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Last updateWed, 22 Nov 2017 6pm

Tim come “transforming company”: sperimentazione e sviluppo dello smart working

L’introduzione dello smart working in TIM si colloca entro una visione dell’azienda come “transforming company”. Ciò per cogliere positivamente le opportunità tecnologiche della trasformazione digitale, le esigenze sociali del mondo del lavoro che cambia e le linee guida dettate dall’evoluzione delle strategie aziendali. Il processo di sviluppo dello smart working in TIM è stato preceduto da una survey e da focus group che hanno consentito di disporre di un quadro della situazione e di sviluppare engagement delle persone verso le finalità e le modalità di svolgimento del progetto. All’indagine è seguito un articolato processo di sperimentazione che ha permesso di monitorare i risultati via via raggiunti sia in termini di efficacia e di produttività che di soddisfazione degli interessati. Il processo di change management è stato sostenuto ed orientato da interventi di formazione e di comunicazione mirata. Bisogna sottolineare poi che il progetto di Smart Working in TIM potrebbe consentire anche di sviluppare una nuova offerta di servizi verso la propria clientela.

L’economia digitale ed il lavoro che cambia: con lo smart working l’organizzazione del lavoro diviene ancora una volta centrale

Oggi più che mai le forme del lavoro sono polarizzate tra le coppie  “natura e lavoro” e “internet e lavoro”. Più in particolare “Internet e lavoro” rimanda all’economia digitale, che è caratterizzata da una sua specifica piattaforma di produzione e scambio per cui “Internet e lavoro” ha ridato alle modalità di organizzazione del lavoro la centralità che era andata persa negli anni a causa dei ripetuti cicli di crisi dell’economia. Vediamo perché ciò sta avvenendo. La transizione al Digitale ha una velocità molto maggiore delle precedenti trasformazioni industriali e tre direttrici prevalenti: Big data, personalizzazione di massa e integrazione fisica –digitale (Cyber-physical integration,). Tutto questo nella Società si riflette in una crescente richiesta di conciliazione vita-lavoro, che a sua volta si esplica nelle tendenze valoriali  più rivolte al  “lavorare per vivere “ che non solo e non tanto  al “vivere per lavorare” (down-shifting) e alla necessità di un orientamento sempre più interdisciplinare e trandisciplinare (condivisione trasversale dei saperi).

Un nuovo patto sociale per il lavoro: più responsabilità e più autonomia

Questo mix di innovazione tecnologica e trasformazioni sociali combina in ambienti tecnologicamente densi l’economia alle organizzazioni e gli individui che vi appartengono. A questi ultimi si richiede di uscire dalle proprie “gabbie cognitive” per agire in maniera imprenditoriale entro un complesso contesto socio-tecnico (il continuous reframing, l’empowerment, la context awareness, la human-machine integration, il networking). Ecco lo smart working, se realizzato sistematicamente, supporta questo percorso di trasformazione dell’impresa perché le assicura il contributo vitale delle persone che lavorano per essa, che sviluppano un nuovo patto sociale: una  maggiore autonomia e flessibilità del rapporto di lavoro  in cambio di una chiara responsabilità per il risultato.

L’esperienza di smart working  in TIM:  la survey,  la comunicazione e gli stress test

Entro questo scenario TIM, ha sperimentato sul campo a partire febbraio 2016, coinvolgendo complessivamente ben 9.000 dipendenti, circa, consapevole che le persone sono il fulcro e, quindi, la preservazione in senso evolutivo dell’identità organizzativa è un requisito per evitare uno “spaesamento”  rischioso per la trasformazione desiderata. Lo smart working in TIM, quindi, non è stato una scelta tattica per realizzare le opportunità di efficienza sul costo del lavoro, neppure solo una scelta di welfare per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; ma si configura anche come una leva per recuperare produttività individuale e di processo. In questa prospettiva si tratta di un percorso di change management “perpetual beta” Proprio perché l’introduzione dello smart working è un fattore abilitante la digital transformation entro cui la capacità di collaborazione rappresenta un’attitudine centrale ed essenziale per avere maggiore velocità e qualità nel processo stesso. E’ per questo che TIM pone particolare attenzione alla dimensione sociale del lavoro. Con questa finalità per avviare il cambiamento la comunicazione interna è stata fondamentale: al momento del lancio del Progetto Smart Working (maggio 2015) è stata aperta un’apposita pagina intranet:. A settembre 2015 si è proceduto con una survey sulle modalità lavorative (coinvolgendo oltre il 30% delle persone di TIM); ad(ottobre e dicembre 2015 sono stati realizzati due stress test per misurare sia il bilanciamento vita-lavoro sia la produttività quando si lavora dalla propria abitazione o da una sede aziendale diversa dalla propria.

Il pilota di smart working in TIM: i KPI , il bilanciamento fra vita di lavoro e vita personale ed il ruolo chiave della formazione

Da marzo 2016 è stato avviato un pilota che ha consentito di lavorare fuori dall’ufficio con orari progettati per aumentare il bilanciamento vita-lavoro. La partecipazione al pilota è stata facoltativa. Non è stato necessario riferirsi a KPI individuali ad hoc perché già si lavorava per obiettivi concreti e misurabili, il cui mancato raggiungimento avrebbe portato all’esclusione dal pilota . Sono occorsi investimenti in formazione per le competenze su utilizzo di strumenti di lavoro digitali, capacità di collaborazione e condivisione tra le persone, nuovi modelli di leadership e di gestione delle persone. Tali capacità coincidono tra “capi” e collaboratori” per quanto riguarda knowledge sharing, virtual communication, digital awareness, creativity, social collaboration, performance management, enterprise contribution, differenziandosi solo per empowerment e stili di leadership (che interessa i “capi”) e self-empowerment ed engagement (che interessa i collaboratori). Il percorso formativo realizzato al training d’aula ha preferito l’aula virtuale, che ne ha garantito la riproducibilità in rete secondo le scelte del discente, indipendentemente dalle esigenze organizzative della “stazione” erogante.

La “cubatura” della sperimentazione TIM ed i risultati conseguiti

La sperimentazione ha avuto un impatto significativo sui partecipanti, sull'azienda e sull'ecosistema esterno. Infatti, in 12 mesi sono state effettuate 9.980 prenotazioni di postazioni di co-working aziendali e 211.100 giornate di lavoro da casa, con oltre 1.400 tonnellate di Co2 risparmiate e 302.000 ore di pendolarismo in meno. Dopo un anno, a 1 marzo 2017, la raccolta dei dati riferibili direttamente al personale coinvolto e necessari per decidere come introdurre in TIM era completata. All’osservazione dei comportamenti agiti, ha fatto seguito il sondaggio dei responsabili delle persone nella sperimentazione. I dati così raccolti sono ora (giugno 2017) confrontati con le valutazioni delle prestazioni degli sperimentatori in modo da completare la verifica progettuale delle condizioni alle quali l’introduzione del Lavoro agile può supportare il successo della TIM di oggi, una "transforming company". La raccolta dei dati ha un ruolo strategico nel contrasto dei bias connessi al principio di indeterminatezza perciò è stato attuato questo un sistema di monitoraggio:

  •   pagina intranet dedicata alla sperimentazione: tutti possono scrivere commenti e proposte, gli accessi (circa 284.000) ed i contributi (circa 4.000) sono stati letti ed analizzati in modalità tradizionale e con un algoritmo semantico su reti sociali, sentiment e tono della comunicazione;
  •   portale on line di gestione operativa in tempo reale dei dati di adesione e fruizione;
  •   report mensile su adesione, fruizione e ore di assenza; 
  •   survey sui problemi tecnici (raccolti 2.400 contributi pratici);
  •  survey sui responsabili per la valutazione degli effetti del lavoro agile su produttività dei collaboratori ed impatti sull’efficacia della Funzione (1 a 2 mesi dall’avvio e 1 al termine della sperimentazione);
  •  focus group sul lavoro agile domiciliare: come sono organizzate le attività professionali e familiari nella giornata e se cambia il senso di appartenenza;
  •  interviste a un campione di responsabili «chiave» per analizzare l’andamento dello Smart working ad 1 anno dall’avvio.

Questa finalizzazione alla trasformazione digitale, infine, consente a TIM di fare sinergia con le offerte di servizi di smart working che propone alla sua clientela: è stata una leva competitiva perché il cliente ha potuto percepire l’azienda come un partner con cui condividere la stessa esperienza di trasformazione. 

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