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Last updateMon, 18 Jun 2018 4pm

Lo Smart working tra modelli di business e implicazioni sulla vita delle persone

Lavoro agile e smart working: due facce di un unico approccio

Si continua a parlare di lavoro agile o flessibile e di forme di smart working, usando terminologie non univoche, circostanza questa che produce anche qualche incertezza. L’articolo di Stefano Za che ha aperto la discussione propone molte questioni, ne riprenderò alcune per svilupparle nella prospettiva dello human resource management. C’è una domanda più esigente delle altre, infatti, che può essere posta in questi termini: quale ruolo avrà la persona che lavora nell’epoca segnata dalla digital transformation infarcita di formule magiche come smart working, lavoro flessibile, lavoro agile, piattaforme collaborative? Quali esiti avranno le nuove modalità di ideazione, produzione e scambio di beni e servizi per le politiche e gli strumenti di gestione delle risorse umane?

Già segnalavo che non disponiamo di una definizione capace di cogliere e proporre unitariamente la varietà degli aspetti discussi dalla teoria e sperimentati dalla pratica sul “lavoro agile” che considero l’idea seminale (l’agile manufacturing) di quanto stiamo discutendo. I confini tra questo e il lavoro flessibile, le forme di smart working, la flessibilità oraria e il lavoro “lean” non sempre infatti risultano chiari. E’ interessante però richiamare anche quest’ultima prospettiva che si riferisce a un approccio al lavoro che, valorizzando alcuni principi della lean production come la filosofia del miglioramento continuo, viene esteso dall’attenzione al prodotto all’intero processo e al modo di intendere il lavoro.

E’ importante perché penso che non si possa discutere di smart working trascurando quest’aspetto che evoca la ricerca di un’adattabilità continua dell’organizzazione al cambiamento, alle sollecitazioni del mercato, alle opportunità offerte dalla tecnologia. E’ indubbio peraltro che il concetto di smart working, pur correlato, sembra cogliere ancora altro, identificando per lo più l’obiettivo di conseguire una diversa cultura del lavoro basata principalmente sulla filosofia della responsabilizzazione dei collaboratori e di una particolare attenzione ai risultati. In questo senso, è interessante quanto proposto dalla ricerca HR:Getting smart about agile working del CIPD che delinea lo smartworking come “un approccio all’organizzazione del lavoro inteso a conseguire maggiore efficienza ed efficacia nel raggiungimento dei risultati produttivi attraverso una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, contestualmente all’ottimizzazione degli strumenti e degli ambienti di lavoro a beneficio dei collaboratori”. Le principali caratteristiche dello smart working allora sono quelle riportate nel box.

SMART WORKING: CARATTERISTICHE

  • Un alto grado di autonomia e una filosofia di responsabilizzazione

  • Il lavoro in team virtuali o in gruppi, fondato su relazioni improntate alla fiducia

  • Indicatori di prestazione basati sui risultati

  • Flessibilità di orario, di luoghi e posti di lavoro, come condizioni organizzative a supporto della collaborazione

  • Allineamento con gli obiettivi di business per creare valore a vantaggio delle organizzazioni, dei collaboratori e dei clienti

Fonte: nostri adattamenti da CIPD 2014

A me pare che il lavoro agile e lo smart working siano due facce di un unico approccio: da un lato, le organizzazioni devono disporre e valorizzare un DNA adattivo e in continuo cambiamento, dall’altro e per essere efficaci, hanno bisogno di una cultura del lavoro altrettanto adeguata, senza “se” e senza “ma”. E’ il gioco della trasformazione continua guidata dall’esigenza di sopravvivere in un mercato plasmato da un’innovazione tecnologica che appare sempre più disruptive. In questo senso il lavoro agile e lo smart working evocano la “resilienza” come competenza chiave, sia per le imprese che per i lavoratori, per “giocare”.

Cosa si richiede alle persone? Alcune opportunità: work-life balance e preferenze di carriera

Nella prospettiva degli individui è un gioco che richiede autonomia crescente, capacità di far da soli, assunzione di responsabilità crescenti in concomitanza di un processo di traslazione del rischio dall’impresa al lavoro, prevede premi in funzione dei risultati. Quanto mai opportuna allora è la questione che implicitamente avanza Stefano Za quando si domanda se e cosa si può fare per accompagnare le persone in questa trasformazione. Già, perché ogni individuo ha proprie aspettative e preferenze, una visione della vita, progetti personali, capacità e competenze magari non coerenti con il livello di self-efficacy e di self-management richiesto da un’idea del business che viaggia su un binario ad alta velocità che non prevede né fermate né carrozze per viaggiatori “non allineati”.

Con questo non vogliamo certamente svalutare le opportunità che lo smart working, nella sua declinazione che consente la flessibilità spaziale della prestazione, può portare in dote in termini di miglioramento del work-life balance, di prevenzione dello stress e di aumento della produttività sul lavoro. Ci sono interessanti sperimentazioni, soprattutto oltreoceano, che rendicontano questi positivi risultati. Né si vuole sottovalutare un altro aspetto, ossia che nella prospettiva dello HRM lo smart working può assecondare i mutamenti di atteggiamento verso la carriera intervenuti nell’ultimo decennio. Ci sono anche qui numerose ricerche che mostrano un significativo cambiamento delle preferenze di carriera dei lavoratori. Aumenta significativamente, infatti, il numero delle persone che preferiscono immaginare di essere occupati in più ruoli dello stesso livello, piuttosto che rincorrere la promozione verso ruoli senior; così come aumenta la percentuale dei lavoratori che considerano meno importante il successo di carriera. Dimensioni che sembrano poter trovare risposte soddisfacenti nelle nuove configurazioni che il lavoro sta sperimentando. Ci sono però altre dimensioni dello smart working che coinvolgono in maniera rilevante la gestione delle risorse umane di cui tratterremo nel prossimo post.

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