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Last updateThu, 21 Sep 2017 2pm

Fatto il gruppo bisogna costruire la collaborazione: gli sharing people

Ho raccolto molti spunti dall’ampia ricognizione di Emanuele Serrelli, molti stimoli dall’esperienza dei Laboratori di Sviluppo (accennati da Dario Forti), “in cui si aiutano le persone a riesaminare incidenti ed episodi critici”, e mi sono ritrovato in piena sintonia con “l’allenare le competenze di cooperazione con gli altri” richiamate da Luca Quaratino. Io qui cerco di scendere nel pratico e nel quotidiano per isolare quali sono gli atteggiamenti, le attenzioni, i benefici ma anche le frustrazioni che in 25 anni di lavoro ho ritrovato nel modo di stare nelle organizzazioni complesse e nei gruppi di lavoro più o meno stabili, formali o informali, oggi anche attraverso i social media. Per sintetizzare e ragionare sul tema, visti i miei trascorsi di formatore o più probabilmente per il mio presente di padre di 4 bimbi, mi sono ritrovato a prendere spunto da una fiaba africana: “I doni scambiati”. Senza la pretesa che in questa mia lettura ci sia tutto e con la consapevolezza che la metafora è, in certi passaggi, un po’ forzata, vi chiedo prima di tutto di leggerla in modo che ad ognuno possa suscitare riflessioni personali che poi confronterete con le mie (il link sopra).

Perché in futuro la leadership non potrà che essere collaborativa

Non posso che essere d’accordo con quanto affermato da Emanuele Serrelli sul fatto che non ci sono più i team di una volta e che lo scenario immaginabile è quello in cui robot intelligenti aiuteranno le imprese ad essere più efficienti. Gli uomini però non devono e non possono arrendersi, piuttosto puntare su immaginazione, creatività, intuito per andare lì dove l’intelligenza artificiale non può arrivare.

Jeremy Rifkin, la società marginale a costo zero ed i commons collaborativi

Come sottolinea Jeremy Rifkin, "Nell’era che si sta affacciando, impegnarsi a fondo nel Commons collaborativo assumerà la stessa importanza che nell’economia di mercato ha avuto lavorare duramente e l’accumulazione di capitale sociale diventerà preziosa quanto lo è stata l’accumulazione del capitale di mercato. A definire il grado di realizzazione esistenziale degli individui saranno l’attaccamento alla comunità e la ricerca di trascendenza e significato e non la ricchezza materiale. I ragazzi della generazione di Internet concepiscono se stessi più come giocatori che come  lavoratori, considerano le proprie qualità personali più doti che competenze, e preferiscono esprimere la loro creatività in un social network anziché lavorando in postazioni d’ufficio o svolgendo attività autonome in un contesto di mercato. L’internet delle cose libererà gli essere umani dall’economia di mercato per orientarli alla ricerca di interessi comuni e immateriali nel Commons collaborativo."

Sarà dunque l’unione di più persone a realizzare i cambiamenti che servono e non lo sforzo dei singoli.

Tre aree chiave per sostenere la cultura dei gruppi nei servizi educativi

La riflessione sui gruppi interroga la mia posizione di ricercatore e consulente pedagogico impegnato a supportare le équipe nei servizi educativi, in un momento storico in cui la dimensione politica ed etica del lavoro educativo rischiano di restare sullo sfondo come degli impensati, gravati da una dimensione produttivistica che sta sempre più orientando le pedagogie «implicite» dei servizi educativi. Dover far fronte a questo paradosso sta generando non poche sofferenze negli operatori e nei servizi, i primi costretti ad assumere, nell’esercizio del loro lavoro, sguardi plurimi e difficilmente integrabili tra loro e i secondi sempre più gravati da forti aspettative di produttività e da prospettive incerte.