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Messaggio, episodio e relazione nel rapporto duale

Attraverso semplici esercizi è possibile introdurci ad alcune consapevolezze fondamentali sulla relazione: ogni messaggio porta sempre in sé almeno un aspetto di contenuto e uno di relazione; la relazione è un contesto condiviso che si costruisce nel tempo attraverso l’esperienza e la comunicazione e che, a sua volta, conferisce un senso e una sfumatura particolare ad ogni comunicazione. Per parlare di relazioni dobbiamo staccarci dalla descrizione fisica e letterale e iniziare a utilizzare linguaggi metaforici. Ecco alcune indicazioni per la formazione e la riflessione.

Sull’esistenza della relazione duale

Se vogliamo andare all’‘ABC’ della ‘gestione’ delle relazioni, possiamo osservare e studiare la relazione duale, quella cioè che intercorre tra due persone.

Certo, secondo molti approcci di tipo sistemico non esiste affatto la relazione duale: l’unità di base della relazione è, infatti, la triade (cf. Malagoli Togliatti e Telfener 1991). Questo vuol significare che anche qualora vogliamo considerare due persone in relazione tra loro, constateremo che vi sono “altri assenti” che fanno parte della relazione e che ne spiegano molti aspetti. Fin da piccolissimi, i bambini mostrano una “conoscenza relazionale implicita” di natura triadica e sono in grado di tener conto di due attori contemporaneamente (Fivaz-Depeursinge & Corboz-Warnery 1999). Davanti a ogni relazione duale è allora possibile adottare una “ermeneutica triadica” che è anzi trasformativa, generativa di nuove storie e possibilità e, nei contesti appropriati, terapeutica (Pennacchio 2009).

Quello delle triadi è un tema teorico e tecnico davvero molto interessante, ma non lo tratteremo oggi. Infatti, pur se la relazione duale non esiste – poiché sempre vi è il coinvolgimento di altri, almeno evocati – la relazione a due è sufficiente perché si manifestino tutti gli ingredienti che ci interessano (anzi forse sarebbe sufficiente quel ‘grumo di relazioni’ che è l’individuo!, Boscolo e Bertrando 1996). In questo senso assumeremo che l’unità di base della relazione è la coppia.

Messaggio e relazione

Consideriamo ora la comunicazione e la relazione tra due interlocutori, ad esempio due colleghi di lavoro. In contesti di formazione d’aula, mi è capitato di proporre un esercizio pseudo-teatrale molto semplice al fine di costruire su questo tema alcune consapevolezze di base, supportate da motivazioni teoretiche importanti.

L’esercizio richiede, come materiale, una raccolta di immagini che mostrano coppie di persone in atteggiamenti differenti. Possono essere, ad esempio, ritagli di riviste. Io ho utilizzato vignette tratte da un libro molto utile per la formazione: Disegnare le emozioni edito da Erikson (Sunderland 1993, p. 115). La scheda che ho ‘smembrato’ riporta 30 situazioni stilizzate: da quella con due persone divise da un muro a quella con una persona che si fa trasportare a cavalluccio dall’altra; dalla vignetta con due persone abbracciate a quella in cui una chiude l’altra in un bidone della spazzatura (oppure la sta tirando fuori… l’ambiguità di queste immagini è infatti una fonte di ulteriore ricchezza per l’attività formativa). In ogni vignetta si devono contrassegnare i due protagonisti in modo che siano riconoscibili. Io avevo modificato le vignette in modo che uno dei due personaggi risultasse colorato di grigio, l’altro restasse bianco. Le 30 situazioni vengono inserite in un mazzetto o in un sacco dal quale possono essere estratte a sorte. È utile avere sottomano anche un quadro (un cartellone, una slide) che mostra tutte le immagini disponibili, dato che il gioco comprenderà momenti in cui bisogna indovinare tra esse.

Un altro materiale necessario è una serie di copioni minimalisti, ognuno consistente in una battuta e una risposta estremamente essenziali. Ecco alcuni esempi:

-- Bianco: Allora, com’è andata a scuola? -- Colorato: Bene, grazie.

-- Bianco: Hai visto le ultime notizie? -- Colorato: Quali?

-- Bianco: Puoi andarmi a prendere le sigarette per favore? -- Colorato: Ok.

-- Bianco: Oggi non è giornata. -- Colorato: Lo so.

-- Bianco: Se domani riesci a passare mi fai un favore. -- Colorato: Vedo cosa posso fare.

-- Bianco: Ah, ti sei messa quella maglietta. -- Colorato: Sì, perché?

-- Bianco: Ho comprato il libro di pedagogia. -- Colorato: Io invece ho preso in biblioteca quello di storia.

Inizia l’esercizio: il gruppo in formazione si divide in coppie, ogni coppia estrae una ‘relazione’ e, dopo un breve consulto, deve recitare uno degli scambi verbali di cui sopra, proposto dal conduttore, facendo indovinare agli altri membri del gruppo qual è la ‘relazione’ pescata. L’asciuttezza delle frasi prende vita, anche a seconda della tecnica teatrale dei protagonisti e del loro grado di disponibilità, e il clima diventa giocoso e divertente.

Dalla discussione critica successiva al gioco proposto, è molto semplice arrivare a discutere uno degli assiomi della comunicazione che furono introdotti, tra gli altri, dal testo fortunato e ispiratore, anche se controverso, Pragmatica della comunicazione umana (Watzlawick et al. 1967):

Ogni comunicazione implica, accanto a un aspetto informativo, di contenuto (prevalentemente veicolato nel linguaggio verbale, o digitale), anche un aspetto di “comando”, di relazione, meta-comunicativo (prevalentemente veicolato dai linguaggi non verbali, o analogici).

Nella diade messa in scena, la richiesta verbale di andare a prendere le sigarette contiene, negli aspetti non verbali e paraverbali, molte informazioni sulla relazione tra i due interlocutori. E lo stesso di può dire della risposta: “Ok”. L’apparente banalità dell’esercizio e del messaggio è invece uno stimolo per evocare situazioni tratte dalla vita organizzativa, familiare, amicale o lavorativa. Ma la complessità ovviamente non finisce qui.

Significato e relazione

Nello scorso post abbiamo utilizzato il film Gran Torino per parlare dei diversi stili relazionali e di ingaggio. Vi è un’altra scena nel film, meravigliosa, che ci aiuta a riflettere sul tema di quanto il significato dei messaggi sia determinato dal contesto che è la relazione:

“Adesso imparerai come parlano i veri uomini”, dice Walt a Tao entrando dal barbiere Martin. Ma quando il ragazzo, imitando Walt, insulterà il barbiere, si vedrà puntare addosso il fucile. La storia finisce bene, ma ci insegna che il significato attribuito ai messaggi dipende dalla relazione: la relazione fa da contesto, è un con-testo, sta insieme al messaggio e ne determina il significato. La frase “hai fregato qualche povero fesso di cliente dandogli il resto sbagliato?” (o le frasi più ‘hard’ che non possiamo trascrivere) cambiano naturalmente e radicalmente di significato se pronunciate tra Walt e Martin oppure tra Tao e Martin. Svolgendo esercizi e riflettendo su questi temi, appare chiaro che un’ottima definizione di ‘relazione’ è la seguente: la relazione è un contesto che si costruisce nel tempo attraverso la storia comune e la comunicazione.

Se nell’esercizio precedente avevamo un breve scambio di battute che pretendeva di sussumere in un secondo un’intera relazione tra due persone, ecco che in questo passaggio comprendiamo qualcosa di nuovo: i messaggi non sono veicoli oggettivi delle relazioni, nemmeno se li vediamo e analizziamo nella loro completezza di aspetti verbali, non verbali e paraverbali. Per quanto si possa cercare di indovinare una relazione da un breve scambio comunicativo, in realtà è anche la relazione in essere a dare senso ai messaggi. Dunque le relazioni vanno avvicinate con rispetto e curiosità. Altrimenti si rischia di finire con un metaforico fucile puntato alla testa!

La relazione è un contesto, e non è un contesto statico. Per riflettere su questi due aspetti propongo un esercizio metaforico e creativo. Chiedo alle persone in formazione di pensare a una relazione della loro vita che si è modificata nel tempo, più precisamente che ha attraversato almeno due ‘fasi’ o periodi, e chiedo loro di rappresentare visivamente questi due periodi della relazione come se fossero spazi fisici: una stanza, un luogo all’aperto, l’abitacolo di un veicolo o di un velivolo… La relazione è un luogo abitato, con oggetti rappresentativi, un clima, un set di possibilità di azione, di atteggiamenti permessi e proibiti, di sensazioni di agio e di disagio, di movimento e di chiusura. E, ancora una volta, un contesto che dà senso ai messaggi. La visualizzazione delle relazioni come spazi non è un esercizio facile, anche se dopo una prima incertezza iniziale le persone scatenano la propria creatività e – spiegando i loro disegni ai colleghi di gruppo – riescono a parlare delle loro relazioni in modo nuovo per quanto indiretto.

A proposito del pensiero metaforico, è interessante tornare per un attimo all’esercizio teatrale proposto più sopra, e notare come spesso il primo approccio delle coppie nel mettere in scena lo scambio di battute sia quello di mimare fisicamente l’immagine che hanno estratto: se ad esempio la coppia ha pescato l’immagine di un abbraccio, i due attori tenderanno ad abbracciarsi per recitare le loro battute “Oggi non è giornata” – “Lo so”. È necessario condurre il gruppo a separare l’immagine della relazione dalla realizzazione fisica dell’episodio. Se ad esempio l’immagine della relazione ci mostra una persona seduta e una in piedi che la controlla, questa relazione si può riproporre anche quando il controllore è fisicamente seduto e il controllato, tornando da scuola, si sente chiedere con tono minaccioso “come è andata?”. Dobbiamo accedere a un registro metaforico, perché è questo a permetterci di parlare di relazioni che hanno un ‘tono’, un ‘sapore’ che va al di là del singolo episodio e delle posizioni fisiche che si vengono a creare. Tu sei lì seduto, ma io mi sento come se tu fossi in piedi e mi schiacciassi a terra!

Conclusione

Con questo post abbiamo iniziato a entrare molto gradualmente e semplicemente nella complessità della comunicazione e della relazione, trattando della relazione duale. L’‘ABC’ della relazione ci porterà, nei prossimi post, molto più lontano e, allo stesso tempo, molto più all’interno delle complessità di questa cosa semplice ed essenziale che è la relazione. Riprenderemo, ad esempio, l’esercizio pseudo-teatrale che abbiamo proposto qui per chiederci che cosa succede se le immagini della relazione possedute dai membri di una coppia non coincidono. Appuntamento dunque alla prossima puntata!

Bibliografia e filmografia
  • Gran Torino, regia di Clint Eastwood, U.S.A., 2008.
  • Boscolo L., Bertrando P. (1996), Terapia sistemica individuale, Milano: Raffaello Cortina.
  • Fivaz-Depeursinge, E., & Corboz-Warnery, A. (1999). The Primary Triangle. New York: Basic Books; trad. it. Il triangolo primario, Milano: Cortina, 2000.
  • Malagoli Togliatti M, Telfener U, eds. (1991), Dall’individuo al sistema. Torino: Bollati Boringhieri.
  • Sunderland M. (1993), Disegnare le emozioni. Espressione grafica e conoscenza di se?, trad. it. Trento: Erickson, 1997.
  • Pennacchio R. (2009), L’ermeneutica triadica sistemica. Analisi dei campi di inferenza nel senso comune e in psicoterapia. Tesi di Dottorato di Ricerca in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Bergamo, Facoltà di Scienze della Formazione, a.a. 2008-2009. https://aisberg.unibg.it/retrieve/handle/10446/862/1998/TESI%20DOTTORATO%20-%20Roberto%20Pennacchio.pdf
  • Watzlawick P, Beavin JH, Jackson DD (1967), Pragmatics of Human Communication. A Study of Interactional Patterns, Pathologies, and Paradoxes, New York 1967; trad. it. di M. Ferretti, Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Astrolabio, 1971. 
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