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Blade Runner 2049

di Denis Villeneuve - tit. or.: id. - con Ryan Gosling, Harrison Ford, Robin Wright, Jared Leto - durata 163' - origine: USA, 2017

Nel tentativo di rincorrere i successi delle serie Tv, il cinema si è già da molti anni piegato alle logiche dei sequel, prequel, midquel, interquel (sì, esiste... per non parlare poi degli spin-off...). Soprattutto quando si tratta di una pellicola che ha fatto la storia del cinema, che è divenuta un cult-movie, come è il caso del primo Blade Runner (R. Scott, 1982), l'idea di farne una replica che ne segua o ne anticipi le vicende, diviene una tentazione a cui i produttori non riescono quasi mai a resistere. Naturalmente gli esiti artistici non sempre giustificano queste operazioni, mentre molto spesso le giustificano gli esiti economici, tanto che diventa lecito immaginare che questi siano il vero motivo che spinge Hollywood a rimettere mano a storie del passato.

C'è quindi spesso una mera ragione commerciale alla base, una ragione di marketing, che deriva dal fatto che si presume così di catturare i famosi due piccioni con una fava e cioè risvegliare l'interesse dei vecchi fans dell'originale e contemporaneamente intercettare nuovi adepti. Questi sospetti diventano certezze quando a dirigere queste opere sono chiamati registi di seconda fascia o debuttanti dal futuro incerto, ma quando invece l'autore è un astro emergente del cinema internazionale, già acclamato vincitore di premi e indicato come uno dei registi più importanti del nuovo millennio, uno capace, per usare un'espressione in voga nella critica militante, di portare il cinema da un'altra parte, allora non si può certo liquidare il tutto come una bassa pratica commerciale. Il nome in questione è quello del canadese Denis Villeneuve, affermato regista di film come La donna che canta (2010), Sicario (2015) e soprattutto Arrival (2016) per il quale è stato candidato all'Oscar; un nome che merita quindi un maggiore grado di attenzione e proietta sul film una luce in grado di catturare l'interesse dei critici e del pubblico più esigente. E così è stato per Blade Runner 2049, che ha trovato invero fin da subito buone recensioni nella stampa specializzata pur mancando l'obiettivo di diventare un successo planetario (ad oggi ha incassato meno del doppio dei costi di produzione, il ché nell'industria cinematografica mainstream è considerato un insuccesso).  Prevale in fondo l'idea che il film abbia finito per dire troppo ai nuovi spettatori e troppo poco agli ammiratori del primo, scontentando entrambe le categorie. Com'è noto, il film originale era ambientato nel 2019  (in pratica, oggi), e nel suo mirabile mix di arcaico e futuribile, frutto soprattutto di fotografia e scenografia, non si preoccupava tanto di azzeccare le previsioni tecnologiche (mancandole peraltro quasi tutte, a partire dai telefoni cellulari per finire alle auto volanti) quanto di riflettere su ciò che è umano e ciò che non lo è, o, se volete, su ciò che è vero e ciò che è verosimile. Il nuovo capitolo prosegue su questa strada aggiornando il catalogo delle novità con la stessa noncuranza del precedente, ma spostando subito il discorso sulla nostra soggettività (la prima immagine è  un occhio che si apre) e avvolgendo il mondo di domani in un lucore indistinto in cui i ricordi sono oramai solo ricordi cinematografici. Non a caso, Villeneuve dissemina dappertutto tracce del vecchio film di Ridley Scott, sotto le forme rassicuranti e famigliari di oggetti, suoni, rimandi narrativi a  personaggi e topoi che ammobiliavano il mondo dei vecchi replicanti e continuano ad occupare anche quello dei nuovi.   Elvis, Marylin, Sinatra appartengono alla memoria di ciascuno di noi, almeno nell'occidente, quanto e più dei cavallucci di legno (o delle slitte orsonwellesiane...). Il problema quindi non è più come sarà il futuro ma cosa ne sarà di una umanità che ha sovraffollato il proprio panorama esperienziale di stimoli (soprattutto audio-visivi) senza darsi il tempo e gli strumenti per elaborarli. In ogni caso, l'attenzione mediatica suscitata è stata notevole ma è difficile prevedere se il film di Villeneuve finirà per occupare, nella storia del cinema, un posto di altrettanto rilievo del suo predecessore; oggi nessuno lo può sapere ma in un tempo come il nostro, in cui tutto viene divorato a grande velocità, la cosa può apparire difficile. Per avere la risposta, non resta che aspettare il 2049.

 

 

 

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