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Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Non sono mai esistiti i team (creativi) come una volta

C’è team e team e poi ci sono i team creativi che sono il paradiso terrestre dei team. Per definizione, un team creativo funziona combina al meglio le regole della creatività (pensiero laterale, divergenza, brainstorming, eclettismo e ricombinazione, ecc. ) e del team (ascolto, collaborazione, fiducia, coesione, condivisione, ecc.).  Questo sulla carta. Nella realtà?

Cos’è un team creativo?

Nella realtà il modo di funzionamento del team, dipende da cosa abbiamo in testa come team creativo. A me ne vengono in mente due. Da un lato, c’è il team composto da persone che hanno in comune la modalità creativa, ma con competenze differenti e complementari. Assomiglia, con un esempio azzardato, all’A-Team, tanti specialisti complementari che con l’affiatamento creano un macrorganismo efficace. Per esempio, se pensiamo alla pubblicità, un team creativo è composto da copyart ed altre specializzazioni creative. Per dirla alla Edward De Bono, sono persone che indossano uno stesso cappello ma con teste diverse.

Ma un team creativo può anche assomigliare ai Fantastici 4 o agli Avengers Marvel: persone con poteri (competenze e capacità) non necessariamente complementari, ma che insieme finiscono con il diventare una formidabile macchina da guerra e riescono a risolvere creativamente un problema.

Lavorare in teams virtuali nel mondo “glocal”. Come fare?

Velocità, interconnessione, immaterialità, mondo globale e mondi locali intersecati in modi i più vari a seconda delle geografie e dei fusi orari sono sempre più parte del nostro quotidiano.

La rivoluzione digitale sta cambiando il modo in cui viviamo, lavoriamo, ci relazioniamo gli uni agli altri. Siamo sempre più interconnessi attraverso telefonini, computers e altri smart devices molto potenti in termini di connettività audio e video, gestione e archiviazione digitale delle informazioni. Gli sviluppi in ambito di quantum computing, robotica, stampanti 3D, internet of things, nano e biotecnologie, big data, predictive analytics, virtual communities e libraries  (molto simili al “Mondo 3” di Karl Popper) contribuiscono a generare scenari di vita e lavoro piuttosto diversi da quelli per noi consueti - seppur già in cambiamento continuo (????? ???).

In questo scenario, una delle più grandi barriere che si frappongono tra noi e un team che funziona è costituita dalla differenza (e diffidenza) cross-culturale. Come possiamo fare per facilitare il lavoro in teams virtuali nel mondo “glocal”? Acquisendo un po’ più di consapevolezza relativamente alle principali formanti antropologiche dello scenario di riferimento e, poi, utilizzando alcuni semplici strumenti che ho raccolto e rendo disponibili in un link riportato alla fine di questo testo.

I gruppi di oggi: variegate forme di esistenza ed engagement

Che dire dei gruppi di oggi? Sono virtuali, temporanei, partecipati più d’uno simultaneamente, labili nel tempo, come scrive Serrelli, nel suo bell’articolo. Apparentemente negano, con le loro variegate forme di esistenza, tutto quello che abbiamo imparato e insegnato sui gruppi in questi ultimi 30 anni.

Che ci sono, ad esempio, alcune condizioni alla base della loro possibilità di efficacia. La prima è la durata, la storia comune, come la descrive Edgar H. Schein, in un articolo “basilare” per il management[1]:

Un gruppo dato è un insieme di persone 1) che sono state insieme abbastanza a lungo da aver condiviso problemi significativi, 2) che hanno avuto l’opportunità di risolvere quei problemi e di osservare gli effetti di quelle soluzioni, 3) che hanno acquisito nuovi membri ... (cioè) un insieme di persone, definibile nei termini indicati, con una storia comune.