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Last updateWed, 18 Apr 2018 10pm

Social recruiter, di quale professionista parliamo?

Il Recruiting è una fusione di diverse skill: non basta essere un buon sourcer o un valido consulente di ricerca e selezione, bisogna avere un buon bagaglio di esperienza pratica per poter sfoderare la giusta abilità al momento giusto. Fare social recruiting vuol dire mettere in gioco un bouquet di competenze, alternandole e mixandole, in un processo di apprendimento continuo dove convergono le attività tipiche legate a recruiting, sourcing, HR management e ricollocazione:

  • Sourcer: le competenze maggiori di un Sourcer sono l’abilità di ricerca,
  • HR manager: diffonde la cultura aziendale, competenze, modelli organizzativi. Dà un imprinting, proprio lo stesso imprinting che deve essere trasmesso e matchato con quello dei candidati, per far sì che il lavoratore giusto sposi l’azienda giusta.
  • Consulente per la ricollocazione: avere competenze in outplacement può essere utile ad un recruiter perché indipendentemente dal perché si voglia spingere un candidato verso una nuova occupazione, si tratta di motivarlo e preparalo per un cambiamento, simile in ogni caso al momento in cui si sceglie per altre ragioni di cambiare lavoro.

Cosa serve per fare Social recruiting?

Dal punto di vista del marketing, il social recruiting è un perfetto mix tra:

  • social media marketing: una forte presenza sul web è la base per una forte presenza sul mercato
  • branding (la strategia di marca) la costruzione di una identità aziendale chiara è il fondamento del processo di fidelizzazione.
  • content marketing, con una base di SEO, Search Engine Optimization e SEM, Search Engine Marketing (le due discipline che spiegano come promuovere un sito attraverso i motori di ricerca): il candidato cercherà lavoro per parole chiave di riferimento e sarà sempre alla ricerca di contenuti professionali rilevanti Occorre rispondere fornendogli ciò che chiede.

Un po' recruiter, un po' marketer

In passato le funzioni aziendali erano distinte in maniera molto netta, con competenze verticali decisamente marcate e ibridazioni praticamente nulle. Con l’avvento dei social network invece, è sempre più evidente la necessità di contaminarsi. Chi si occupa di selezione non può non avere delle basi minime di marketing per poter svolgere con successo la propria professione. Le aziende sul web vengono percepite attraverso la loro brand identity. che va costruita con cura, strategia e costanza al fine di trasmettere emozioni, fiducia e attrarre i consumatori.

Oggi c’è la possibilità di stabilire delle relazioni tra brand e consumatore. Ecco perché un possibile tassello di questo percorso sta nel grado di identificazione che i dipendenti dell’azienda hanno (o nella loro propensione) a farsi da Brand Ambassador diventandone così i primi promotori.  Lo stesso vale per la selezione.

Cosa significa fare recruitment marketing?

Per fare recruiting oggi è necessario pensare come se si dovesse pianificare una campagna pubblicitaria per reclutare i candidati perfetti; bisogna cominciare a pensare ai candidati come clienti e alle posizioni vacanti come prodotti che devono essere venduti e quindi comprati: devono quindi piacere, ottenere like, essere condivisi e attrarre.

Ecco perché le offerte di lavoro devono essere fatte rientrare all’interno di una strategia più estesa di brand awareness. Allo stesso modo, va promosso anche il brand dell’azienda inteso come employer (datore di lavoro) affinché possa risultare top of mind e con una buona reputazione, e di conseguenza attrattivo per potenziali candidati. Un buon recruiter non può aspettare che il giusto candidato lo contatti o che risponda a un annuncio: deve andare a cercarlo anche se ancora non è sulla piazza, anche se ancora non sta attivamente ricercando un nuovo impiego. Le relazioni con i candidati possono instaurarsi più facilmente proprio sui canali social.

Se i dipendenti oggi sono i portavoce dell’azienda la comunicazione viene veicolata prima di tutto da loro e con l’utilizzo dei social diventa davvero potente.

Quale è il ruolo delle relazioni? E del proprio posizionamento?

Fare networking significa instaurare relazioni spontanee e organizzate in maniera consapevole senza uno scopo immediato di business. Il network non si costruisce per vendere qualcosa, ma per dare prima di aver bisogno di ricevere qualcosa. Un buon social recruiting non fa solo rete, ma sa fare leva anche sulla propria reputazione per costruire e rafforzare una strategia di personal branding.

Il recruiter e la dimensione digitale

Risulta ormai evidente che si sta andando sempre più velocemente verso una dimensione digitale in tutte le sfere professionali e il marketing e il reclutamento hanno sempre più aree in comune.

Per essere un buon recruiter oggi diventa indispensabile aggiornarsi su temi differenti e come farlo resta una vostra scelta: ci sono tante informazioni a vostra disposizione che vanno studiate, sperimentate e organizzate. Internet e i social network sono una risorsa senza fine per consentirvi di essere informati e aggiornati sulle tematiche sopra descritte.

Per chi di voi ancora non è preparato o ignora le basi di social media marketing, del branding o del content marketing è possibile leggere blog, seguire esperti del settore, partecipare a comunità virtuali su tutti i social dove si parla di questi argomenti. In questo modo potrete fin da subito iniziare cimentarvi e completare la vostra professionalità. Ricordate però che questo mondo è in continua evoluzione, non si può smettere di aggiornarsi, bisogna sempre tenersi al passo. 

 

 

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