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Last updateThu, 21 Sep 2017 2pm

Il lavoro agile in Accenture: un “work environment”determinante per la forza lavoro del futuro

In Accenture il lavoro agile è una realtà dal 2009 e coinvolge oltre 500 dipendenti. L’azienda è tra i principali promotori del modello del lavoro agile in Italia

Accenture, azienda alla guida dell’innovazione in Italia, occupa oltre 12.000 dipendenti e negli ultimi quattro anni ha assunto con un ritmo di circa 1.500 persone. È pioniera in Italia del lavoro agile, attivato già dal 2009 come modalità complementare al tradizionale lavoro in ufficio.

Il progetto Smart Working in FERRERO

Il progetto Smart Working Ferrero nasce con l’obiettivo di favorire il work-life balance per i dipendenti e consolidare il patto di fiducia tra l’Azienda e il collaboratore. Riteniamo inoltre rappresenti una leva importante di employer branding & talent retention.

Il progetto pilota

Lanciato a marzo 2017, su un pilota di circa 100 dipendenti del comprensorio albese (coinvolgendo da subito anche i dirigenti), con partecipazione facoltativa e la possibilità di lavorare in smart working un giorno alla settimana da qualsiasi luogo idoneo, ha raggiunto in pochi mesi l’adesione del 99% dei dipendenti coinvolti, in pari misura uomini e donne. 

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  • Il modello 70-20-10 è una golden rule per l’apprendimento organizzativo dalla prospettiva olistico-sistemica, introdotto negli anni 60 dal Centre for Creative Leadership e l’Università di Princeton ed elaborato negli anni 90 da Morgan McCall, Robert Eichinger and Michael Lombardo. Secondo questo modello, il 70% della formazione ha luogo attraverso l’attività e le esperienze in situazioni lavorative, il 20% attraverso il feedback di capi e di colleghi e solo il 10% mediante la formazione formalmente progettata, erogata e valutata. Di fronte ad opportunità di nuove tecnologie collaborative, dobbiamo considerare queste cifre solo come artefatti storici o siamo di fronte ad un modello ever green? In questo talk vi proponiamo il pareri di alcuni esperti di formazione e le proposte di restyling del modello.

  • Come in altri Paesi, anche in Italia da tempo si dibatte e si sperimenta sul tema del riconoscimento, della valorizzazione e della certificazione delle conoscenze e delle competenze acquisite dagli individui attraverso qualsiasi forma e contesto di apprendimento, non solo in contesti formali (scuole, università, master) ma anche nelle pratiche di lavoro. Insieme ad  esperti del tema ed a opinion leader, diamo vita a un dibattito per riflettere se la valutazione e la certificazione delle conoscenze e delle competenze - formali e informali - possa  essere letta come occasione di crescita individuale di sviluppo organizzativo e di sostegno alla mobilità nel contesto europeo e globale. 

  • Considerato un tema di frontiera fino a qualche anno fa, il diversity management è oramai entrato a pieno titolo nel lessico e nelle pratiche dei manager HR di molte aziende italiane. A fronte di una quasi raggiunta maturità, in questo Learning Talk professionisti del settore e accademici si confrontano su perché e come formare alla diversità presentando esempi pratici, stimoli, aggiornamenti e opinioni sul tema. Più in particolare, ci si pone la seguente domanda: è ancora necessario formare al diversity management oppure i tempi sono già maturi da poter introdurre una nuova generazione di iniziative di diversity management come parte integrante della strategia HR?

  • La formazione snella, ispirata alla filosofia Toyota, è entrata di fatto nelle pratiche organizzative tentando di massimizzare il valore della formazione. In questo talk riflettiamo, insieme agli esperti della materia, se il ripensamento della catena del valore della formazione secondo la metodologia di lean thinking - la quale abbandona una naturale e fisiologica ridondanza dell’esperienza formativa - è veramente la via corretta per ripensare la formazione nella nostra era di cambiamento. Indaghiamo, inoltre, quali sono i percorsi virtuosi di formazione lean e quali le eventuali trappole connaturate alla formazione lean.

  • Il lavoro flessibile abilitato dalle nuove tecnologie digitali, da un lato propone una serie di benefici e restituisce alle persone l’autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare, dall’altro lato corre il rischio di trasformarsi più in una “prigione virtuale” che in una forma di maggiore libertà. Inoltre, il fenomeno dello smart working rappresenta una leva critica di trasformazione delle organizzazioni nel loro complesso, in quanto richiede un cambiamento della cultura organizzativa, una maggiore responsabilizzazione sui risultati e un sforzo organizzativo nell’acquisire le necessarie competenze (digitali e trasversali) per svolgere le proprie attività lavorative. In questo talk, ci si domanda se esistono strade maestre per passare allo smart working e come si può elaborare e attuare una buona strategia di cambiamento in questa direzione.

  • I social network e i nuovi paradigmi collaborativi nelle organizzazioni hanno portato ad una vera learning revolution introducendo modalità di apprendimento organizzativo più partecipato e socializzato che ricadono sotto il concetto di Social Learning. Ma cosa significa per le organizzazioni adottare le pratiche di social learning? In questo talk vi offriamo un ampio dispiegamento di approcci e argomenti sulla natura e sul senso del social learning, focalizzandoci anche sul ruolo delle tecnologie, in quanto mezzi abilitanti, e portando molteplici prospettive sulle nuove modalità di apprendimento. 

  • Lo spazio è il palcoscenico per l'esperienza complessiva di lavoro ed è molto importante per sostenere i processi di business, influenzare positivamente la cultura, favorire l’apprendimento, adattarsi pienamente alle tecnologia e agli strumenti di lavoro. Il complesso di tutti questi componenti compongono un’esperienza di coinvolgimento che supporta la generazione di innovazioni cruciali per il successo di un’azienda. In questo talk parliamo di spazi di lavoro fisici e virtuali, presentando interessanti insight sul tema e raccontando i casi di successo.

  • Il “performance management” e, soprattutto, i sistemi per il performance management (PMS) sono oggetto di crescente attenzione e di critiche, soprattutto se messi in relazione ai meccanismi premianti. Il nuovo “Learning talk” pone la questione se non sia necessario un ripensamento delle logiche in base alle quali vengono definite le architetture dei PMS aziendali per cogliere una diffusa richiesta di maggiore agilità, di maggiore cooperazione nei team interfunzionali, di sviluppo continuo delle persone e del loro engagement. Potranno le tecnologie oggi disponibili rendere possibili PMS di nuova generazione, in grado di superare i difetti che molti studiosi e pratictioner riscontrano nei sistemi oggi in uso?

  • Il lavoro di team, una specie di “pilastro” dell’organizzazione del lavoro e della formazione, si sta radicalmente trasformando. Il team diventa più virtuale (meno relazione faccia a faccia), meno esclusivo (appartenenza a molti team contemporaneamente), più provvisorio e labile, assolutamente diversificato al suo interno, maggiormente orizzontale e paritario. Risposta alle esigenze dei “lavoratori di oggi”? Oppure scelta manageriale alla quale i lavoratori devono adattarsi? E con quali conseguenze - per l’azienda e per i lavoratori? Quali dinamiche identitarie, relazionali, emotive contraddistinguono i nuovi team? Quali competenze e soft skills devono sviluppare gli individui per lavorare in questi team? Funzionano davvero? E quali sono i loro limiti e le soluzioni manageriali e formative da adottare?