11252017Sat
Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Social Learning: galassia concettuale o matassa ancora da sbrogliare?

Nel post "Social Learning digitale: evoluzione dell’e-learning o approccio rivoluzionario?" che ha dato il via al nostro Learning Talk sul Social Learning digitale ponevo numerose domande e sottolineavo la necessità di un approfondimento trasversale riguardo agli approcci, gli strumenti e le pratiche. Grazie ai contributi delle persone invitate a partecipare, la discussione che ne è seguita ha portato a un’interessantissima e ampia rassegna di argomenti, punti di vista e stimoli interdisciplinari di grande valore.

Il modello partecipato di apprendimento: dalla teoria alla pratica [seconda parte]

Che cosa si può fare per rendere “praticato” un modello partecipato di apprendimento? Come creare le condizioni perché la natura sociale dell’apprendimento sia valorizzata e sfruttata dalle aziende per conservare l’agilità e la capacità di innovazione di cui parla Kotter e per attingere alla big mind collettiva di cui parla Paul Gee?

Tre sono i principali elementi che nella mia esperienza bloccano l’evoluzione dell’apprendimento verso un modello di conoscenza “partecipata”.

Social learning e conoscenza partecipata [prima parte]

Mi pare di cogliere da tutti gli interventi finora pubblicati che la risposta alla domanda iniziale, se il social learning digitale identifichi qualcosa di rivoluzionario oppure no, sia unanimemente affermativa e che tale aspetto rivoluzionario non stia né nella connotazione sociale dell’apprendimento, che - come ci ricorda Pier Cesare Rivoltella- è un processo per sua natura sociale, né nella disponibilità di nuove tecnologie ispirate ai social media, che sono state negli ultimi anni massicciamente introdotte con aspettative salvifiche nelle aziende, come se potessero di per sé garantire quell’agilità necessaria a rispondere alle accelerazioni che sono diventate la condizione ordinaria di vita delle aziende.