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Last updateTue, 10 Jul 2018 11am

Lo skill mismatch e la skill strategy nel nostro Paese: non solo formazione ma anche servizi per l’impiego

Cosa vuol dire skill mismatch? Quale peso ha lo skill mismatch in Italia?  Alcune considerazioni di massima possono aiutare a comprendere il costrutto. Viviamo in un Paese che ha un alto tasso di disoccupazione. Allo stesso tempo diverse indagini (Manpower, CEDEFOP, ILO, etc.). testimoniano di un mondo imprenditoriale che assumerebbe lavoratori, ma non ne trova con le competenze necessarie. Passando dall’Italia all’Europa il rapporto Matching Skills and Labour Market Needs del World Economic Forum sottolinea come: “In Europa circa 4 imprese su 10 riportano di avere difficoltà nel trovare lavoratori con le competenze richieste” (World Economic Forum, 2014, p. 9).

Le competenze digitali per lo sviluppo dell’innovazione organizzativa

Oggi stiamo diventando tutti pienamente consapevoli della profondità e dell’ampiezza della trasformazione digitale. Il punto di partenza è stata l’impresa, ma oggi è riduttivo circoscrivere l’impatto delle nuove tecnologie nel perimetro delle aziende. È per questa ragione che il governo giapponese preferisce parlare di Società 5.0 e non di Industria 4.0 S’intende cioè evidenziare che le nuove tecnologie influenzano l’intero sistema socio-economico: dalla sanità, all’agricoltura, ai servizi. In ogni caso l’Industria 4.0 ha la caratteristica di essere un’innovazione che comprende una pluralità di tecnologie e know how complementari tra loro così da rendere poco efficaci gli approcci basati sul tradizionale modello del trasferimento tecnologico. L’esperienza di Confindustria Veneto Siav nei programmi di formazione per le piccole e medie imprese del territorio mostra infatti che l’acquisizione delle nuove tecnologie rappresenta la fase iniziale del processo di innovazione, ma difficoltà e ostacoli emergono successivamente quando le nuove conoscenze devono essere integrate nelle prassi aziendali[i]. Lo sviluppo di capacità organizzative complesse richiede una formazione in grado di sostenere l’intero processo di innovazione: dapprima per aprire la visione degli imprenditori, poi per trasformare la nuova conoscenza acquisita per adattarla nei contesti aziendali e, infine, per incorporarla in processi, strutture organizzative e ruoli.

La lunga strada verso le competenze digitali

Quando oggi si parla molto, forse troppo, dei ruoli e delle competenze richiesti dalla trasformazione digitale, prima di approcciare la mole di sillabi e di elenchi di competenze disciplinari o incardinate ai profili di ruolo, vale la pena di provare a prendere in considerazione alcuni aspetti, diciamo di fondo, che servono a inquadrare il tema e a problematizzarlo.

Prima di tutto, per ipotizzare competenze, sia tecnico scientifiche che trasversali, bisogna a mio parere guardare alle attività e ai task che le competenze servono a svolgere. E sono attività profondamente innovate dai processi trasformati dall’Intelligent data processing, dagli algoritmi complessi che consentono alle macchine di apprendere e dalla capacità dei sensori applicati alle macchine di interagire tra loro, per parlare solo degli aspetti più salienti che vanno sotto il nome di Industry 4.0.

Il lavoro mentale

Mi limito al settore del manufacturing, che più conosco, per dire che tali applicazioni, attraverso l’anomaly detection, la predictive analysis e la pattern discovery, rendono squisitamente mentali una serie di attività tipiche del processo produttivo, quali la manutenzione preventiva, la riduzione degli scarti, il miglioramento della qualità, l’analisi delle fermo-macchina per prevenirne le cause, il monitoraggio e il riallineamento dell’intero processo produttivo E con ciò enfatizzano le componenti cognitive non solo del lavoro tecnico ma anche di quello operaio.