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Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Per una critica salubre al 70-20-10: a cosa formarsi e con quale senso?

In tutte le organizzazioni, per lo meno nel loro dichiarato, si sente ripetere che i professionisti devono essere disposti a:

•             imparare sempre e da tutto,

•             essere flessibili per essere sempre più efficienti,

•             vivere la diversità, intesa – surrettiziamente -, come opportunità di conoscenza

•             cambiare i parametri della propria esistenza (in una logica di autoformazione continua). 

Il tutto indifferentemente che avvenga nel 70 informale o nel restante 20 o 10 più o meno formalizzato.

Demistificare il 70-20-10

Il modello 70-20-10 è stato adottato, a livello internazionale, trasversalmente da ogni tipo di azienda, dalla piccola alla multinazionale e in ogni settore industriale. E tuttavia, ci si potrebbe chiedere, senza correre il rischio di apparire troppo dietrologi, se ci sia sufficiente discussione riguardo a come applicare il modello, come interpretarlo, integrarlo, comunicarlo nei diversi contesti e per differenti finalità. Alcuni ricercatori australiani della Deakin University (http://www.deakin.edu.au/) si sono posti queste domande e la risposta è stata un secco “no”.  Per questo motivo è stata svolta una ricerca che ha visto il contributo di 24 organizzazioni internazionali.

Le sfide del 70-20-10 viste dal Brasile

L’equazione 70-20-10 non deve essere una “bibbia”, ma un orientamento da applicare strategicamente considerando il contesto dell’organizzazione in questione: settore industriale, situazione di mercato, andamento dell’impresa, riferimenti etnografici. In Brasile, per esempio, viviamo una realtà peculiare molto diversa da quella europea: un Paese giovane che beneficia di un bonus demografico che durerà fino al 2020 circa, un mercato interno in crescita molto stimolato dal consumo delle classi emergenti e incentivato dal potere pubblico, massicci investimenti in infrastrutture di futura realizzazione e una cospicua disponibilità di materie prime che lo rendono un Paese con un forte potenziale di crescita. Tuttavia, ci troviamo anche davanti ad un ostacolo che ne limita le possibilità di sviluppo. Recentemente uscito  da un quarantennio  di dittatura, con una  democrazia ancora giovane, il Brasile si ritrova ad affrontare un momento socio economico favorevole con un gap storico in educazione a tutti i livelli. In questa realtà, l’investimento in educazione, formazione e qualificazione tecnico professionale diventa strategico poiché risuta il fottore crititco  capace di rallentare o velocizzare il processo di sviluppo.