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Last updateTue, 04 Sep 2018 2pm

Generazione Y e conseguenze a lungo termine dell’utilizzo dei media elettronici: Socrate ci salverà?

 

 

 

 

 

 

La capacità di pensare criticamente si sviluppa con l’età, e riveste un ruolo sempre più cruciale nel favorire i processi creativi e di innovazione all’interno delle organizzazioni. Quali sono gli effetti che l’uso (e l’abuso) dei media elettronici hanno sul pensiero critico?
Controllare gli aggiornamenti del profilo di Facebook o di Twitter, chattare su WhatsApp, GTalk, Skype e MSN, ascoltare l’ultimo singolo del gruppo del momento su YouTube, controllare la posta elettronica, guardare in streaming le puntate del proprio telefilm preferito: sono solo alcune delle attività che i più giovani (e non solo) svolgono quotidianamente e simultaneamente a tutte le ore del giorno e delle notte grazie ai nuovi media elettronici.

Il modello de “il vincitore prende tutto” può essere trasferito dal mondo della politica a quello delle imprese?

 

 

 

 

 

 

Anche nelle organizzazioni aziendali è possibile applicare vantaggiosamente il principio de ”il vincitore prende tutto”?

I sistemi elettorali in cui il vincitore prende  tutto (e all’opposto il perdente viene escluso) costituiscono l’emblema  della democrazia  anglosassone: in questo quadro,  il candidato giudicato più capace ha l’occasione di mettere alla prova le proprie competenze governando per un intero round, dopo il quale dovrà essere giudicato nuovamente.  Il contrario è invece quanto accade nei sistemi elettorali proporzionali, che incoraggiano la costruzione di coalizioni  e generano  un sistema di governo che tende a perpetuare lo status quo.  I sistemi in cui ”il vincitore prende tutto” mettono in pratica quel fondamento del darwinismo sociale secondo cui la sopravvivenza dei più adatti rende i sistemi sociali più efficienti ed efficaci. In altre parole, dalla supremazia dei talenti deriva, in generale, anche la sopravvivenza dello sviluppo economico e del benessere collettivo della società. Quindi, quando vale il principio che “chi vince prende tutto” non solo prevalgono i migliori ma trionfa anche la meritocrazia, intesa come requisito cardine di ogni sistema sociale.

Ad essere troppo buoni ci si rimette sempre. Oppure no?

Si è molto discusso negli ultimi anni di responsabilità sociale di impresa, intesa tanto da un lato che possiamo definire passivo (riduzione dell’impatto ambientale e sociale dell’attività industriale) quanto da uno invece maggiormente attivo (investimenti diretti in politiche “verdi”).

Se da un punto di vista etico tutto questo è senza dubbio positivo e apprezzabile, da un punto di vista più strettamente finanziario la questione è più complessa.

In sostanza: essere “buoni” è sempre un investimento a perdere? La performance sociale e quella finanziaria sono sempre correlate negativamente?