08182019Sun
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L’imprenditore camaleonte: adattamento, non solo strategia difensiva

L’attività imprenditoriale comporta senz’altro un piglio particolareggiato da parte di chi decide di farne la propria professione. Essa richiede un temperamento avvezzo al rischio e una buona dose di fiuto per gli affari: tutte qualità che dovrebbero avvertire, con un considerevole margine di anticipo, pericoli e opportunità all’orizzonte. Saper battere in ritirata - alla stessa stregua di incitare alla carica - è, di fatto, più un pregio che un difetto all’interno del mercato globale dei nostri giorni. Per queste ragioni, un’auspicata capacità camaleontica diviene uno strumento imprescindibile attraverso il quale confrontarsi, quotidianamente, con le sfide mutevoli che l’imprenditore è chiamato ad affrontare. Non per nulla, infatti, se si controlla il termine “impresa” (su un qualsiasi dizionario della lingua italiana) si scoprirà che si è soliti attribuirle il significato di “azione, iniziativa importante e difficile”. Dunque, come il camaleonte, in natura, sfrutta la capacità di adattamento alle circostanze, mutando colore e riuscendo a trasformare l’apparente passività in attività, così anche l’imprenditore moderno deve saper sfruttare quest’abilità al fine di cogliere le occasioni giuste al momento giusto e mutare la difesa in attacco e viceversa.

A questo proposito, uno studio del 2004 sulle strategie imprenditoriali da adottare nei nuovi mercati, ha evidenziato che le tradizionali vie finora adottate stanno lasciando il passo a delle nuove, incentrate sullo sviluppo di relazioni con partner non tradizionali, sulla progettazione di soluzioni personalizzate e sulla costruzione e lo sfruttamento delle capacità locali. Tanto per fornire qualche dato, lo studio afferma che i tradizionali partner commerciali (paesi Occidentali, per essere più chiari), stanno via via perdendo il loro appeal e con esso la necessaria lucidità per accorgersi di cosa i mercati hanno più bisogno. Una possibile via di fuga da questo lento declino è rappresentata dall’espansione nei mercati Bric (Brasile, Russia, India, Cina), ai quali si devono però aggiungere anche Messico e Indonesia. Un richiamo, questo, non solo alle grandi compagnie internazionali ma, anche, a piccoli e medie imprese abituate ad operare sul territorio nazionale ma che, per tipologia di prodotto, hanno la possibilità di “invadere” territori vergini (non i soliti mercati europei o quello americano).

Per partner non convenzionali s’intendono, precisamente, società no-profit. Stringere alleanze e contratti di sponsorizzazione con enti o istituzioni di questo tipo può significare un’inversione d’immagine per la propria organizzazione. È crescente la domanda, infatti, che le multinazionali si occupino anche del problema “povertà” nel mondo cercando di includere il proprio business nei paesi più bisognosi o anche essere maggiormente attivi in opere di sviluppo sostenibile. Tutte le aziende, come indicato in occasione del “World Summit on Sustainable Development” tenutosi a Johannesburg, sono chiamate a maggiore responsabilità e controllo delle proprie attività imprenditoriali. In ultimo, è necessario che manager e gli imprenditori tutti, cambino - mutando esattamente come il camaleonte - strategie e le tradizionali metriche relazionali per meglio conformarsi a nuovi partner e stringere alleanze durature basate su reciproci interessi. Creare in loco le strutture e utilizzare le capacità e le competenze delle popolazioni ospitanti “l’impresa”, rappresenta un fondamentale passo in direzione del progresso e della creazione del proprio riconoscimento e legittimità: tutte condizioni sine qua non per il successo al di fuori del territorio nazionale (riscontrate dallo studio del 2004) e in rispetto delle normative vigenti. Dunque, “collaborazione”, “co-inventare” e “costruzione” rappresentano quelle che possono essere chiamate le tre “C” alla base del business del nuovo millennio e che richiedono quello spirito di adattamento di cui si accennava in precedenza. Garantire la propria sopravvivenza può significare, nel mercato contraddittorio di oggi, anche garantire la sopravvivenza degli altri, in direzione di uno sviluppo globale.

 

Fonte: “REINVENTIG STRATEGIES FOR EMERGING MARKETS: BEYOND THE TRANSITIONAL MODEL” - Ted London, Stuart Hart (2004), in Journal of International Business.

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