10182018Thu
Last updateTue, 04 Sep 2018 2pm

La rivoluzione educativa dei docenti-robot è dietro l’angolo oppure no?

Sono almeno due gli scenari, attuali o futuribili, di utilizzo dei robot in contesti scolastici: uno scenario rivoluzionario che prevede che i robot possano sostituire gli insegnanti ed uno continuista che assume che i robot siano uno strumento educativo nelle mani degli insegnanti. Il primo scenario ipotizza il declino progressivo del ruolo dell’insegnante così come l’abbiamo conosciuto fino ad ora. Il secondo invece prevede che i cambiamenti di competenze professionali dei docenti siano solo marginali ed incrementali rispetto al ruolo che giocano attualmente. Oggi siamo in mezzo ad un guado e risulta difficile fare delle previsioni accurate e totalmente verosimili. Tuttavia le argomentazioni alla base di ciascuno degli scenari ci possono aiutare a comprendere cosa sta accadendo ed a partecipare attivamente alla discussione che è in corso fra gli addetti ai lavori.

Una rivoluzione nel mondo dell’educazione: la presenza di insegnanti umani è destinata a essere velocemente soppiantata da robot

L’utilizzo di robot come sostituti degli insegnanti è al centro di uno studio pubblicato nel 2011 nel quale alcuni ricercatori della Tokyo University of Science descrivono l’utilizzo di un androide chiamato SAYA nel ruolo d’insegnante robotico.  SAYA è  un’androide  di sesso femminile che ha gestito attivamente il ruolo d’insegnante in una una classe elementare di una decina di studenti a Tokio. Lo studio è stato fonte di ispirazione per il Technion–Israel Institute of Technology e il MadaTech di Haifa, che hanno  costruito,  anche loro, un androide chiamato RoboThespian,  progettandolo  in maniera che sia il più possibile capace d’imitare i movimenti ed i gesti di una persona vera  per poi arrivare a sperimentarlo  come insegnante  in una classe di scuola primaria. Sir Anthony Seldon, dell’University of Buckingham, afferma quindi  in un libro, appena uscito,  dal titolo “La quarta rivoluzione educativa”  che la presenza di insegnanti umani è destinata a essere soppiantata da robot in grado di adattarsi alle caratteristiche individuali dei discenti. A questo proposito Anthony Seldon afferma che fino ad ora l’intelligenza artificiale ha toccato solo in maniera marginale il settore dell’educazione ma le cose sono destinate a cambiare rapidamente. Infatti gli insegnanti saranno sostituiti, entro dieci anni, in maniera radicale e massiva da robot intelligenti capaci d’interagire efficacemente con i discenti. Insomma la rivoluzione dei robot nel mondo dell’educazione è alle porte. 

Nel solco della continuità: i materiali da costruzione ed l robot come macchine educative

Un secondo possibile scenario di utilizzo, del tutto diverso dal precedente , viene generalmente indicato con l’espressione “robotica educativa” e prevede l’uso di robot come materiali da costruzione nelle mani di studenti e insegnanti. Dei robot in questione gli studenti possono costruire anzitutto la struttura fisica – magari perché sono fatti di LEGO, come il kit robotico LEGO MINDSTORMS. Possono però anche costruire, ovvero programmare, anche il loro comportamento. Programmare un robot significa dopotutto utilizzare dei mattoncini virtuali – istruzioni come “procedi dritto per un secondo” o strutture di controllo come “se una certa condizione si verifica, allora esegui l’istruzione 1; altrimenti esegui l’istruzione 2 – per conferire un certo comportamento al robot. Programmare significa dunque costruire virtualmente qualcosa, anche se i materiali da costruzione non si toccano con mano.

Costruendo s’impara: nel solco di Jean Piaget e Seymour Papert  

Costruendo si impara: secondo la robotica educativa l’utilizzo dei robot si basa sull’assunzione secondo cui la costruzione e la programmazione, sotto certe condizioni, possano “allenare” ragionamento e creatività degli studenti nelle loro molteplici dimensioni legate all’osservazione, previsione, scoperta e spiegazione dei fenomeni e all’identificazione ed esecuzione di strategie per risolvere problemi di vario genere. Ecco perché la robotica educativa, originata negli anni ’60 del secolo scorso dall’allievo di Piaget Seymour Papert, si è diffusa ormai da decenni nelle scuole italiane e di tutto il mondo.

Come debbono cambiare le competenze degli insegnanti a fronte dello sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica?

L’introduzione della robotica in classe modifica il rapporto tra studenti e docenti? Impone all’insegnante di adottare nuovi ruoli rispetto a quelli tradizionali? Determina un cambiamento di qualche tipo nel fabbisogno di competenze degli istituti scolastici? La risposta a queste domande dipende ovviamente dal ruolo didattico assegnato alla robotica.. L’introduzione di insegnanti robotici cambierebbe ovviamente in modo radicale il rapporto tra insegnanti e studenti – se non altro, perché sostituirebbe insegnanti umani con robot. Renderebbe inoltre necessaria l’introduzione di competenze robotiche e informatiche esperte negli istituti scolastici per risolvere i malfunzionamenti che si potrebbero presentare.

Secondo i sostenitori della robotica educativa il mestiere d’insegnante non è automatizzabile

 È ovviamente opportuno esprimersi al condizionale. Ciò che le tecnologie attuali e futuribili di Intelligenza Artificiale permettono di realizzare è un sistema che non supera di molto le capacità interattive degli assistenti virtuali presenti nei nostri telefoni cellulari. Un “insegnante” di questo tipo può forse facilitare la trasmissione e la memorizzazione di certe informazioni e può porre problemi che ammettono un insieme finito di risposte esatte. Sotto l’assunzione, ben giustificata dalla pedagogia novecentesca, che insegnare sia molto più di questo, è lecito ritenere che il mestiere di insegnante non sia automatizzabile – o meglio, che la sua automatizzazione richieda il superamento di sfide che l’Intelligenza Artificiale affronta dalla sua nascita e che, verosimilmente, continuerà ad affrontare ancora per svariati decenni.

Il ruolo dell’insegnante sarà ancora al centro oppure no?

Vi è una differenza radicale tra lo scenario della quarta rivoluzione educativa e quello della robotica educativa: nel secondo dei due al robot non è delegata la funzione di insegnare. Il robot si aggiunge ai vari materiali didattici che l’insegnante può utilizzare per mediare l’apprendimento di conoscenze, abilità e competenze. La decisione di utilizzarlo non determina necessariamente un cambiamento nel rapporto tra docente e discente, e genera soltanto un moderato fabbisogno di competenze informatiche e robotiche negli istituti scolastici. Materiali di questo tipo si prestano certamente a essere utilizzati in attività collaborative in cui il ruolo dell’insegnante è quello di facilitare la soluzione di problemi che interessano fortemente gli studenti e che, magari, sono stati formulati da loro stessi.

Un gap generazionale : quando gli insegnanti sanno meno dei robot che i loro studenti

Erto è che talvolta gli insegnanti entrano in classe senza avere avuto tempo e possibilità di acquisire una padronanza completa del robot, e si trovano di fronte a problemi che gli studenti sanno fronteggiare meglio di loro. Tuttavia sarebbe un errore pensare che la scelta di utilizzare robot come materiali didattici produca “magicamente” un clima collaborativo che trasforma la classe in un laboratorio tra pari. La scelta di instaurare un certo clima in classe e di adottare certe modalità di comunicazione e di interazione con gli studenti è largamente indipendente dalla scelta del materiale didattico da usare per le proprie attività. Vi sono insegnanti che propongono attività di costruzione e programmazione robotica rimanendo tuttavia ancorati a uno stile di conduzione verticistico in cui l’insegnante propone il problema da risolvere, biasima e punisce gli errori anziché favorirne l’elaborazione, suggerisce la “soluzione giusta” sostituendosi al processo di apprendimento degli studenti.

La robotica educativa: la partecipazione ed il fabbisogno di competenze informatiche

Oggi come oggi le attività di robotica educativa sono spesso finalizzate alla partecipazione a competizioni nazionali e internazionali, in cui il robot costruito dagli studenti deve svolgere correttamente certi compiti che richiedono interazione con l’ambiente circostante. Soprattutto in questi casi, l’esperienza di costruzione e programmazione robotica diventa “prestazionale” e l’insegnante è tentato di assumere un ruolo da direttore dei lavori più che da facilitatore dell’apprendimento. Attività di questo tipo generano sicuramente un moderato fabbisogno di competenze informatiche e robotiche negli istituti scolastici. L’istituto che acquista un “atelier robotico” deve poter contare su una piccola squadra di colleghi in grado di risolvere i vari problemi tecnici che si possono presentare – malfunzionamenti dei robot e difficoltà nel loro utilizzo. Tuttavia, nel caso della robotica educativa, l’introduzione dei robot in classe non determina trasformazioni profonde e irreversibili nei ruoli e dei processi lavorativi. Il robot è uno dei tanti materiali didattici che l’insegnante può scegliere per le proprie attività curricolari: se il robot acquistato non funziona più, se l’insegnante si trova in difficoltà utilizzandolo, potrà semplicemente smettere di usarlo.

La quarta rivoluzione educativa annunciata da Anthony Seldon oggi sembra ancora molto lontana ma per il futuro più lontano gli interrogativi rimangono  

Oggi come oggi l’introduzione della robotica nelle scuole non sembra promettere trasformazioni profonde nei processi di insegnamento, nei ruoli dei vari attori che fanno parte del sistema educativo, nel fabbisogno di competenze all’interno degli istituti. I robot insegnanti sono – fortunatamente – confinati nel regno della fantascienza, con buona pace di Sir Anthony Seldon, e la robotica educativa è un’interessante opzione che, se esplorata in modo sensato e non prestazionale, può effettivamente contribuire allo sviluppo di capacità cognitive e relazionali di vario tipo. Un’opzione che, però, non sembra, per il momento, poter determinare stravolgimenti strutturali nemmeno lontanamente paragonabili a quelli attraversati da altri contesti permeati dalle nuove tecnologie robotiche. Nel futuro più lontano chissà…

 

 

Edoardo Datteri

Edoardo Datteri è ricercatore universitario presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “R. Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Si occupa di filosofia della scienza e di fondamenti metodologici delle scienze cognitive e dell’Intelligenza Artificiale

This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

Pin It