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Last updateWed, 18 Apr 2018 10pm

Chi sono e quali sono le migliori aziende per cui i Millennial desiderano lavorare

La generazione dei nati dopo l’inizio degli anni ottanta, i cosiddetti “nativi digitali”, o “Millennial”, sta assumendo una rilevanza crescente nella forza lavoro italiana. Le particolari caratteristiche che vengono attribuite a questi nuovi talenti, dal pensiero innovativo al “multitasking”, e il loro elevato livello culturale, portano le aziende a interrogarsi su come li si possa inserire al meglio e trattenere. Per questo motivo Great Place to Work, nell’ambito della sua ricerca annuale sulla qualità dell’ambiente organizzativo, ha voluto mettere a fuoco in modo specifico questo segmento di popolazione. Qui di seguito sono illustrate alcuni dati e riflessioni frutto del lavoro di ricerca di Great Place to Work.

Millennial: una generazione in cerca di “autore”?

William Strauss e Neil Howe - autori di Generations: The History of America’s Future, 1584 to 2069 (1991) e di Millennials Rising: The Next Great Generation (2000) - fissano nel 1982 e nel 2001 gli estremi della generazione dei Millennial, rimarcando la discontinuità culturale di una fascia di età oggetto di un inedito condizionamento politico e culturale da parte dei media; d’altra parte, Elwood Carson predilige indicare il 1983 quale inizio dell’epoca di quelli che lui definisce “New Boomers”, avendo adottato come parametro la ripresa delle nascite. La generazione dei cosiddetti Millennials è stata oggetto di molteplici appellativi, tutt’altro che sovrapponibili gli uni con gli altri. Ma anzitutto, chi sono? Stiamo parlando di ragazze e ragazzi nati tra il 1980 e la metà degli anni ’90 - la generazione del millennio, appunto. Ma questa è solo la più sobria (e diffusa) tra le definizioni, quella statunitense. Nel Regno Unito e in Australia, per esempio, si preferisce parlare di “Generazione Y” per distinguerla dalla “X” - usando il termine che apparve per la prima volta nell’agosto del 1993 sul settimanale Advertising Age; in Svezia si è coniato invece il concetto di “Curling Generation” alludendo ai giovani cui i genitori si preoccupano di spianare ogni ostacolo che potrebbero incontrare sul loro percorso. In Germania Oliver Jeges li ha ritratti come la “Generation Maybe”: ovvero quelli che “vogliono tutto, non osano e dicono solo forse”. In Spagna, d’altra parte, è frequente sentirli chiamare “Ni-Ni”, trovandosi molti di loro nella situazione di chi “ni trabaja, ni estudia”. Mentre i giapponesi li hanno battezzati “nagara-zoku”, ovvero “coloro che fanno sempre due cose alla volta” - con esplicito riferimento alle “tendenze multitasking” di una generazione sempre più proiettata nel mondo delle tecnologie digitali.