10192018Fri
Last updateTue, 04 Sep 2018 2pm

Organizzazioni e stadi evolutivi della consapevolezza umana

Enrico Viceconte invita alla lettura del libro “Reinventare le organizzazioni” di Frederic Laloux, Guerini Next, 2016

 

Non c’è quasi bisogno di invitare alla lettura del libro Reinventare le organizzazioni, di Frederic Laloux. Il libro ha già moltissimi lettori ed entusiasti apostoli nel mondo. Un volume generoso (500 pagine) che, nel sottotitolo, si propone di spiegare “come creare organizzazioni ispirate al prossimo stadio della consapevolezza umana”.

C’è un diffuso bisogno di accompagnare con una nuova, completa e convincente teoria dell’organizzazione il cambiamento accelerato abilitato dalle tecnologie disponibili. Ci provano, provenienti da campi disciplinari diversi, coloro che cercano un’immersione profonda nell’attimo presente per far riemergere un pensiero rigenerato del futuro, come Senge e Scharmer e il movimento dell’U-Lab nato al MIT, post-umanisti come il Direttore dell’Ingegneria di Google Ray Kurzweil, filosofi “dataisti” come Cosimo Accoto. Ci ha provato, da analista organizzativo mainstream, Kotter con il suo Accelerate, Morieux e Tollman del Boston Consulting Group con la proposta di una possibile Smart Simplicity,  Julian Birkinshaw che ha proposto assieme a una “banda” di influenti pensatori manageriali rinnegati, di reinventare il management. Ci provano anche coloro che, di fronte al turbamento del futuro, invitano le persone nelle organizzazioni (come in Google) a perseguire la Mindfulness, agendo ciascuno su sé stesso piuttosto che sull’ambiente organizzativo. E ho citato solo quelli di cui ho parlato in questa rubrica del blog del Bicocca Training & Development Centre.

Laloux, ex associate partner di McKinsey, ci riprova a partire da una “teoria del tutto” che spiega l’organizzazione come uno dei fenomeni emergenti da un processo evolutivo che riguarda la società umana, nel suo complesso, negli ultimi 100 mila anni. Uno sforzo che assomiglia più a quello di un antropologo che a quello di un consulente di management. Uno sforzo però che ci può incoraggiare nel difficile compito di ripensare e reinventare le organizzazioni, in un momento in cui ce n’è bisogno.

L’idea di una “teoria del tutto”, si rifà a un titolo e a un modello di Ken Wilber, fondatore della psicologia transpersonale che, nel libro intitolato “A Theory of Everything” (2000, trad.it, 2015) si cimenta in “una visione integrale per la politica, l’economia, la scienza e la spiritualità”. Di Wilber è la postfazione del libro. L’appendice, che presenta un caso italiano, la dobbiamo ad Alessandra Scala, molto attiva anche nel movimento dell’U-Lab e del Presencing.

E’ abbastanza diffusa a tentazione di spiegare i fenomeni incalzanti dell’accelerazione in una storia di longue durée, di cui l’ultima porzione è velocità crescente. Spesso, come nel caso di Laloux e di Wilber, si immaginano modelli di maturità per stadi, ciascuno dei quali contiene e supera quelli precedenti. Scrivemmo qualche tempo fa delle idee di Jared Diamond sul permanere di alcuni tratti delle società arcaiche nel mondo di oggi.

Trovammo infine, nel modello che divide il tempo in rivoluzioni industriali, un modo di iscrivere l’attuale accelerazione in processo evolutivo a gradini sempre più ripidi, nel quale uno della mia generazione, per la prima volta nella storia dell’umanità, può dire di aver vissuto ben due rivoluzioni industriali (la terza e la quarta). Cercammo allora rifugio nel pensiero di un finissimo intellettuale, non sospetto di tecnofilìa post-qualcosa, come Roberto Calasso per avere dei presentimenti sul futuro. Il confronto con altri futuri visti dal passato ci lasciò alquanto inquieti.

Nell’anno in cui si celebra Giambattista Vico, ci ritroviamo in presenza di nuovi tentativi post-vichiani di scandire il tempo della storia per fasi evolutive e trarre da questa progressione la tentazione di fare ipotesi sul futuro. Una tentazione che è così connaturata all’uomo che potremmo ritrovarla, prima che nascesse la speculazione filosofica occidentale, in Esiodo (VII secolo A.C.) e nel mito delle età del mondo che, settecento anni dopo, fu caro a Virgilio, quando volle dire che i tempi stavano radicalmente cambiando. La grande presa narrativa del libro di Laloux è forse proprio in questo topos delle “età dell’uomo” che giace profondamente dentro di noi.

Si avverte, nel modello di Laloux e nel suo antecedente Wilber, e in modo non lontanissimo da quanto pensasse Vico o Esiodo, l’eco della fortunata idea che la filogenesi riepiloghi l’ontogenesi (cioè che una specie evolva in modo simile alla maturazione di un individuo) abbinata all’idea che la cultura umana sia una cosa in evoluzione, che attraversa progressivi stadi di maturità.

Un’idea poco compatibile con il pensiero occidentale (da quando si è preferito Parmenide ad Eraclito) e con il pensiero giudaico cristiano, ragion per cui ci volle un illuminista come Vico per rispolverarla in chiave razionale all’inizio del ‘700. Un’idea compatibile invece, non solo con il darwinismo, ma anche col pensiero orientale che, essendo poco propenso all’assoluto e non facendo troppa distinzione tra spirito e materia, si trova a proprio agio nelle visioni olistiche del tutto nel flusso della trasformazione, nel disinteresse per una eventuale meta (primo motore immobile e causa efficiente) e nell’alta considerazione del percorso e del processo. Come nel caso del Tao e del buddismo cari allo psicologo Ken Wilber così come all’ingegnere sistemista Peter Senge.

Trovammo in un altro post, a distanza di mezzo secolo esatto dal ’68, uno dei punti di partenza di queste sensibilità cha accomunano Senge, Laloux e Wilber. La New Age, intesa come movimento di pensiero, parlava, ad esempio dalla California, del passaggio nell’era dell’Acquario, come apprendemmo nel musical Hair, e questo era il riflesso spirituale di un certo anarchico desiderio generativo e rigenerativo che in politica dava altri frutti.

Ma non mancammo di notare, parlando del crogiuolo alchemico che Senge e Scharmer crearono al MIT, quanto c’entrasse anche Goethe (che apprezzava Vico). E quando parliamo di Goethe o di Nietzsche, non possiamo ignorarne le successive chiavi di lettura esoteriche, teosofiche e antroposofiche, di uno Steiner, ad esempio. Il che ci porta, indietro nel tempo, a un guazzabuglio di pensieri ai quali Hitler volle dare un taglio e un’appropriazione a modo suo, ponendosi come l’artefice della nuova era o come bestia dell’Apocalisse.

Abbiamo, in un post precedente, invocato l’aiuto di Calasso per fare luce su questi temi ma, convenimmo, la curva esponenziale che impenna la strada su cui corriamo non aiuta i nostri fari a vedere molto avanti a noi. Ci sentiamo sbalzati e proiettati altrove lungo quell’asintoto verticale.

Il modello di Laloux

Lo raccontiamo in breve, invitandovi ad approfondirlo sul testo. Laloux usa un codice di colori per denominare le diverse fasi di maturazione della coscienza umana e, di conseguenza, i paradigmi e i modelli organizzativi che emergono. Ogni colore è un paradigma emergente. Circa 100 mila anni fa ciascuno, nella banda di umani in cui si raggruppava non aveva una netta percezione di essere distinta da un'altra del proprio gruppo, come un bambino non ancora del tutto separato dalla madre. Quest’epoca arcaica è contraddistinta dal paradigma denominato “infrarosso”. Segue, 15 mila anni fa, una fase più matura in cui appare il paradigma “magenta”, che popola il mondo di presenze magiche, di spiriti e di rituali. Poi sorge la fase “rossa” in cui si delineano, con la divisione del lavoro, i rapporti di potere, con organizzazioni centralizzate, gerarchiche e inflessibili come eserciti. Segue la fase del paradigma “ambra” in cui ai rapporti di potere si accompagnano fenomeni di allineamento e conformismo culturale orizzontale e verticale. E questo modello arriva alla prima e alla seconda rivoluzione industriale quando emerge il paradigma ”arancione” che corrisponde ad un certa capacità di adattamento ai fini dovuto all’invenzione del management che viene a comprendere oltre alla spinta top-down anche una spinta bottom-up. L’arancione (piuttosto top-down) sfuma nel verde (decisamente bottom-up) che comincia a perseguire, oltre alla performance, l’armonia, il benessere, la realizzazione del potenziale umano. E siamo ai giorni d’oggi. I diversi stadi risultano come impilati in una piramide di Maslow, come se lo stadio successivo poggiasse su quello precedente. Ammesso che Maslow abbia detto quella cosa, come ci dice, su questo blog, un post di Andrea Bernardi. Un modello à la Maslow quindi presuppone che il verde che sorge oggi, si appoggi sull’arancione di ieri e su tutti gli altri colori, uno sopra all’altro, che restano in noi come resta in noi parte del bambino, dell’adolescente e del giovane che siamo stati.

“Lo stadio successivo nell’evoluzione umana corrisponde al livello di “autorealizzazione” di Maslow” scrive Laloux all’inizio del capitolo 1.3. Il colore scelto è il “teal” che corrisponde all’acquamarina. (vedi figura)

 

“Le persone che passano al Teal – scrive Laloux -  accettano per la prima volta che ci sia un’evoluzione nella consapevolezza, un impeto verso vie ancora più complesse e sofisticate per comprendere il mondo.” L’elenco dei titoli dei successivi sotto capitoli ci dà un’idea del paradigma “Teal-evolutivo” basato sull’autorealizzazione: Addomesticare le paure dell’ego; correttezza interiore come bussola; la vita come viaggio di scoperta; costruire su punti di forza; affrontare le avversità con gratitudine; la saggezza oltre la razionalità; battersi per la pienezza (trad. it di wholeness: nella relazione con gli altri, nella fusione con la vita e la natura).

E siamo giunti a meno di un quinto delle 500 pagine. Il resto è dedicato agli esempi di organizzazioni che hanno cominciato ad adottare il paradigma Teal e che sono diventate così più vivibili per le persone e

  • maggiormente auto-organizzate, facendo a meno di capi e manager intermedi (Cap 2.2)
  • con processi decisionali consultivi, motivazione intrinseca dei dipendenti, comunicazione orizzontale, ruoli e definizione/gestione della performance sfumati (Cap. 2.3)
  • con pratiche orientate alla wholeness: senso di sicurezza, spazio alla riflessione (nei gruppi, con peer coaching e coaching individuale, con storytelling, con spazi accoglienti e silenziosi (Cap. 2.4)
  • con processi HR che discendono dalle caratteristiche anzidette (Cap. 2.5)

Il resto del libro è dedicato a mostrare come il paradigma Teal sia benefico non solo per le persone ma anche per il business e come si realizza un piano per trasformare un’organizzazione color arancione o verde in un’organizzazione color teal.

Conclusioni

Scrivemmo, a proposito del libro di Cosimo Accoto, che se il post-modernismo fu filosofia della terza rivoluzione industriale, forse, senza che ce ne accorgiamo, sta nascendo una filosofia della quarta rivoluzione industriale. Credo che non sarà il libro di Laloux il Manifesto della quarta rivoluzione industriale. Ma credo che l’approccio del libro e i segni sparsi in molti altri bestseller, testimonino un disagio dilagante. Il disagio della ragione a riprendere il controllo di una situazione che, accelerando, sembra sfuggire di mano.

Nel 350 anniversario della nascita di Giambattista Vico vorremo qui prendere le parti della razionalità e della riflessione a compensazione di quelle dell’emozione e dell’azione.  Non vogliamo sminuire le ragioni della sfera emotiva, perché, sistemicamente, le emozioni, le passioni, le paure, le attrazioni, gli istinti e le intuizioni sono parte dei sistemi complessi che vorremmo governare, ad esempio nei mercati, nelle organizzazioni, nella politica e nell’azione pubblica. Logos e Pathos non sono disgiunti, come ci ha insegnato l’Umanesimo e il Rinascimento. Vorremmo controbilanciare, per entrare fiduciosi in una possibile era dell’Acquario, nell’età dell’oro di Esiodo o in un mondo “Teal”, le tentazioni che esistono, e di cui abbiamo dei segnali evidenti, a non fidarsi degli strumenti che la mente dell’uomo ha saputo creare.

Credo che tutto quello che, in termini di democrazia e liberazione, prometteva l’ultima fase della terza rivoluzione industriale, quando comparve il world-wide-web, stia mostrando allo stesso tempo sia vero sia falso. Vero perché la democrazia, la giustizia, la salute, la sicurezza e la ricchezza sono mediamente aumentate su scala mondiale, falso perché queste cose desiderabili non sono ben distribuite. Con effetti sistemici che non possono essere ignorati.

E’ necessario re-inventare le organizzazioni. Per questo consigliamo la lettura del libro di Laloux, pieno di spunti e di esempi su come dovrebbe essere un’organizzazione efficace in cui si può essere un po’più felici e in armonia. E’un modello a tendere. Per giungere al quale c’è bisogno, oltre che di passione, compassione e ispirazione, di tanto lavoro per i nostri processi mentali razionali, assistiti da modelli rigorosi e dai metodi della scienza. 

 

 

Enrico Viceconte

Email: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Pin It