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Last updateTue, 04 Sep 2018 2pm

La lunga strada verso le competenze digitali

Quando oggi si parla molto, forse troppo, dei ruoli e delle competenze richiesti dalla trasformazione digitale, prima di approcciare la mole di sillabi e di elenchi di competenze disciplinari o incardinate ai profili di ruolo, vale la pena di provare a prendere in considerazione alcuni aspetti, diciamo di fondo, che servono a inquadrare il tema e a problematizzarlo.

Prima di tutto, per ipotizzare competenze, sia tecnico scientifiche che trasversali, bisogna a mio parere guardare alle attività e ai task che le competenze servono a svolgere. E sono attività profondamente innovate dai processi trasformati dall’Intelligent data processing, dagli algoritmi complessi che consentono alle macchine di apprendere e dalla capacità dei sensori applicati alle macchine di interagire tra loro, per parlare solo degli aspetti più salienti che vanno sotto il nome di Industry 4.0.

Il lavoro mentale

Mi limito al settore del manufacturing, che più conosco, per dire che tali applicazioni, attraverso l’anomaly detection, la predictive analysis e la pattern discovery, rendono squisitamente mentali una serie di attività tipiche del processo produttivo, quali la manutenzione preventiva, la riduzione degli scarti, il miglioramento della qualità, l’analisi delle fermo-macchina per prevenirne le cause, il monitoraggio e il riallineamento dell’intero processo produttivo E con ciò enfatizzano le componenti cognitive non solo del lavoro tecnico ma anche di quello operaio.

In particolare i contenuti del lavoro operaio già diventati in parte cognitivi nei modelli avanzati di lean production e di WCM, dove si declinavano nella capacità di analisi di dati, di problem solving e nella intuizione e sviluppo di soluzioni di miglioramento, ora si consolidano https://guerini.it/index.php/le-persone-e-la-fabbrica.html E ciò avviene ad esempio nelle applicazioni digitali che richiedono di interagire con sensori che modificano in tempo reale i programmi informatici, di dare consensi alla produzione in automatico attraverso mobile device come gli smart watchLe funzioni che possono essere svolte da questo tipo di mobile device senza che l’operaio che lo indossa si allontani dalla postazione di lavoro per raggiungere un monitor sono: autenticazioni, applicazioni della check list della sicurezza e dell’organizzazione del posto di lavoro, sequenze di montaggio, certificazioni di qualità dell’operazione, segnalazione di un difetto, tracciabilità, chiamata del team leader . Inoltre si possono fare risalite di processo automatiche, con integrazione di videocamera, quando si riscontrano difetti di qualità.

Mentre si alza di molto il livello dei contenuti cognitivi (negli stabilimenti FCA in Italia gli operai neoassunti sono diplomati e i team leader sono per la maggior parte laureati) diminuisce drasticamente la componente fisica, assunta dai robot, e la fatica viene minimizzata con gli esoscheletri robotizzati. Si instaura una collaborazione tra le persone e le macchine dove diventano importanti le capacità di saper porre i problemi giusti, saper valutare i dati con i quali fare formazione alle macchine e sviluppare fiducia in decisioni prese da intelligenze che creano algoritmi che non ci sono né ci saranno mai noti http://www.mip.polimi.it/it/news-eventi/events/ricerca-osservatorio-artificial-intelligence/ A livello di competenze si pone quindi un problema drammatico di elevamento sia dei titoli di studio dei giovani che aspirano al lavoro sia di adeguamento radicale, per le professionalità a tutti i livelli, dell’attitudine logico-matematica e dell’insegnamento delle discipline STEM a partire da quella che dovrebbe diventare core, la Data science.

L’azienda testualizzata

Se per definire le competenze digitali occorre, a mio parere, prima guardare ai task e ai loro contenuti cognitivi, per declinare i nuovi ruoli credo che occorra prima approfondire le basi della nuova organizzazione per il digitale.

Alla mia domanda su quale fosse il maggior cambiamento nelle attività del suo ruolo in seguito alla digitalizzazione del processo produttivo il leader di un team operaio di una fabbrica FCA ha risposto, sorprendendomi non poco, «la comunicazione orizzontale».

Questa risposta coglie il senso della trasformazione organizzativa abilitata dall’integrazione e dal coordinamento delle informazioni che le tecnologie consentono. Fine della gerarchia verticale creata dalle prime rivoluzioni industriali basata su concetti di parcellizzazione dei compiti di lavoro, divisione rigida tra esecuzione e controllo, separazione tra le funzioni di progettazione, esecuzione, fornitura, vendita.

Ora il collegamento tra le fasi dei processi e gli attori più distanti sia all’interno che all’esterno delle aziende diventa la base delle reti e degli ecosistemi della trasformazione digitale.

Ma perché è importante riflettere sull’organizzazione quando si parla di competenze digitali? Perché altrimenti vi è il rischio di valutare solo gli impatti (termine già abusato negli anni ’90 in relazione all’automazione industriale) delle tecnologie sulle competenze e sui ruoli, che si traduce in un uso passivo, parziale e scollegato del potenziale dell’innovazione invece di cogliere il senso integrale, potenziante dei cambiamenti organizzativi, e prima ancora strategici, abilitati dalle tecnologie.

Rivedere l’organizzazione per renderla capace di accogliere le tecnologie vuol dire da un lato modellarla in modo piatto, orizzontale; intendere i ruoli tecnici al servizio dei ruoli operativi; mettere in connessione i processi dei fornitori e dei clienti con i processi interni creando piattaforme di collaborazione. Dall’altro rendere autonomi i team di lavoro, anche ai livelli operativi, nella gestione delle attività del ruolo e nelle decisioni da prendere, connettendo strettamente il sapere umano con quello delle macchine.

È chiaro che questa organizzazione del lavoro presuppone una azienda trasparente, completamente testualizzata, che mette a disposizione di tutti i ruoli un set ampio di informazioni facilmente accessibili. A questo proposito molte ricerche in corso come , ad esempio DESME Pilot project Digital enablers in SMEs: support for digitalization to inhance SMEs capacity to international and innovate, DIHP Piemonte, febbraio 2018dimostrano come il principale elemento che può ostacolare/favorire l’applicazione efficace delle tecnologie 4.0 sia la presenza di un set di dati affidabili, dove assume un carattere essenziale l’infrastruttura informativa.

Di nuovo organizzazione e in più cultura della collaborazione e dell’integrazione.

È lunga e complessa la via verso la definizione delle competenze digitali.  

 

 

Luisella Erlicher

Adjunt professor MIP Politenico di Milano

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