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Last updateWed, 18 Oct 2017 8am

Il 70-20-10 ed il paradosso della saggezza

La riflessione proposta è estremamente sintonica con alcune domande che, in questo periodo un po’ di bilancio di una vita passata a svolgere il ruolo di formatrice, mi sto ponendo. Leggendo lo stimolo di Raoul Nacamulli la prima reazione  è  relativa alla magica attrazione delle formule, un desiderio legittimo di mettere in riga e prevedere questo mondo così spesso caotico e irrazionale.

L’apprendimento non è una pratica solitaria ma si sviluppa nella relazione con gli altri

Che la componente più rilevante dell’apprendimento avvenga durante il lavoro credo sia un’affermazione non contestabile, per quanto riguarda le percentuali non ho dati significativi da confrontare.

Ciò che mi ha sempre colpito nella formula del 70-20-10 è la distinzione tra “lo svolgimento concreto di attività lavorative e la risoluzione dei problemi” e “il feedback di capi e colleghi”.Come se “dare un senso alle esperienze di lavoro e di vita vissute tramite delle appropriate “pratiche riflessive” fosse un’attività solitaria condotta fuori dal contesto costituito da relazioni sociali essenziali per l’espletamento delle proprie attività e la rielaborazione delle stesse.

70-20-10 e la formazione nell’era social

Una delle domande che deve porsi oggi chi si occupa di formazione è come costruire dei nuovi modelli di apprendimento che siano basati su un’ottica collaborativa. Non più un metodo di apprendimento a “senso unico”, dove una persona trasmette le informazioni e i destinatari si limitano a riceverle, ma un modello in cui lo scambio di conoscenze sia bidirezionale.