05262018Sat
Last updateWed, 23 May 2018 9pm

I MOOC sono il futuro dell’apprendimento online?

Secondo il New York Times, il 2012 è stato l’anno dei MOOC. Il buffo acronimo (che sta per Mass Open Online Courses) sembrava infatti destinato a cambiare il futuro degli studi universitari, un radicale cambio di modello e una rivoluzione (ogni volta che c’è di mezzo la tecnologia il termine viene abusato) portata avanti da Coursera, la prima società attiva nel settore, fondata da due professori di Stanford, e seguita da Khan Academy, organizzazione che offre dozzine di corsi online (soprattutto in campo scientifico) e vede 33 università partner. Risultato: oltre due milioni e mezzo di studenti in breve tempo e altri consorzi che subito replicano il modello, primo fra tutti l'edX fondato da Harvard, Berkeley e Mit.

Ma cos’è un Mooc? Un corso online, che incrocia contenuti pensati da docenti di prestigiose università con le possibilità offerte dai social media, video su YouTube, le piazze virtuali di Facebook e l’opportunità di far giungere pacchetti formativi gratuiti a ogni angolo del mondo nei più diversi contesti socio-culturali.

Vicini alle fine del 2013, il boom sembra un po’ già smorzato, o per meglio dire i MOOC sono stati riportati alla loro giusta dimensione di strumento fra gli strumenti per l’apprendimento online che ancora necessita di una sperimentazione adeguata.

Le criticità emerse fin qui riguardano l’assegnazione dei crediti universitari, la durata dei percorsi e l’applicazione di modelli didattici come quello del «flipped learning» o «insegnamento capovolto», dove si alternano momenti di contatto, via web, con il docente (e i contenuti video da questo preparati) a momenti di discussione e verifica con i colleghi, dinamiche rese difficili dal grande numero di partecipanti ai corsi e dal fatto che questi non si conoscano tra loro e che spesso abbiano obiettivi e motivazioni molto variegati.

Anche per questi motivi si sono registrati numeri altissimi riguardanti il tasso di abbandono (vedi grafico sotto), con una media del solo 10% di studenti che terminano il percorso.

Come osservato anche dall’Università del Massachusetts,la partecipazione crolla al momento del passaggio dal momento della discussione generale a quello del corso vero e proprio. A questo proposito, il caso della Colorado State University- Global Campusè emblematico: nonostante sia stata prevista l’assegnazione di crediti per gli studenti che seguono i corsi in modalità MOOC, ad un anno di distanza dall’avvio dell’iniziativa nemmeno uno studente ha completato i corsi online.

Tuttavia, ciò non vuole dire che se il 2012 è stato dichiarato l’anno dei MOOC, “il 2013 sia l’anno dell’anti-MOOC”, come provocatoriamente affermato da George Siemens, teorico del Connettivismo, che tanto si è speso per l’evoluzione dell’apprendimento online, anche attraverso l’uso di MOOC. 

I MOOC sono un fenomeno tuttora da prendere in considerazione. Molti sono ancora i discenti attratti (in un numero sempre più vicino ai 3 milioni), dalle provenienze più diverse, non solo geograficamente ma in quanto ad età e curriculum: pensionati, dottorandi, studenti delle scuole superiori. E anche i corsi offerti si stanno moltiplicando, per numero e varietà delle discipline insegnate.

Il network di università aderenti al solo circuito Coursera vede partecipare le università Pennsylvania, Michigan, Stanford, l'Ecole Polytechnique, Technische Universität München, Hong Kong e Tokyo e tutte mettono a disposizione autorevoli docenti universitari - la Sapienza di Roma, finora è l’unica università italiana del network che comprende 62 istituzioni.

É partita anche un’iniziativa paneuropea portata avanti grazie alla collaborazione di 11 diversi partner e al sostegno della Commissione. Diretta dall’EADTU, coinvolge molti paesi, compresa l’Italia, e prevalentemente le università aperte, tra cui l’ITIU (Università telematica  internazionale UNINETTUNO).

Quindi i MOOC non sembrano destinati ad una precoce uscita di scena, anzi appaiono crescere per restare qui con noi. Hanno solo rallentato un poco, in conseguenza allo scemare dell’effetto moda e l’emergere delle prime difficoltà nella loro sperimentazione. Stanno seguendo, in pratica, tutte le fasi previste dell’Hype Cycle, strumento applicabile all’adozione dei MOOC perché ben descrive le fasi evolutive fin qui, “fasi” che tengono conto anche della dimensione sociale e culturale oltre che tecnologica, e dell’impatto applicativo dei MOOC sulle organizzazioni e sugli utenti. I MOOC hanno infatti avuto un hype iniziale clamoroso, seguito poi da un classico momento di “disillusione”, a cui seguirà, si può ipotizzare, la fase più utile e interessante, quella della applicazione produttiva (a questo proposito si vedano gli interessanti post di Ry Rivard,Beyond MOOC Hypee di Rolin Moe,All MOOCs, All The Time).

I MOOC ampliano quindi le opportunità dell’apprendimento online. Non soltanto nel contesto universitario e dell’apprendimento individuale, ma anche per le aziende.

Una recente indagine dell’istituto Future Workplace, su un campione di 195 professionisti, ha fatto emergere che il 70% dei responsabili della formazione ha intenzione di integrare i MOOC nei proprio programmi di formazione, indicando anche alcune raccomandazioni applicative (vedi figura sotto): contenuti ad hoc e meno accademici, corsi più brevi, contenuti più vicini ai temi che riguardano lo sviluppo della leadership, elementi di gamification.

 

Un’altra indagine condotta da CorpUa livello globale indica che il 69% di professionisti dell’area formazione e sviluppo organizzativo vede nei MOOC la risposta alle esigenze di formazione su larga scala (oltre le 100 persone partecipanti a programma formativo).

Segnali che confermano il fatto che dobbiamo prestare attenzione ai MOOC, tanto più in un contesto, come quello attuale, che vedrà una sempre più ampia parte dei budget per formazione spesi per attività online.

Un altro segnale inidicativo viene dal dato che indica che il 70% dei partecipanti ai MOOC possiedono già un titolo universitario. Il che farebbe presumere che questi si trovino già all’interno di contesti organizzativi, o che comunque utilizzino i MOOC per acquisire competenza spendibili nel mondo del lavoro.

I MOOC d’altronde possono offrire alle organizzazioni il beneficio di essere scalabili e raggiungere ampi numeri di persone (contenendo i costi), senza doversi preoccupare di certificazioni crediti didattici e tasso di abbandono, e tanto meno preoccuparsi del fenomeno della disintermediazione della formazione universitaria. E probabilmente anche molti altri benefici, a condizione, però, di lavorare per la giusta metodologia applicativa e una corretta declinazione nel contesto organizzativo. Aspetti che meritano approfondimento e che affronteremo nel prossimo post.  

(Continua)

Pin It