informazioni e intensificando la comunicazione e la collaborazione. Ma questa pervasività della tecnologia è sempre positiva oppure può, in alcuni casi, arrivare anche a minare il benessere delle persone nelle organizzazioni?

La domanda prende spunto dai risultati emersi dalle prime ricerche internazionali sul rapporto esistente fra le tecnologie digitali e il benessere organizzativo. Ricerche che finora hanno privilegiato gli Stati Uniti come area di indagine (complessivamente sono 14 le ricerche svolte, 28 le organizzazioni - di diversi settori industriali - studiate, oltre 3100 le persone coinvolte), i cui risultati sono stati raccolti da M.Tarafdar (University of Lancaster), J.D’Arcy (University of Delaware), O.Turel (California State University), A.Gupta (University of Tenessee) in The Dark Side of Information Technology, articolo pubblicato su MIT Sloan Management Review (Winter 2015, Vol. 56, No. 2).