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Last updateTue, 10 Jul 2018 11am

Il bisogno di competenze ibride per affrontare e gestire consapevolmente le sfide dell’industria 4.0

Ogni giorno ascoltiamo o leggiamo di innovazioni digitali e dei loro impatti in diversi settori e contesti, come migliorano la nostra vita o come creano nuove opportunità di business. Cognitive computing (tra cui il machine learning), Internet of Things, Big Data, cloud e fog computing, sono tra i fenomeni che nel terzo millennio hanno acquisito un’importanza rilevante, rientrando in quelli che sono considerati alla base dell’Industria 4.0.

Comprendere gli impatti organizzativi e sociali derivanti dall’adozione di queste tecnologie, richiede nuove tipologie di competenze, necessarie per operare consapevolmente nell’ecosistema digitale.

In questo ecosistema le informazioni costituiscono l’elemento principale che guida i processi decisionali che portano poi a far intraprendere una specifica azione da parte dell’uomo o delle macchine (autonomous systems/robots). Il fenomeno dei Big Data ad esempio enfatizza la disponibilità di una mole sempre crescente di informazioni, che potenzialmente potrebbe permettere di compiere delle scelte sempre più accurate e in tempi brevi.

Un report pubblicato sul MIT (Massachusetts Institute of Technology) Sloan Management Review riporta una analisi longitudinale che copre un arco temporale di 8 anni in cui sono stati intervistati circa 1900 manager, business executives e analisti. Tra le varie informazioni raccolte, ogni anni è stato chiesto agli intervistati se in quello in corso avevano a disposizione maggiori dati utili rispetto all’anno precedente, e almeno il 70% del campione ha sempre risposto affermativamente nell’arco degli 8 anni. Nel 2017 sono stati il 77% a rispondere in questo modo.

La rivoluzione educativa dei docenti-robot è dietro l’angolo oppure no?

Sono almeno due gli scenari, attuali o futuribili, di utilizzo dei robot in contesti scolastici: uno scenario rivoluzionario che prevede che i robot possano sostituire gli insegnanti ed uno continuista che assume che i robot siano uno strumento educativo nelle mani degli insegnanti. Il primo scenario ipotizza il declino progressivo del ruolo dell’insegnante così come l’abbiamo conosciuto fino ad ora. Il secondo invece prevede che i cambiamenti di competenze professionali dei docenti siano solo marginali ed incrementali rispetto al ruolo che giocano attualmente. Oggi siamo in mezzo ad un guado e risulta difficile fare delle previsioni accurate e totalmente verosimili. Tuttavia le argomentazioni alla base di ciascuno degli scenari ci possono aiutare a comprendere cosa sta accadendo ed a partecipare attivamente alla discussione che è in corso fra gli addetti ai lavori.

Una rivoluzione nel mondo dell’educazione: la presenza di insegnanti umani è destinata a essere velocemente soppiantata da robot

L’utilizzo di robot come sostituti degli insegnanti è al centro di uno studio pubblicato nel 2011 nel quale alcuni ricercatori della Tokyo University of Science descrivono l’utilizzo di un androide chiamato SAYA nel ruolo d’insegnante robotico.  SAYA è  un’androide  di sesso femminile che ha gestito attivamente il ruolo d’insegnante in una una classe elementare di una decina di studenti a Tokio. Lo studio è stato fonte di ispirazione per il Technion–Israel Institute of Technology e il MadaTech di Haifa, che hanno  costruito,  anche loro, un androide chiamato RoboThespian,  progettandolo  in maniera che sia il più possibile capace d’imitare i movimenti ed i gesti di una persona vera  per poi arrivare a sperimentarlo  come insegnante  in una classe di scuola primaria. Sir Anthony Seldon, dell’University of Buckingham, afferma quindi  in un libro, appena uscito,  dal titolo “La quarta rivoluzione educativa”  che la presenza di insegnanti umani è destinata a essere soppiantata da robot in grado di adattarsi alle caratteristiche individuali dei discenti. A questo proposito Anthony Seldon afferma che fino ad ora l’intelligenza artificiale ha toccato solo in maniera marginale il settore dell’educazione ma le cose sono destinate a cambiare rapidamente. Infatti gli insegnanti saranno sostituiti, entro dieci anni, in maniera radicale e massiva da robot intelligenti capaci d’interagire efficacemente con i discenti. Insomma la rivoluzione dei robot nel mondo dell’educazione è alle porte. 

Digital transformation: riuscirà la funzione HR a trasformarsi da convitato di pietra ad attore protagonista?

Da qualche tempo c'è un termine che sta monopolizzando il dibattito all'interno delle organizzazioni. Non c'è azienda, istituzione accademica, società di consulenza, che non abbia collocato la "digital transformation" come una delle priorità nella propria agenda di lavoro. La ragione è comprensibile. Sta cambiando tutto. E ciò crea dei seri problemi di competitività e adeguatezza delle strategie.

Oltre le "parole bandiera"

La "digital transformation" corre tuttavia il rischio in cui incorrono tante "parole bandiera" (pensate a "innovazione" e "agilità" ad esempio) di finire nel deposito delle parole consumate dall’uso, talvolta improprio, che se ne fa, e dalla lettura talora semplicistica che si attribuisce a un certo fenomeno. Se c'è una differenza fra la "meccanizzazione" degli anni '70 del novecento, la continua "automazione" largamente perseguita negli anni '80 e '90 e ciò che oggi intendiamo per "trasformazione digitale", è che le prime due definizioni hanno sempre privilegiato l'aumento progressivo dell'efficienza dei processi e la conseguente riduzione dei costi di produzione. Affrontare oggi questo mutamento con gli stessi obiettivi e gli stessi approcci sarebbe limitativo e probabilmente disastroso. Siamo tutti convinti che il tema del digitale non possa ritenersi correttamente affrontato solo con investimenti in nuove tecnologie, pur affiancati da un processo di trasferimento delle competenze necessarie a utilizzarle.Vanno aggiunti, a mio giudizio, due elementi fondamentali che hanno a che fare con l'evoluzione e, talvolta, il ripensamento: