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Last updateThu, 21 Sep 2017 2pm

Smart working per smart people. Siamo a posto così?

Non so se il titolo è appropriato. Ci penserò alla fine. Ciò che mi è chiaro – e per questo ho voluto rispondere al bel post di Stefano Za – è che con l’espressione “smart working” (o con varianti come “flexible working”) si intende ormai rappresentare situazioni lavorative che ben interpretano l’attuale momento di trasformazione competitiva delle imprese, del lavoro e della vita delle persone, delle opportunità offerte dai contesti metropolitani.

Non ci sarebbe molto altro da dire. Senonché forse ancora non se ne è compreso bene il significato e gli impatti.

Concordo sul fatto che la tecnologia non è l’unica spiegazione dello smart working, che è da considerare solo come un fattore abilitante (enabling). Ma non è stato sempre così? Ogni passaggio, più o meno graduale o discontinuo nelle forme e nei comportamenti organizzativi, non è sempre stato preceduto e accompagnato da innovazioni tecnologiche che hanno o accelerato (la catena di montaggio) o trasformato (la telefonia mobile) i modi di lavorare e di relazionarsi delle persone? Difficilmente le organizzazioni gerarchico-funzionali sarebbero passate ad un funzionamento per processi se non vi fosse stato il supporto di sistemi informatici integrati (SAP, per intenderci); analogamente, il modello a “rete globale” sarebbe stato inimmaginabile prima di Internet.

Smart working e competitività: oltre il welfare aziendale

Non sono un esperto di smart working e “faccio mie” le indicazioni che emergono dai post introduttivi a questa discussione, su cui concordo in larga parte. Da anni tuttavia, mi occupo di come i driver competitivi, mercato e tecnologia impattano sui modelli di business e in questa chiave intervengo sul tema.

Le pratiche di smart working sono ancora molto “interne” ed orientate al welfare aziendale

Le esperienze osservate in diversi contesti sono ancora molto ancorate a pratiche e logiche molto interne alle imprese. La maggior parte delle iniziative sono infatti molto incentrate sul tema del “welfare aziendale”. La flessibilità lavorativa e la riduzione del disagio da spostamento sono ritenuti fattori importante per i lavoratori e sono numerose le pratiche che abilitano processi di questo tipo. I risultati che emergono sono interessanti, tuttavia ancora molto collegati a una visione tradizionale di impresa. La dimensione del “life balance”, predomina, l’aspetto principale è quello di restituire al lavoro e al luogo di lavoro dimensione di accoglienza, ascolto e non ostilità. Accanto a queste dimensioni, emergono decisioni più operative, quali quelle di recuperare efficienza nella distribuzione dei posti di lavoro, nella sostanza spazi più piccoli e più razionalizzati. Il legame con la competitività è ancora parziale, se non in una logica di rapporto win win azienda lavoratore/lavoratrice in termini di costi. 

Smart working in Enel vuol dire “Cultura Open Power”

Parte nel giugno 2016 la prima sperimentazione in Enel di smart working che ha riguardato circa 500 persone, i cui risultati positivi hanno dato l’avvio all’estensione di questo progetto che riguarderà gradualmente, da giugno a dicembre 2017, circa 7000 dipendenti su tutto il territorio italiano.

Chi, quando, dove e come

L’attivazione è su base volontaria. Sia il dipendente che l’Azienda possono sempre recedere. Sono esclusi i neo assunti, apprendisti, part time verticali o specifiche situazioni di incompatibilità organizzativa.

La pianificazione va definita con il responsabile, tenendo conto delle necessità del team di lavoro e di una equilibrata distribuzione complessiva delle giornate di lavoro agile nell’arco della settimana, evitando picchi di concentrazione nella stessa giornata.

L’attività potrà essere svota presso la residenza/domicilio o presso altro luogo idoneo che consenta la necessaria connettività e risponda criteri di sicurezza e riservatezza.

Allo smart worker si applicano tutte le discipline legislative e contrattuali vigenti. La giornata di lavoro agile è equiparata a tutti gli effetti di legge e di contratto ad una giornata di «orario normale» di lavoro.