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Last updateThu, 21 Sep 2017 2pm

Costruire l'organizzazione che ascolta e impara

Da molto tempo ormai si parla di "learning organization" (Stata 1989). Il termine pone l'organizzazione come soggetto che apprende, contrariamente a quanto suggerito da "apprendimento organizzativo”, impropriamente considerato una traduzione di learning organization ma invece più focalizzato sul singolo membro dell’organizzazione (Edmonson & Moingeon 1998). È vero che la capacità di apprendimento di un'organizzazione dipende da diversi fattori anche individuali, in particolare l'ascolto, ma può essere potenziata attraverso alcuni strumenti e accorgimenti manageriali.

Conoscenza nascosta nella pausa pranzo: il sociogramma di Moreno e la gestione dei gruppi

Se per motivi di spazio la pausa pranzo fosse organizzata in piccoli sottogruppi, con chi tra i tuoi colleghi sceglieresti di trascorrerla? Da questa domanda apparentemente insignificante può partire un piccolo percorso di consapevolezza, un viaggio nelle dinamiche relazionali che attraversano qualsiasi gruppo di lavoro, per il semplice fatto che esso è un gruppo sociale composto di persone. I manager conoscono queste dinamiche molto bene, anche se a volte preferiscono immaginarsi come esterni ad esse.

Il sociogramma come strumento manageriale?

Un fantastico modo per rappresentare un gruppo come "rete di relazioni" è una tecnica di analisi chiamata "sociogramma di Moreno" (Moreno 1943, Bastin 1963), con successive modifiche e integrazioni.

In Italia il sociogramma ha trovato utilizzo nelle scuole, per l'analisi del clima e delle relazioni in una classe e per la conseguente messa a punto di attenzioni particolari da parte dell'insegnante, ma anche il mondo del management aziendale ne ha fatto uso. Come sottolinea Luciano Pero, docente di Organizzazione al MIP Politecnico di Milano, in un'interessantissima intervista apparsa pochi mesi fa su "Una Città", il sociogramma inteso come guida alle scelte manageriali non è uno strumento particolarmente utile ed evoluto.

Coordinated Management of Meaning: forze logiche e conversazioni multiple [parte 2]

Riprendiamo e completiamo il nostro riassunto (vedi la prima parte) di alcuni degli strumenti offerti dalla Coordinated Management of Meaning fondata a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta da W. Barnett Pearce e Vernon E. Cronen. La CMM è una teoria performativa della comunicazione, considera cioè la comunicazione come azione più che il suo aspetto referenziale. Oltre all’aspetto descrittivo, la CMM ha pertanto un’altra dimensione molto importante: quella motivazionale. Inoltre la CMM ci aiuta, attraverso modelli sviluppati ad hoc, a includere nell’analisi della comunicazione conversazioni in corso che avvengono indirettamente, in presenza di altri significativi o anche a distanza.