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Last updateWed, 18 Oct 2017 8am

Ancora parlando di Big Data: dall’internet delle cose all’internet delle persone e delle cose.

“Internet of Things”, “Internet of Signs” e “context”, sono questi tre i contesti che convergono andando ad alimentare il calderone del Big Data. Come brevemente accennato nel precedente articolo, Daniel E. Oleary introdusse per primo la distinzione tra le tre dimensioni concettuali, Chui et al. (2010), poi, hanno definito 'l’Internet delle cose' come:

“[…] l’insieme di sensori integrati in oggetti fisici - da strade a pacemaker - e collegati attraverso reti cablate e wireless, spesso utilizzando lo stesso protocollo Internet (IP) che collega Internet”.

IBM, Teradata, EMC. Tre nomi, tre definizioni un solo soggetto: Big Data.

In alcuni precedenti post si è già parlato del concetto di Big Data e si è cercato di descriverlo come una nuova realtà definita da nuove e innovative risorse di dati. Questi dati vengono utilizzati in maniera trasversale all’interno delle organizzazioni pressoché a vantaggio di tutti i dipartimenti e servizi, marketing, HR, customer services e product development. Fermo restando che la sfida consta nella capacità di catturare le informazioni e nel saperle utilizzare appropriatamente mediante specifici strumenti di analisi, è anche molto interessante soffermarsi poco più a monte del processo e investigare alcune importanti definizioni “vendor-based”, ovvero elaborate direttamente da chi è coinvolto, più di altri, nel processo di produzione e smistamento di tali informazioni digitali: IBM, Teradata, EMC.

Master of the Sea! La Flotta Imperiale Britannica fucina di leader e grandi maestri

Da sempre la letteratura marinaresca cattura l’immaginario collettivo scatenandone le più profonde fantasie. Forse perché evocativa di un rapporto d’amore e odio tra l’uomo e il mare, tanto bello e affascinante quanto crudele e pericoloso, o forse anche perché foriero di un intrinseco desiderio di sfida nei confronti di ciò che palesemente si presenta immensamente superiore. Ogni volta che leggiamo racconti di uomini coraggiosi, di capitani di ventura, mettersi al comando di navi o semplici imbarcazioni e solcare le acque di mari ed oceani, assistiamo - per lo meno a livello immaginativo - alla “raccolta” del classico guanto di sfida; a quell’irrefrenabile desiderio di superare i propri limiti, di mettersi alla prova e raggiungere un obiettivo. In quest’ottica i comandanti militari possono essere visti come i capostipiti di un’antica generazione di leader in grado di guidare attraverso tempeste e imprevisti d’ogni tipo il proprio equipaggio.