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Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Valutare e certificare le competenze genera valore. Ma resta ancora molto da fare (e da cambiare).

I molti contributi che in questi mesi hanno animato la ricca discussione su “La valutazione e la certificazione delle competenze” avviata dal post di apertura ci permettono di fare il punto sulla situazione attuale delle iniziative e degli approcci al tema. Inoltre ci aiutano a ricostruire una dettagliata mappa delle possibili derive nelle quali si può scivolare, e che possono portare a dover rendicontare risultati ben diversi rispetto a quelli attesi. In terzo luogo, dal dibattito emergono sollecitazioni in merito sia a ciò che resta da fare, sia a ciò che è già stato fatto ma che è necessario rivedere, per rendere davvero efficace la pratica della valutazione e della certificazione delle competenze. Infine, emergono gli elementi essenziali di uno scenario reso affascinante dal suo apparire – a prima vista - avveniristico.

Valutare per certificare la formazione nella società della conoscenza

“Un aspetto essenziale della nostra filosofia direzionale è l’impostazione concreta data alla valutazione aziendale… L’enorme mole di lavoro che si cela dietro alla valutazione aziendale sta nel trovare e nel riconoscere i fatti e la circostanze riguardanti la tecnologia, il mercato e simili che assumono forme sempre diverse. La rapidità dell’evoluzione tecnologica moderna rende la ricerca di fatti assolutamente necessaria nel campo industriale.” Alfred P. Sloan[1]

Le modalità di valutazione della formazione  non solo assumono  una grande rilevanza nello scenario socio-economico dominato dalle aziende cognitive ma costituiscono anche un presupposto della attività di certificazione formativa. In un'economia legata ad un modello caratterizzato dalla produzione di servizi e da prodotti in cui l'elemento immateriale soppianta quello materiale, diviene  fondamentale saper valutare la conoscenza posseduta, i metodi per incrementarla nelle persone, le possibilità di renderla operativa all’interno della propria offerta e l’esito degli investimenti effettuati per accrescerla.

La cosa è peraltro vitale per le istituzioni formative  perché proprio dagli esiti sopra citati dipende la loro importanza e legittimazione agli occhi dell’impresa nonché… l'assegnazione di ricchi o poveri budget.

Il valore della qualificazione delle competenze e delle abilità: il modello sviluppato da APAFORM - Associazione Professionale ASFOR dei Formatori di Management

La Legge 4/2013 il riconoscimento del valore della qualificazione delle competenze

Il confronto che da anni si è sviluppato, con alterne fortune, sul tema del valore della qualificazione-certificazione delle “competenze” e delle “abilità” ha trovato in Italia un’accelerazione con la Legge nr. 4 del 14 gennaio 2013 "Disposizioni in materia di professioni non organizzate", che ha gettato le basi per il consolidamento e la nuova costituzione di Associazioni per dare un riconoscimento alle professioni non regolamentate. Un processo sostenuto dall’Unione Europea al fine di consentire una più efficace circolazione delle “Persone” e con un riconoscimento delle competenze – abilità, frutto di una serie di processi formativi, di apprendimento sul campo e pratica quotidiana.

La Legge 4/2013 rappresenta una grande opportunità per il sistema italiano per dare corpo e riconoscere il valore alle diverse professioni senza Albo o Ordine, portando in evidenza competenze che nella nostra società rappresentano una parte significativa dello sviluppo economico e dei processi di innovazione.