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Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Livin’ in a project? “Retrogettarsi” per orientarsi

“Cosa siamo qui a fare?”… è una domanda che inevitabilmente emerge in alcuni momenti in ogni contesto organizzativo, e che esprime la necessità di ritrovare il senso dell’operare, il quale a sua volta può orientare fornendo coordinate forse perdute, forse dimenticate, forse semplicemente implicite. Qui la presenza di un “quadro progettato” – con obiettivi, finalità, tempi, indicatori ecc. – assume una grande utilità. Un’utilità poco riconosciuta se il pro-gettare viene considerato soltanto come fuga dal presente verso nuove mete future.

Che cosa ci succede quando progettiamo? Sequenze di emozioni nella progettazione

In questo post diamo uno sguardo alle emozioni tipiche della progettazione o, meglio, delle sue diverse fasi, seguendo studi pubblicati dall’IRS Istituto per la Ricerca Sociale. La progettazione di cui parliamo è quella partecipata o “dialogica”. Essa contempla relazioni numerose, continuative e aperte tra diversi interlocutori, distinguendosi così dalla progettazione “razionale” o “razional-sinottica”. La densità relazionale della progettazione dialogica ne rende l’aspetto emotivo molto più complesso, dunque più ricco. È interessante anche la figura del “conduttore”, con le relative competenze, legate, ancora una volta, alla gestione delle proprie e altrui emozioni.

Emozioni e progettazione nel sociale e nella formazione

Gli interventi e i servizi sociali sono ormai da molti anni accompagnati da un’esigenza costante e spesso pressante: quella della progettazione (De Ambrogio et al. 2013). Entreremo prossimamente in alcuni aspetti metodologici della progettazione nel sociale. Questo post inizia intanto a sviluppare alcune riflessioni sulla dimensione emotiva della progettazione, seguendo soprattutto una lettura di Ugo De Ambrogio e colleghi, e sviluppando un parallelo con le nozioni di “progetto”, “obiettivo”, “domanda”, “bisogno” quali compaiono nella formazione in contesti aziendali e lavorativi (e che interpreteremo nell’ottica psicosociologica di Kaneklin). Ci faremo anche aiutare da una realtà vivace di lavoro sociale e di ricerca: il Centro Territoriale Mammut di Scampia (Napoli).