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Last updateThu, 21 Jun 2018 7am

Siamo pronti a supportare le prestazioni delle organizzazioni del prossimo futuro?

Di questi tempi, quando si parla di prestazioni delle organizzazioni e di competenze necessarie, il pensiero non può che correre al 4.0. La digitalizzazione diffusa dovrebbe consentire alle organizzazioni una maggiore capacità di realizzare effettivamente una personalizzazione di massa, una maggiore flessibilità, una migliore capacità di utilizzare i dati per risolvere i problemi ed aumentare le prestazioni. Come sempre accade con le innovazioni organizzative, l’adozione delle potenzialità del 4.0 costituisce ora un vantaggio competitivo, domani sarà un requisito minimo necessario per sopravvivere.

Siamo pronti per questo passo?

Credo che per dare una risposta a questa domanda, si debbano considerare almeno tre temi: 1) quali tecnologie abilitanti costituiscono il 4.0? 2) quali nuovi ruoli si svilupperanno? 3) quali competenze serviranno?

Le tecnologie abilitanti (sottolineo “abilitanti”: esse non sono di per sé la soluzione taumaturgica dei problemi: sono invece tecnologie che inserite in un adeguato contesto organizzativo abilitano il miglioramento), a grandi linee, sono: la realtà aumentata, i big data, display e sensori, wearable technology, digital twin, stampa 3D, nonché i sistemi di collaborazione uomo-robot.

A fronte della necessità di utilizzare al meglio queste tecnologie abilitanti, si sta riflettendo sui possibili nuovi ruoli che nasceranno in azienda. La lista è lunghissima: si va dai ruoli di linea (lo “Smart Operations Manager”, il “Remote Maintenance Supervisor”, ecc.) ai ruoli di staff (il “Business Process Architect”, l’“IoT Architect”, il “Big Data Scientist”, il “Cyber Security Expert”, lo “Human Robot Interaction Psychologist, ecc.).

I fabbisogni di competenze nell’ Industry 4.0

Ma il tema forse più rilevante è quello delle competenze necessarie, che si applicano anche a ruoli già esistenti, che non cambiano nome, ma che si modificano profondamente. Esse non includono solo la conoscenza delle tecnologie abilitanti, ma anche la capacità di utilizzarle in un contesto organizzativo significativamente diverso. L’addetto alla manutenzione dovrà essere in grado di lavorare in remoto, di analizzare i dati del computer, di farsi guidare e interagire con visori a realtà aumentata. L’operatore di fabbrica dovrà essere in grado di interagire con i robot, di farsi guidare e interagire con un orologio che gli segnala in tempo reale i problemi delle macchine. Il responsabile Supply Chain dovrà essere in grado di progettare e gestire reti di fornitura digitali, probabilmente nel cloud, e fare simulazioni. Il progettista dovrà padroneggiare la stampa 3D, che vuol dire rivedere la metodologia DFMA, e saper integrare i device 4.0 nel prodotto progettato. I manager dovranno sapere un gestire un sistema ciber-fisico, utilizzare i big data senza farsi travolgere dagli stessi, gestire personale a competenze e professionalità crescenti.

Uno studio di Comau pone in cima alla lista delle skill necessarie nel prossimo futuro il complex problem solving, il pensiero critico, la creatività, seguiti dalla capacità di gestire persone e dall’intelligenza emotiva.

Una ricerca di Staufen Italia sul mondo 4.0

Staufen Italia ha di recente condotto una ricerca per capire quanto le aziende si sentano pronte per il nuovo mondo 4.0. Sono state intervistate in totale 129 imprese industriali italiane. Il 38% di esse fa parte del settore meccanico, il 12% circa del settore delle macchine utensili e un altro 12% dell’industria automobilistica.

Il quadro che ne esce segnala proprio nelle competenze uno dei punti di attenzione. Se oltre otto aziende su dieci sono convinte che l’Industria 4.0 sia utile per la competitività internazionale italiana, un numero rilevante degli intervistati individua nella scarsa formazione del personale l’ostacolo maggiore alla trasformazione digitale. Ben il 90 % vede nelle competenze del management il problema centrale, mentre l’82 % lo vede in quelle dei dipendenti. L’86 % si aspetta per il futuro posti di lavoro più qualificati. Di pari passo con ciò vi è anche il timore che il numero di posti di lavoro semplici si ridurrà – una tendenza dimostrata dagli studi attuali.

Siamo pronti a supportare le prestazioni delle organizzazioni  del prossimo futuro?

Quindi la risposta alla domanda del titolo è: non ancora. Peraltro, la sensibilizzazione sul tema in questo momento in Italia è molto elevata: iniziative, convegni, corsi si stanno moltiplicando. Alcune aziende guida stanno cominciando a muoversi in modo significativo, altre purtroppo stanno cercando solo di portare a casa soldi pubblici senza migliorare in modo rilevante il proprio processo produttivo. Abbiamo comunque di fronte un lavoro molto chiaro da svolgere.

 

 

Giancarlo Oriani

CEO Staufen Italia, Consulente Lean Transformation

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