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Last updateTue, 04 Sep 2018 2pm

Il futuro nel lavoro: come pensarlo, con quali competenze

Il tema del futuro del lavoro con la crescente diffusione di tecnologie dirompenti e sostituenti le persone è stato affrontato e discusso in molteplici contesti. Se lavoreremo ancora o meno sembra non essere chiaro, le principali indagini a livello internazionale sulla questione possono essere ritrovate in http://emplus.egeaonline.it/it/61/archivio-rivista/rivista/3429011/articolo/3429051?hl=biffi.

Con le tecnologie intelligenti lavoreremo meno

Personalmente sono convinto che il lavoro come lo abbiamo da sempre inteso, attività necessaria per mantenersi e – per alcuni – dare un significato alla propria identità, progressivamente scomparirà perché svolto dalle macchine. Il ragionamento è semplice: da sempre l’uomo cerca di faticare meno, dapprima nelle attività fisiche e manuali, poi in quelle mentali; le aziende sono costantemente alla ricerca di un  ottimale impiego di risorse e ove possibile utilizzano fattori produttivi che ne riducono l’impiego velocizzando, e spesso, migliorando le prestazioni complessive dei processi lavorativi; la curiosità dell’uomo ci spingerà ancora a immaginare, progettare, utilizzare apparati fisici e virtuali sempre più sofisticati come prodotto della nostra capacità di creare cose nuove. In sostanza le spinte naturali del comportamento umano ci inducono a pensare che una sempre maggiore quota di lavoro sarà svolta dalle tecnologie. Con  l’attuale configurazione del modello di sviluppo del mondo economico, non più solo occidentale, fondato principalmente sulla competizione nel business in territori sempre più ampi, la convinzione che, grazie al fatto che con le tecnologie si generano nuovi business e nuovi compiti, si creeranno, come in passato, posti di lavoro in numero maggiore rispetto a quelli che scompariranno, non è sostenibile, oggettivamente pensando anche alle caratteristiche intrinseche delle tecnologie moderne davvero capaci di essere intelligenti.

Le tecnologie e le tecnologie collaborative saranno presto le protagoniste del mondo del lavoro

I dati di una recente indagine svolta da SDA Bocconi con Aica (http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/organizzazione/lavoreremo-ancora_.aspx) nell’ambito della quale manager, direttori delle risorse umane, esperti e studiosi del tema, start upper, spiegano con sicurezza che sia le mansioni operative di tipo manuale (86% rispondono che sarà cosi), sia quelle di tipo concettuale più ripetitivo (ben il 92%), come anche quelle concettuali più sofisticate (52%), vedranno le macchine sostituire l’uomo in un arco temporale di circa 10-15 anni (per alcuni addirittura 5). Nella sostanza avremo un futuro del lavoro in cui la maggior parte delle attività sara svolta dalla tecnologie o da personale altamente qualificato affiancato dalla tecnologia (collaborative technologies), sia nei ruoli manageriali, sia in quelli di progettazione ed esecuzione. Altamente qualificato significa capace di utilizzare le tecnologie e capace anche di re-impostarle secondo il bisogno del risultato contingente da ottenere; significa, come già avviene, che l’operaio (lo si può ancora denominare così?) della meccanica lavorerà su pannelli di controllo della strumentazione piuttosto che agire direttamente con atto fisico, modificando il settaggio delle macchine in funzione della specifica varianza rispetto al processo base da eseguire. O anche che la badante assisterà l’anziano operando al contempo con atto fisico nelle delicate azioni di assistenza relative alla cura del corpo, della alimentazione e così via, utilizzando al contempo tecnologia per il monitoraggio dei parametri fisiologici o per lo svolgimento di attività ludiche, di mantenimento della memoria e della agilità mentale.

Il personale altamente qualificato dovrà disporre non solo di conoscenze tecniche ma anche di soft skill

Per chi lavorerà, quindi le competenze saranno un connubio di conoscenze e capacità tecniche di mansione e di impiego avanzato di tecnologia; ma anche di soft skills, considerando che le stesse tecnologie spingono sempre più alla relazione interpersonale ed inter-organizzativa (smart-, co-working/mmunity, mobile in network, collaborative- … sono i termini rappresentativi del fenomeno).

Il lavoro (e del non lavoro)  e le competenze chiave del futuro

Ma se non tutti potranno lavorare data la minore disponibilità di posti di lavoro cosa faranno gli altri. Se si sposta il concetto dal vivere con il lavoro al vivere con l’impegno a ciascuno potrebbe essere chiesto di impegnarsi, secondo talento e propensione, in attività che la società potrà riconoscere comunque come utili anche se non etichettabili come lavoro in senso tradizionale del termine. Il tema del mantenimento di queste persone è tema politico e sociale e riguarda le forme di distribuzione della ricchezza; rispetto alle competenze anche nelle attività di impegno (volontariato, sviluppo di cultura, coltivazione e cura del territorio etc.) la dualità competenze tecniche e competenze relazionali mantiene il suo valore e rientrerà nella professionalità d’impegno lo sviluppo delle necessarie conoscenze e capacità. Il passaggio a questo contesto di lavoro/impegno sarà probabilmente più rapido di quanto si possa immaginare anche se gli effetti lobbistici “di rigetto della prospettiva” contribuiranno a rallentare il cambiamento; tuttavia manager e HR manager sono ben consci che la futura progettazione organizzativa poggerà sulla tecnologia come strumento modellante (per il 93% del campione della ricerca) e che la valutazione delle competenze relative alla capacità d’uso della tecnologia farà la differenza nelle scelte di selezione del personale (79%).

Investire sulle 3 componenti forti della propria competenza (hard skills tecniche di mansione, capacità d’uso delle tecnologie digitali, soft skills) sembra quindi essere la ricetta per avere il proprio spazio identitario nell’impegno/lavoro del vicino futuro.

 

 

Alfredo Biffi

Professore di Organizzazione Aziendale nell’Università dell’Insubria di Varese

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Affiliate Professor  nella SDA Bocconi di  Milano

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https://www.linkedin.com/in/alfredo-biffi-a9a554/

 

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