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Last updateThu, 21 Sep 2017 2pm

Riorganizzazioni, processi decisionali e sindrome CSI

Le riorganizzazioni sono molto in voga. A conferma di ciò, questo dato: quasi la metà dei CEO avvia un riorganizzazione durante i primi due anni del proprio incarico (si veda Blenko et al., The Decision-Driven Organization, Harvard Business Review). Alcuni si fanno prendere dall’entusiasmo e avviano più ristrutturazioni. Le finalità di queste variano: possono avere come obiettivo il taglio dei costi oppure il perseguimento della crescita; una ri-focalizzazione della cultura organizzativa o anche un cambiamento di strategia.

Qualunque sia il contesto specifico, quasi sempre le riorganizzazioni portano importanti cambiamenti strutturali che vengono perseguiti con lo scopo di ottenere una migliore performance. Nonostante queste operazioni siano accolte da grandi fanfare e una retorica del nuovismo, molte organizzazioni falliscono nello scopo: uno studio di Bain & Company suggerisce che meno di un terzo delle riorganizzazioni producono effettivi risultati positivi sulla performance, la maggior parte non ha nessun effetto, e alcune hanno persino hanno impatti negativi!

Vuoi migliorare la tua capacità di prendere decisioni? Gioca a poker

Nei corsi in modalità MOOC offerti dal MIT - Massachusetts Institute of Technology, vi è anche un corso di poker. Si tratta di uno dei corsi aperti a tutti e gratuiti inclusi nel progetto MIT OpenCourseWare. Il corso, denominato Poker Theory and Analytics, è nato dalla Sloan Business School, istituzione interna allo stesso MIT. Coordinato da Kevin Desmond, professionista di poker laureato proprio al MIT, il corso parte da un assunto fondamentale, ovveroche esistano numerosi punti in comune tra poker e i processi decisionali in situazione di incertezza (soprattutto nel campo della finanza e del trading, ma non solo). L’obiettivo dichiarato è proprio quello di utilizzare tecniche strategiche del mondo del poker per l’apprendimento di alcune competenze utili ai processi decisionali e all’”intelligenza del rischio”.  

Formazione e impresa cooperativa. ?osa insegnare? (Seconda parte)

Nel nostro primo intervento abbiamo sostenuto che esistono due errori ricorrenti di natura opposta quando si discute di impresa cooperativa. E’ errato ignorare le sue specificità e la sua diversità. E’ errato pensare che possa sopravvivere senza sviluppare le abilità e le strutture delle imprese tradizionali. Se questo è vero, la formazione rivolta al settore cooperativo deve puntare su due fronti; quello della diversità e quello della competizione di mercato con l’impresa capitalista.

Sebbene la cooperazione nasca nel 1844 con l’impegno a “educare, formare e informare”, non in tutti i paesi del mondo e non in tutte le cooperative questo impegno è stato perseguito con la stessa dedizione. Sia per la difficoltà di identificare, col trascorrere del tempo, cosa fosse la diversità dell’impresa cooperativa sia per disinteresse e incapacità. D’altronde, la formazione è stata spesso trascurata anche dalle imprese tradizionali, ma per le imprese cooperative, come stiamo cercando di sostenere, esiste un doppio bisogno formativo e questo mancato investimento minaccia due volte il loro futuro.