07232018Mon
Last updateTue, 10 Jul 2018 11am

Millennial, prove tecniche di ritratto. Tra individuale e collettivo

Le riflessioni dei post fin qui raccolti ribadiscono - ciascuna a suo modo - la complessità del “problema-Millennial”. A partire dalla questione che, con una qualche approssimazione, potremmo definire tassonomica. Per lo meno da Aristotele a Feyerabend, la storia dell’epistemologia e della scienza ci ha mostrato come una categoria quanto più ampia ambisse ad essere tanto più dovesse rinunciare alla variegata abbondanza della realtà. E, ovviamente, “Millennial” non fa eccezione da questo punto di vista.

Pertanto, se è certamente opportuno e necessario mostrare (come in particolare Dario Forti e Ugo Bonora hanno fatto) la varietà di caratteristiche e di condizioni che si possono incontrare all’interno delle diverse interpretazioni della categoria in oggetto; d’altro lato, mi pare siano emerse da più parti alcune costanti che meritano una qualche attenzione. E che, ovviamente, non impediscono e non escludono di tener conto di quella attenzione all’irriducibilità del singolo che è stata più volte richiamata, anche con un puntuale riferimento a “Il management dell’unicità” dell’amico Pievani e di Giuseppe Varchetta.

Un approccio che Dario Forti efficacemente individua nella “possibilità per il management di linea e le Risorse Umane di esercitare quella cura delle persone che mettesse insieme le esigenze di efficienza e competitività delle imprese con le aspirazioni degli individui a ‘diventare se stessi’”.

I Millennial e la digital trasformation delle organizzazioni: auguri ai Millennial!

I Millennial sono, per certi aspetti, le persone che sognavamo di avere quando ci occupavamo di Change Management nei lontani anni novanta del secolo scorso. Allora lavorando in silos di competenze quante volte avremmo desiderato persone collaborative, capaci di team building, con visione integrata dell’azienda, o, dalla parte delle tecnologie, strumenti più facili da usare, creati per i non specialisti non solo per i tecnici informatici, pervasivi nell’attività quotidiana? Ebbene signori, ci siamo, ma forse non ce ne siamo accorti o non sappiamo ancora inserire e gestire i Millennial nel modo giusto, o piuttosto l’azienda è rimasta nei suoi silos burocratici. La vera sfida consiste nel porre la cultura dei Millennial al centro dei processi di Digital Transformation che le imprese stanno vivendo oggi ed in prospettiva.

Millennial e altre generazioni nelle organizzazioni

Dopo una generazione né carne né pesce, tanto da essere definita come … indefinita, X appunto, succeduta ai travolgenti Baby Boomer, ecco si avanza, secondo le ricerche sociali, un nuovo cluster di persone radicalmente diverso dai precedenti per il radicale cambiamento tecnologico e politico- sociale avvenuto negli ultimi venti/trenta anni nel mondo.

Generazione digitale, nel positivo, capace di interagire in modo familiare con le tecnologie disruptive della nuova rivoluzione industriale, ma anche, nel negativo, caratterizzata da vissuti di insicurezza, difficoltà di definire una identità collettiva e di alimentare in sé un desiderio di riuscita che possa trovare sbocco in carriere dal tracciato predefinito, come avveniva per le generazioni precedenti.

Da una parte le crisi economico finanziarie ricorrenti e uno scenario politico-sociale con segnali cupi che mettono in crisi l’idea illuminista di una progressiva crescita sia economica che democratica, in cui ciascuno possa percepire di scegliere e che le scelte personali siano in grado di influenzare i destini collettivi.