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Last updateTue, 04 Sep 2018 2pm

Il lato oscuro della tecnologia digitale al lavoro

Negli ultimi anni le tecnologie digitali hanno trasformato il luogo di lavoro, facilitando processi, abilitando innovazione e cambiamento, rendendo accessibili grandi quantità di dati e informazioni e intensificando la comunicazione e la collaborazione. Ma questa pervasività della tecnologia è sempre positiva oppure può, in alcuni casi, arrivare anche a minare il benessere delle persone nelle organizzazioni?

La domanda prende spunto dai risultati emersi dalle prime ricerche internazionali sul rapporto esistente fra le tecnologie digitali e il benessere organizzativo. Ricerche che finora hanno privilegiato gli Stati Uniti come area di indagine (complessivamente sono 14 le ricerche svolte, 28 le organizzazioni - di diversi settori industriali - studiate, oltre 3100 le persone coinvolte), i cui risultati sono stati raccolti da M.Tarafdar (University of Lancaster), J.D’Arcy (University of Delaware), O.Turel (California State University), A.Gupta (University of Tenessee) in The Dark Side of Information Technology, articolo pubblicato su MIT Sloan Management Review (Winter 2015, Vol. 56, No. 2).

Start up innovative e spill-over di conoscenze digitali

Per il numero di start up che ogni giorno vengono create oltre che per la presenza di circa il 14% sul totale nazionale di imprese innovative[i], Milano si propone come primo polo dell'innovazione italiana. Con l’espressione “start up innovative” si intende descrivere quelle aziende che hanno come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. In questo ambito specifico, il territorio milanese sembra, infatti, essere particolarmente vivace, probabilmente perché caratterizzato da un ecosistema favorevole[ii]. Milano, infatti, è luogo non solo di imprese nascenti, ma anche città in cui sono presenti fonti di finanziamento di investitori istituzionali, venture capital e business angels, in cui poli tecnologici, incubatori e acceleratori di impresa si stanno moltiplicando, così come gli spazi di coworking e le community online che sono punto di riferimento e di aiuto importante per chi si lancia nell'avventura di fare impresa digitale. La presenza sul territorio di una molteplicità di attori e di attività rappresenta dunque un asset strategico per l’evoluzione di questo neonato settore economico (e per la ripresa dell’economia cittadina). 

Per un ecosistema di competenze digitale: il ruolo delle associazioni di settore

Fra gli attori che partecipano alla costruzione di un ecosistema di competenze digitali ci sono anche le associazioni di settore. Molto attive allo sviluppo e alla diffusione di competenze sono le associazioni direttamente collegate al macro-settore digitale: Agid (agenzia per l’agenda digitale) insieme ad Assinform (Associazione Italiana per l’Information Technology), Assintel (Associazione nazionale imprese ICT) e Assinter (Associazione delle Società per l’Innovazione Tecnologica nelle Regioni), per esempio, hanno collaborato alla realizzazione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, iniziativa che si concentra sulla dimensione della conoscenza e il determinante ruolo della formazione. I dati raccolti dalle indagini annuali dell’osservatorio sono stati presentati in convegni a Milano e a Roma e sono occasione di discussione e dibattito con il coinvolgimento del management di imprese di ogni settore e dimensione così come della Pubblica Amministrazione.